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Incontro Governo - Fiat a Palazzo Chigi - 12 febbraio 2011
Carlitos


Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, al termine dell'incontro, durato poco più di due ore, con i vertici del Lingotto. "La Fiat è una grande multinazionale che si sta espandendo nel mondo ma che rimane con un cuore italiano. Hanno garantito di voler investire in Italia".
Ha poi aggiunto "L'esecutivo ha inoltre confermato che concorrerà a realizzare le migliori condizioni di competitività perché gli investimenti previsti in Italia siano il volano per raggiungere il più alto posizionamento rispetto ai concorrenti del settore".

Il piano industriale Fiat, è stato al centro dell'incontro di questa mattina a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla presenza dei ministri Giulio Tremonti, Paolo Romani e Maurizio Sacconi e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, oltre al presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, il governatore della Regione Piemonte Roberto Cota e Sergio Chiamparino, sindaco di Torino.

Dobbiamo lavorare tutti insieme per costruire le condizioni utili all'investimento”, investimenti condizionati alla governabilità degli stabilimenti", questo è quanto ha dichiarato Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, precisando "Quello che è emerso oggi è che il cuore del problema è proprio questo e lo abbiamo condiviso tutti: dobbiamo lavorare tutti per rendere flessibile l'organizzazione del lavoro e la gestione delle singole persone".

Punto sottolineato anche da Sergio Chiamparino “… è emersa la necessita' di compiere ulteriori passi in avanti nel governo degli stabilimenti, con una maggiore partecipazione, attraverso un percorso da costruire. Serve un sistema che coinvolga maggiormente i lavoratori nei processi aziendali e l'evoluzione di questo progetto dipende anche dallo sforzo comune".

Il presidente e l'amministratore delegato della Fiat, John Elkann e Sergio Marchionne, hanno confermato al Governo l'intenzione di portare la produzione di auto nel nostro Paese da 650 mila vetture a 1 milione e 400 mila, investendo per Fiat e Fiat Industrial circa 20 miliardi di euro.
A Saitta in conferenza stampa è stato chiesto quali condizioni ha posto l'Ad Sergio Marchionne per restare in Italia "Ha detto che se ne parlerà nel 2014”.

I sindacati, che verranno incontrati da Marchionne la prossima settimana hanno dichiarato per bocca di Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto della Cgil: "Si e' persa l'ennesima occasione. Fiat procedera' sito per sito scaricando sulle comunita' locali e sui lavoratori le scelte degli investimenti, e si e' tenuta le mani libere su dove collocare il suo quartier generale. Non ha preso infatti un impegno di lasciarlo in Italia anche dopo il 2014".

Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della FIOM, è sulla stessa linea d’onda e ha affermato "Non c'e' nulla di nuovo, tutto resta incerto come era chiaro da tempo. Fino a che si trovera' di fronte una tale, penosa acquiescenza del governo e degli enti locali, la Fiat fara' quel che vuole e sara' sempre piu' americana".

Più ottimisti i rappresentanti dei sindacati che hanno firmato l’accordo di MIRAFIORI.




Il punto di vista di Carlo Alberto Monti
L’incontro di stamattina (che sarà riferito martedì prossimo in Parlamento), da l’impressione di essere stato più un atto dovuto dopo le dichiarazioni fatte in America da Marchionne oltre una settimana fa. Ovviamente non sono stati svelati al pubblico i dettagli del piano industriale “fabbrica Italia” di Marchionne, ma è sicuramente positivo che il governo si sia destato dal suo lungo torpore e si sia accorto che la Fiat potrebbe spostare il suo “cuore” a Detroit e se lo dice Marchionne c’è da credergli.
La preoccupazione del governo è legittima perché se si sposta la sede (testa) indipendentemente dalla locazione delle fabbriche, le tasse si andranno a pagare nel Paese che la ospita, perché le multinazionali possono avere tutti i quartieri generali che si vogliono, ma le tasse si pagano da una parte sola …
Aldilà delle dichiarazioni ottimistiche dei politici Marchionne è rimasto fermo nella sua posizione ribadendo che se ci saranno le condizioni giuste, la sede della Fiat rimarrà a Torino anche oltre il 2014.
Quali sono queste condizioni? … Solo avere le mani libere, come in America, di governare gli stabilimenti? Finora il Governo non si è messo di traverso schierandosi con i sindacati.
Forse il governo (che non si è insediato ieri e ultimamente non sembra avere lunghe aspettative di vita e forse non è in grado di poter fare grandi promesse) deve fare ben altro oltre gli appelli all’Italianità della Fiat per trattenere Marchionne e in soldoni questo significa finanziamenti (oltre alla cassa integrazione), sgravi fiscali, infrastrutture e tutte quelle agevolazioni e garanzie che favoriscano le imprese, magari le stesse offerte da Obama …
La domanda sorge spontanea, come dice il caro Lubrano, Marchionne ha messo sul tavolo 20 mld di euro e il governo cosa ha messo sul tavolo per garantirseli?
La speranza è che stamattina non sia fatta una semplice chiacchierata, al fine di rilasciare una conferenza stampa per rassicurare gli elettori e poter dire “Marchionne ha promesso che resterà e investirà in Italia”, interpretando in modo favorevole le dichiarazioni dell’AD di Fiat, ma che si siano gettate le basi per un rilancio dell’economia italiana.
Staremo a vedere …

Nel frattempo magari TUTTI i politici potrebbero vendere le loro auto di Stato (quindi pagate da noi contribuenti), che sono tutte Audi e BMW e comprare quelle del Gruppo Fiat. Se Napolitano gira con la Lancia Thesis, lo possono fare tutti gli altri …







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carlitos 13/02/2011 09:08:30
Speriamo ... anche se mi sembra una richiesta "troppo piccola". Va da se che se anche non se ne fosse parlato, se la Fiat si muoverà per eliminare definitivamente Arese, nessuno del governo si metterà di traverso.

bracco 13/02/2011 08:48:02
Speriamo che come contropartita il Governo non abbia messo la cancellazione del vincolo sul museo!

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