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Il Financial Times: "Parigi ha omesso dati su Renault"




Il nodo della questione, ancora una volta, è la discrepanza tra i dati ottenuti su strada e quelli, di gran lunga inferiori, riscontrati durante i test per l'omologazione. Una storia che ricorda quella del dieselgate Volkswagen, e che oggi il Financial Times riporta sotto i riflettori. Puntando l'indice verso le "spiegazioni insufficienti" sul modo in cui le Renault a gasolio, nei test condotti dal governo francese, riuscissero a ottenere risultati a norma sul banco a rulli, per poi fallire in condizioni di guida normali.

"Significative omissioni". L'accusa della testata finanziaria, che cita informazioni fornite da membri della commissione d'inchiesta formata dal ministro dell'ambiente Ségolène Royal, prende di mira il report dell'Eliseo in cui erano stati pubblicati (lo scorso 29 luglio) i risultati, parlando di un documento contenente "significative omissioni".

Il comportamento dell'Lnt sulla Captur. Tra i riscontri esclusi dal dossier pubblicato a luglio, sottolinea l'accusa, uno in particolare riguarda il comportamento "sospetto" del filtro anti-NOx della Renault Captur (che adotta una trappola Lnt): in contesto di laboratorio, il dispositivo ha contenuto correttamente i livelli dell'agente inquinante, raggiungendo il carico massimo per poi rigenerarsi (per cinque volte), mentre niente del genere è accaduto nella guida normale.

L'approfondimento di Quattroruote. Al comportamento anomalo del sistema avevamo dedicato un approfondimento sul numero di Quattroruote di febbraio: la lean NOx trap della Captur motorizzata con il 1.5 dCi 110 CV, come evidenziavamo, funziona soltanto in un intervallo termico compreso tra i 17 e i 35° C, una parentesi appena più larga di quella in cui si effettuano i test di laboratorio (20-30° C). La scelta viene motivata da numerosi Costruttori con necessità di protezione motore (disattivando l'Lnt migliora il funzionamento del sistema Egr, che regola il ricircolo dei gas di scarico), e pur non costituendo illecito presta comprensibilmente il fianco a critiche.

Sospetto conflitto d'interessi. La mancata sottolineatura, scrive il Financial Times, ha condotto alcuni membri del pool (con in testa la rappresentante dell'associazione ambientalista France Nature Environnement, Charlotte Lepitre) a sospettare della buona fede del governo, che con il suo 20% della proprietà Renault si trova in una posizione di potenziale conflitto d'interessi.

Dubbi e smentite. Tanto la Casa quanto l'esecutivo hanno respinto le accuse: la Renault ripete di non adottare alcun software fraudolento, e un funzionario del ministero ha negato qualunque intento di nascondere i fatti emersi. Una parte degli inquirenti (il team era composto di diciassette esperti), tuttavia, non lascia cadere i sospetti: "Non possiamo essere sicuri che il software Renault riconosca la procedura di test, ma sembra che il filtro anti-NOx sia stato progettato per soddisfare questa condizione operativa altamente specifica".

Richiesti approfondimenti d'indagine. Già la scorsa settimana, tuttavia, era emerso il malcontento per quei passaggi poco trasparenti: nei giorni passati, Pierre Perbos, altro ambientalista (presidente di Réseau Action Climat France) membro della commissione aveva scritto alla ministra per approfondire le indagini, allo scopo di accertare l'eventuale illegalità del software Renault. La missiva, citata dal Wall Street Journal, chiede inoltre di chiarire la logica di funzionamento della gestione elettronica: "Abbiamo chiaramente individuato l'uso sistematico di dispositivo di spegnimento dei controlli, ma non abbiamo i mezzi per investigare oltre", ha affermato Pierbos.


Fonte: quattroruote.it

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