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“Abbiamo progetti ambiziosi che partono dall'Italia”
15 febbraio 2011

Fiat non vive alle spalle dello Stato Il cuore resterà a Torino, ma la testa in più posti
Carlitos


L'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, oggi in giacca e cravatta, ha tenuto l’annunciata audizione presso le Commissioni Attività produttive, commercio, turismo e trasporti, poste e telecomunicazioni riunite nella Sala del Mappamondo di Montecitorio.

Gli argomenti trattati sono stati molti e ha iniziato il suo intervento con queste parole: “Nessuno può accusare la Fiat di comportamenti scorretti, di vivere alle spalle dello Stato o di voler abbandonare il Paese. Abbiamo progetti ambiziosi che partono dall'Italia.Ha continuato dicendo “Su Fiat si è aperto un ampio e lungo dibattito. Si è sentita molta politica, molta ideologia ma poca aderenza alla realtà e conoscenza dei fatti. Il fatto di essere qui in Parlamento è la dimostrazione del rispetto per questo Paese e le istituzioni e la fiducia che abbiamo nel futuro dell'azienda e dell'Italia. Il motivo che ha spinto Fiat alle sue iniziative risiede nella necessità di cambiamento, indispensabile elemento per sopravvivere e avere successo.
Fiat era un'azienda che nel 2004 perdeva 4 milioni al giorno compresi il weekend. Dobbiamo garantire a Fiat di restare al passo con la realtà e il mercato e assicurare ad azienda e lavoratori prospettive solide."


Marchionne si è poi preso una piccola rivincita nei confronti di tanti politici e della stampa che lo hanno accusato di essere stato poco dinamico in questi ultimi anni, sottolineando: Forse, non tutti ricordano che io ho convinto gli americani (General Motors) a pagare 2 miliardi per non prendersi Fiat che era una società finita!
Aggiungendo poi “Nel 2009, lo dico con un po' di presunzione, siamo stati i più bravi del mondo. Poi, nel 2010 davanti alla situazione di mercato abbiamo deciso di rinviare nel tempo l'uscita dei nuovi modelli. Se non lo avessimo fatto, ora saremmo in condizioni disastrose.
Chi lo ha fatto come i francesi, c'è riuscito perchè ha avuto 8 miliardi di aiuti dal governo e non li ha ancora restituiti …".


Ha poi proseguito parlando dello storico accordo fatto con gli americani della Chrysler:
Non è solo vero che la Fiat abbia salvato Chrysler, è vero anche il contrario.”
“L'alleanza è determinante per il futuro della Fiat. Le ha consentito di diventare un produttore completo, ampliando la gamma in un modo che la Fiat da sola non avrebbe potuto fare.
Il futuro di Fiat e Chrysler, pertanto, è legato a doppio filo. Entrambe avranno enormi benefici da questo legame. Entro il 2014 supereremo un milione di vetture prodotte.”
Marchionne ha specificato poi come “l'alleanza Fiat-Chrysler sia molto più profonda del mero business. E’ un'integrazione culturale basata su rispetto e unità, dove non c'è posto per nazionalismi e arroganza di chi vuole insegnare. Muove dalla volontà di imparare dall'altro. Si tratta di uno straordinario gruppo di persone che si ascoltano, sono due culture che si uniscono. E' questa la vera forza della nostra partnership.
Stiamo lavorando al risanamento della Chrysler e per un aumento della quota Fiat. Speriamo che Chrysler sia quotata nel prossimo futuro. Quando ci saranno due entità legali quotate in due mercati diversi si porranno problemi di governance."


Parlando poi del futuro della Fiat in Italia ha aggiunto: La scelta della sede legale non è stata ancora presa e sarà condizionata da alcuni elementi di fondo. Saranno determinanti l'accesso ai mercati finanziari, indispensabile per gestire un business che richiede grandi investimenti e ingenti capitali e un ambiente favorevole allo sviluppo del settore manifatturiero. Se si realizzeranno questi obiettivi, il nostro Paese sarà adatto per la sede legale. Per le direzioni, invece, bisognerà avere una visione più ampia. Non si puo' pensare di gestire attivita' tanto vaste, senza avere una sede direzionale sul posto. Per questo, se il cuore della Fiat e' e restera' in Italia, la testa dovrà essere in più posti: Torino, Stati Uniti, Brasile ma anche Asia. Significa avere sedi operative diverse ma perfettamente complementari. Crescere e rafforzarsi nel mondo non significa rinnegare le proprie radici. Vuol dire, semmai, proteggerle. Vuol dire garantire al passato anche un futuro”.

