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Dieselgate Volkswagen Audi, si dimette il capo dello sviluppo tecnico Knirsch Il dieselgate fa un'altra vittima eccellente al vertice del Gruppo di Wolfsburg, per di più nel brand-immagine dell'Audi: ad andarsene, stavolta, è Stefan Knirsch, il numero uno dello Sviluppo tecnico di Ingolstadt, toccato dallo stesso scandalo che è costato il posto al predecessore Ulrich Hackenberg.
Il passo indietro. Le dimissioni di Knirsch, con effetto immediato, sono state ufficializzate oggi dall'Audi: stando al costruttore, il top manager ha lasciato l'azienda in accordo con il consiglio di sorveglianza. Il passo indietro sembra confermare i rumor raccolti dalla Bild: secondo il magazine tedesco, Knirsch sarebbe stato infatti "al corrente" del defeat device impiegato nei propulsori 3.0 V6 TDI, messi sotto accusa negli Stati Uniti. Il dirigente, sospeso nei giorni scorsi, si sarebbe macchiato anche di "falsa testimonianza" durante gli interrogatori con gli inquirenti americani. Nei giorni scorsi, accuse simili hanno sfiorato anche il ceo dell'Audi Rupert Stadler, ma il suo coinvolgimento è stato smentito.
L'eredità di Hackenberg. Knirsch, un veterano dell'Audi, ha assunto la direzione dello sviluppo powertrain nel 2013, una posizione che ha mantenuto fino all'avvicendamento con il dimissionario Hackenberg, formalizzato il 1° gennaio scorso. Al momento non è noto se Knirsch sia stato allontanato per il ruolo coperto negli ultimi mesi, oppure per responsabilità maturate in precedenza. Per l'Audi, in ogni caso, si tratta di una perdita importante: il capo della Ricerca e sviluppo, infatti, era anche un membro del board.
I modelli coinvolti. Le Audi europee interessate dal dieselgate sono 2,1 milioni. Negli Usa, invece, le vetture dei Quattro anelli fanno parte delle 85 mila tedesche con il propulsore 3.0 V6 TDI finite nel mirino del Carb e dell'Epa: l'elenco dei modelli comprende i my 2014-2016 di A6 e A7 quattro, A8, A8L, Q5 e le Q7 my 2009-2016. Per quel che riguarda i V6, il Gruppo ha sempre difeso le strategie di protezione motore che modificavano il comportamento del software, senza ammettere la presenza di un dispositivo fraudolento simile a quello impiegato nel quattro cilindri.Fonte: quattroruote.it
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