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  Biografie Piloti a cura di Giampaolo Molinari


 Tazio Nuvolari
 Castel d'Ario 16 novembre 1892
 Mantova 11 agosto 1953


Tazio Nuvolari fu pilota italiano di auto e moto da corsa con una carriera durata 30 anni dai primi anni del 1920 fino alle ultime partecipazioni avvenute negli anni '50. Nacque da Arturo Nuvolari (agricoltore benestante mantovano e noto ciclista) e dalla moglie Elisa Zorzi. Se pensiamo alle auto in riferimento alle corse e quindi alle gesta gloriose che esse hanno avute nella storia, solo due personaggi riescono, per risultati e per carisma, a sopraelevarsi da tutto il folto gruppo di uomini che lo componeva: Enzo Ferrari e Tazio Nuvolari. Tutti e due furono piloti e si conobbero nei campi di gara, poi presero strade diverse, ma in fondo non si lasciarono mai. Molti furono i soprannomi spesi per Nuvolari: il mantovano volante, il campionissimo delle due ruote, il nivola… questa grandissima popolarità ha avuto modo di svilupparsi non solo perché Nuvolari sapeva guidare meglio di tanti altri, ma soprattutto perché le sue imprese erano impossibili. Vinceva anche quando gareggiava con macchine meno potenti, addirittura in situazioni di pericolo concreto: non si fermava ad aggiustare l'auto se essa aveva subito un danneggiamento o gareggiava fasciato per non sentire il dolore di ferite provocate da altre gare! La sua tecnica di guida era sconcertante, rischiosa ma affascinante: in curva non frenava, ma accelerava compiendo spesso le curve con una sbandata controllata che gli permetteva di guadagnare tempo sugli avversari e lasciando la folla esultante. Se pensiamo alla sua carriera agonistica, possiamo immaginarla suddivisa in tre momenti fondamentali: dal 1920 al 1929, dal 1930 al 1939 ed infine dal 1946 al 1950. Ottenne la licenza di pilota di moto da corsa nel 1915, quando aveva 23 anni, ma venne ben presto richiamato nell'esercito come "autiere" nel corpo della Croce Rossa. In quel frattempo a seguito di una uscita di strada del mezzo di soccorso portato da lui, un ufficiale consigliò spassionatamente al soldato Nuvolari di lasciare stare con i mezzi meccanici perché, a sua detta, non era portato per guidarli. Non si sa se quell'ufficiale abbia avuta una vita lunga tanto quanto la carriera di Nuvolari per ricredersi. Finita la Grande Guerra, la sua carriera cominciò con le motociclette e disputò la sua prima gara ufficiale il 20 giugno 1920 a Cremona sul Circuito Internazionale Motoristico. Vinse la sua prima gara il 20 marzo 1921 a Verona. La prima apparizione in auto risale alla fine del 1923 in Spagna quando con una Chiribiri riuscì a concludere la gara; sebbene fosse uscito di strada, non si diede per vinto e rimessa l'auto in carreggiata corse appresso i suoi avversari che ormai erano troppi distanti da lui. Gli spagnoli si esaltarono nel vedere questo piccolo uomo che non si arrendeva davanti a nulla. Il giorno dopo il giornale spagnolo recitava "Nuvolari el conductor de la emocion"!! Nei primi anni Venti Nuvolari alternava le gare di moto a quelle di auto. Nelle moto era molto affezionato ad una cilindrata: la 350cc! Con quella riusciva pure a battere le 500 anche su circuiti molto veloci come Monza (1925). Le corse in moto scandirono gran parte della sua vita per tutto il finire degli anni Venti. Corse in tutta Italia collezionando vittorie e ottimi piazzamenti anche in condizioni fisiche precarie. Era soprattutto un uomo di poche parole, ma di fatti concreti. Le sue dichiarazioni alla fine delle corse erano striminzite: "Oggi ho vinto, posso essere contento" oppure "A me sembra di non essere stato superato da nessuno". Se c'è una data che però segna la carriera di Nuvolari è senz'altro l'aprile del 1930. L'Alfa Romeo mise a disposizione del pilota mantovano una Alfa Romeo 6C 1750 per correre la gara più bella del Mondo: la Mille Miglia. Insieme e soprattutto contro di lui nella stessa squadra c'era il suo rivale più ingombrante Achille Varzi. La gara fu lunga, ben 1600 km, ma al traguardo di Brescia fu l'Alfa Romeo rossa del Nivola a tagliare per prima il traguardo!!! La media fu da record: di poco sopra i 100 km/h!! Mai fino allora si era arrivati a tanto con delle strade che erano mulattiere che si inerpicavano sui passi appenninici. Molti scrissero e dissero che Nuvolari sorpassò Varzi vicino a Brescia a fari spenti nel primo scurire della sera: il pilota piemontese, non vedendo sopraggiungere nessuno dagli specchi, adagiò l'andatura per non forzare il mezzo e il mantovano gli sfilò via senza poterlo più riprendere. Conferme del fatto non ci furono, ma lo stesso Nuvolari non smentì mai. A seguito della vittoria nella gara bresciana, Nuvolari firmò il contratto con l'Alfa Romeo. L'Alfa Romeo si fece grande ed imbattibile, aveva nel suo organico i progettisti migliori, uno fra tutti il grande Vittorio Jano, il più bravo dei responsabili del settore corse, Enzo Ferrari, e senza dubbio il pilota più talentuoso e coraggioso che ci fosse in circolazione, Tazio Nuvolari. Fra le tante gesta di quel periodo vogliamo ricordare il record di velocità agguantato il 15 giugno del 1935 quando a bordo di una macchina con due motori si era lanciato