Parlando poi di bilanci e previsioni ha dichiarato: “Fiat si aspetta un fatturato di 64 miliardi di euro al 2014 e di 100 miliardi di euro con Chrysler. Quasi il doppio di quello dell'anno scorso. Fiat, sul totale di 20 miliardi di euro di investimenti previsti per l'Italia, destinerà 4 miliardi a Fiat Industrial e 16 alla Spa, di cui il 65% per Fiat Group Automobiles, il 15% per i marchi di lusso e il 20% per i motori e le attività della componentistica. Nell'ambito degli investimenti previsti per Fiat Group Automobiles, i costi relativi alle attività di ricerca e sviluppo sono compresi tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro.
Il lancio della nuova Panda avverrà entro la fine di quest'anno, mentre il prossimo anno introdurremo sul mercato americano la versione elettrica della 500.
Abbiamo presentato pochi modelli l'anno scorso per scelta strategica. Questa decisione è stata presa per l'eccessiva debolezza del mercato. Dunque, il lancio di nuovi modelli è stato riposizionato a partire dalla seconda metà del 2011. Presenteremo sette modelli nuovi, una proposta anche troppo aggressiva per il mercato ancora basso.”


Marchionne ha poi precisato il 2011, sarà l'anno in cui si avrà il picco più alto degli investimenti.”Specificando che “la componente più significativa degli investimenti sarà destinata all'auto. Tra i veicoli commerciali ci saranno 34 nuovi modelli nel giro di cinque anni, due terzi dei nuovi modelli saranno prodotti da Fiat, mentre 13 da Chrysler. Saranno invece due i marchi globali: Alfa Romeo e Jeep, e stiamo lavorando perché l'Alfa Romeo, il cui risanamento sarebbe impossibile senza la possibilità di poter tornare sul mercato americano entro la fine del 2012.
Il mercato dei Suv in America assorbe 500.000 vetture all'anno e con l'Europa si arriva a 1 milione.
"
L’AD di Fiat ha precisato che l’alleanza con la Chrysler le permette di portare produzioni in Italia e le offre uno mercato per l'Alfa Romeo il cui risanamento sarebbe impossibile senza lo sbocco sul mercato americano".

Sull'export ha chiarito che l'obiettivo e' di produrre in Italia, entro il 2014, oltre un milione di veicoli destinati all'esportazione, di cui circa 300 mila per il mercato statunitense.
Parlando poi degli stabilimenti italiani ha assicurato che “Su Cassino e Melfi non c'è urgenza di intervenire perché hanno prodotti ben accolti dal mercato. Entro fine anno, a Pomigliano si produrrà la nuova Panda. E a Termini Imerese la Fiat è disponibile a collaborare ma solo se viene risolto il problema occupazionale e tutti i lavoratori riceveranno una lettera di assunzione da parte della nuova proprietà.

Non abbiamo mai chiesto condizioni di lavoro cinesi o giapponesi, solo condizioni minime di competitività che sono quelle su cui dobbiamo confrontarci con i competitor europei. Gli accordi servono solo a far funzionare meglio la fabbrica, senza la rinuncia ad alcun diritto, lasciando inalterate le condizioni positive non solo del contratto nazionale ma anche degli accordi in Fiat.
Fiat non ha nessuna intenzione di abbandonare l'Italia. Fiat fa parte di questo Paese, rappresenta un pezzo della sua storia e vogliamo che rappresenti un pezzo importante del suo futuro. Ma da un esame serio e lucido della situazione italiana emerge che il nostro Paese sconta da anni un forte deficit di competitività. In qualunque classifica sui posti dove aprire un'impresa l'Italia è indietro, mentre è nella top ten per i costi. Gli investimenti stranieri sono ridotti al minimo, molte aziende hanno chiuso, altre si sono trasferite all'estero.
L'Italia ha una cronica performance al di sotto della media europea e ha vissuto tre fasi recessive in 10 anni. La scarsa competitività dell'Italia rappresenta un grave handicap ed è una minaccia perché comprime redditi e salari. “