alla strabiliante velocità di 323 km/h!! Non fu la più bella impresa di quell'anno. Forse la più emblematica e rappresentativa delle tante ottenute avvenne quello stesso anno, esattamente il 28 luglio. Si presentò al Nurburgring con la sua Alfa Romeo rossa per contrastare i fortissimi squadroni tedeschi: Auto Union e Mercedes. Era dato per spacciato fin dalla partenza. Le potenze delle auto teutoniche erano di gran lunga superiori rispetto all'Alfa Romeo. Ma il Nivola non si diede per vinto e per ben 4 ore si battè con tutto il suo coraggio: quella macchina rossa vecchia e non più competitiva come una volta tagliò il traguardo per prima sotto lo stupore e l'imbarazzo dei tedeschi. Si mormora che neanche la bandiera italiana era stata portata al circuito tanto si sentivano forti di vincere… di corsa dovettero trovarla perché all'inno di Mameli doveva essere alzata sull'asta più alta. Gli anni Trenta si chiusero con il passaggio dell'asso mantovano all'Auto Union, dove corse poche gare a causa dello scoppio del secondo conflitto mondiale che fece spegnere i motori per lungo tempo. All'indomani del conflitto, nel '46, un altro Nuvolari si fece notare sui campi di gara. Il suo stile di guida era cambiato: non guidava più con le braccia tese al volante, era curvo su se stesso e spesso doveva mettere il viso fuori della macchina per prendere una boccata d'aria. I suoi polmoni erano malati, forse si erano bruciati con lo scarico delle monoposto che aveva portato per tanti anni o forse la malattia incominciava a minare il suo fisico. Quello che non cambiò mai fu la sua voglia irrefrenabile di correre e vincere in qualsiasi modo dovesse farlo. Al circuito del Valentino, a Torino nel 1946, guidò una piccola Cisitalia senza volante. Era sempre lui l'uomo a cui non serviva molto per andare forte! Come i freni, lui diceva, che non servivano a molto se poi doveva correre veloce. Nel 1947 si registra la sua ultima vittoria assoluta al Gran premio di Parma ma come al solito fece più notizia un'altra delle sue imprese impossibili. Nella Mille miglia dello stesso anno prese il via a bordo di una minuscola Cisitalia 202 Barchetta. La vettura montava il noto 4 cilindri della Fiat 1100 rivisto in modo da renderlo più performante. Pensare di vincere con quella macchina era un'assurdità! L'Alfa Romeo e la Ferrari avevano schierato alla partenza auto ben più potenti, con cubature dell'ordine di tre volte tanto quella del mantovano, affidate a piloti di primo livello. Ma il miracolo si stava per compiere nelle vie d'Italia, la piccola barchetta guidata dal nivola era prima! La sua cavalcata aveva esaltato tutta l'Italia che era scesa in strada per acclamare l'impresa impossibile del grande mantovano volante. Solo un terribile nubifragio tolse forse la più grande soddisfazione della vita del campione. La Cisitalia imbarcò una grossa quantità d'acqua e purtroppo la ben più potente Alfa Romeo 2900 guidata dall'esperto Clemente Biondetti la passò e andò a vincere la gara. Va detto che a seguito di quella gara la Cisitalia ribattezzò quel modello come "Spider Nuvolari". L'ultima gara che voglio ricordare in questo piccolo racconto è forse la più toccante che vide Nuvolari come protagonista. Era il 1948 e il pilota di Mantova era gravemente malato ai polmoni tanto da stare a riposo nei pressi del Lago di Garda. La sua voglia però di ritornare in quel mondo che tanto gli aveva dato era forte. Allora scappò da quel posto per raggiungere Brescia ed assistere alle operazioni di punzonatura delle vettura per la 1000 Miglia. Non voleva farsi riconoscere e quindi si vestì allo scopo. Ferrari però lo riconobbe e lo affiancò, da lì subito una proposta: una macchina, la nuova Ferrari 166 barchetta! Nuvolari non ci pensa due volte e la sera stessa va a Modena per prendere la macchina con cui correrà a breve senza mai averla provata. Dalla partenza a Pescara sembra un diavolo, nessuno gli resiste la sua andatura è forsennata. Al primo controllo orario è lui il più veloce. Al controllo di Roma, a Ponte Milvio, ha ben 12 minuti di vantaggio, a Livorno 20 e a Firenze ben 30 minuti! A 56 anni Nuvolari è ancora il più grande in assoluto. Purtroppo la macchina sui passi appenninici incomincia ad avere problemi: prima perde il cofano, poi i perni dei sedili saltano. A Villa Ospizio, 3km da Reggio Emilia, la sfortunata rottura del perno della balestra costringe il mantovano al ritiro da primo assoluto. La stessa sera i due grandi si ritrovano e parlano dell'impresa e della sua malattia. Va detto che Nuvolari non si è mai ritirato ufficialmente dalle corse. La sua corriera si esaurì nel 1950 con le ultime due gare: il Giro di Sicilia e la Palermo - Monte san Pellegrino che lo vidde primo di classe e quinto assoluto con una Cisitalia 204 Spider Sport elaborata Abarth. La vita di Nuvolari si concluse in un letto l'11 ottobre del 1953. Quel giorno raggiunse i suoi due figli, Giorgio e Alberto, che lo lasciarono prestissimo quando lui era all'apice della sua carriera. Enzo Ferrari nel suo libro lo ricorda con affetto e ammirazione, è stato senza dubbio il più grande pilota di automobili che la storia abbia mai raccontato.  

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