Marchionne ha poi rimarcato che Fabbrica Italia non era un atto dovuto e per realizzare il progetto non abbiamo mai chiesto sovvenzioni né aiuti di Stato per portarlo avanti. La verità è che la Fiat è l'unica grande azienda che ha deciso di investire in questo paese in modo strutturale. Il piano che abbiamo presentato è la nostra scommessa. È il nostro modo per dire che l'Italia non è un paese da abbandonare ma una sfida che si può vincere.
Non possiamo e non vogliamo pensare che l'unica strada per aumentare la produttivita' e l'efficienza della rete industriale della Fiat sia quella di de localizzare. Nonostante tutti i vincoli e le difficolta' che esistono in Italia, noi siamo convinti che il nostro sistema produttivo possa e debba essere competitivo.

Se riusciamo a portare l'utilizzo degli impianti dall'attuale 40% all'80%, siamo pronti ad aumentare i salari portandoli ai livelli della Germania. E anche al passo successivo, come ho già detto, che è la partecipazione dei lavoratori agli utili dell'azienda."

Marchionne ha poi precisato che: “Non e' possibile pensare di saturare gli stabilimenti facendo solo affidamento sul mercato europeo. La domanda di auto, in Europa, non e' in grado di assorbire l'intera capacita' produttiva installata, che risulta in eccesso di circa un quarto. Si tratta di un problema strutturale, destinato a permanere anche quando la domanda sara' tornata ai livelli pre-crisi."

Ha poi di nuovo bacchettato le istituzioni dicendo “Tutto cio' avrebbe richiesto un intervento di sistema, a livello politico e su base comunitaria. Noi l'abbiamo sollecitato piu' di una volta, ma nessuno si e' mai mosso in questo senso, ne' i singoli Paesi ne' la Comunita' Europea.
Negli accordi per Pomigliano e Mirafiori non c'è nessuna clausola che penalizzi i lavoratori. Non abbiamo mai chiesto condizioni di lavoro cinesi o giapponesi. Abbiamo semplicemente chiesto di poter contare su condizioni minime e di competitività. Vengono mantenute inalterate tutte le condizioni positive che sono previste non solo dal nostro contratto collettivo, ma anche da tutti i trattamenti che la Fiat nel tempo ha riconosciuto alle proprie persone.”

Infine un messaggio per i politici, ma soprattutto per i sindacati “Dobbiamo avere la garanzia che gli stabilimenti possano funzionare.”

Guarda il video delle dichiarazioni di Marchionne




Il punto di vista di Carlo Alberto Monti

Marchionne ancora una volta si è dimostrato un uomo concreto, che parla chiaro e non ha peli sulla lingua, ne timori reverenziali, anzi, è uno dei pochi che si permette di bacchettare (e a ragione direi) politici e governi e di dire le cose come stanno, alla sua maniera, dura e schietta, ma tremendamente efficace.
Si può dire che ha ricostruito la storia industriale della Fiat e del mondo automobilistico dal 2004 ad oggi e ha chiaramente espresso la volontà di far crescere il Gruppo Fiat, di internazionalizzarlo e di renderlo competitivo con i più grandi costruttori mondiali. Non sarà un compito facile, specie in questo periodo di crisi e soprattutto in Italia, ma visti i risultati ottenuti finora, credo che gli si possa dare fiducia.
C’è poco da commentare, il suo lungo discorso è talmente semplice e limpido che lascia poco spazio a qualsiasi genere di interpretazione.
Certo, ha posto delle condizioni ben precise all’Italia per mantenere qui la sede legale e si spera che i politici, i lavoratori e i sindacati collaborino affinchè Marchionne e l’unica grande industria italiana non emigrino in America come hanno cominciato a fare i nostri connazionali oltre un secolo fa. Credo che sia giunto il momento di rimboccarsi le maniche e di lasciare da parte gli stereotipi, vecchie ruggini e vecchie mentalità. Sarebbe opportuno e logico stare tutti dalla stessa parte. L’Italia ha bisogno di crescere e non può assolutamente permettersi di perdere l’industria automobilistica, nonché Sergio Marchionne. D’altronde se gli americani stanno facendo carte false per averlo, una ragione ci sarà, o sono più stupidi di noi?








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