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 Scheda a cura di Angelo Venditti

 GIULIA BERLINA


Il 27 giugno 1962 è una data che rimarrà indimenticabile per la storia dell’ automobile: la Casa del Biscione presenta alla stampa e alle autorità una macchina dalla linea rivoluzionaria, la Giulia, scegliendo un palcoscenico di grande prestigio, l’ Autodromo di Monza.
Evoluzione matura della Giulietta, come testimonia lo stesso nome, si colloca su una fascia di mercato superiore, entrando nella classe 1,6 litri, riproponendo però, lo stesso schema meccanico, motore anteriore e trazione posteriore, con retrotreno ad assale rigido e il motore a 4 cilindri, bialbero, interamente in alluminio, con le valvole di scarico raffreddate al sodio, che spiccava nel panorama di allora, dominato da tranquilli e paciosi propulsori in ghisa, ad aste e bilancieri.
La Giulia segna anche il passaggio dallo storico stabilimento del Portello, non più in grado di sopportare i crescenti volumi di produzione, al più moderno complesso di Arese. Inizialmente i freni sono a tamburo, ma ben presto, dopo i primi 22.000 esemplari, l’impianto viene rivisto con quattro dischi e relativo servofreno della Dunlop, sostituiti nel 1968 dai più performanti e affidabili ATE, poi mantenuti su tutta la serie Giulia fino all'ultima Spider del 1994.
Da precisare che i tamburi utilizzati sulle primissime versioni, non erano convenzionali, ma del tipo a tre ceppi autocentranti, con una superficie notevole di raffreddamento.
Sulle varie testate giornalistiche appaiono pagine pubblicitarie con lo slogan : "L'ha disegnata il vento", che ribadiscono il concetto di berlina con uno studio attento dell’ aerodinamica, con un grande anticipo rispetto alla concorrenza; in verità a disegnarla furono gli stilisti del Portello, dopo lunghe sperimentazioni nella galleria del vento. Non solo, in quegli anni, quando la sicurezza passiva è ancora allo stadio embrionale, la nuova vettura può contare sulla scocca a struttura differenziata, che garantisce una maggiore incolumità ai passeggeri, con un cellula abitativa più rigida protetta da strutture più morbide, capaci di assorbire meglio l’ urto, rappresentando un vanto nella produzione europea.
Del tutto inedito il design, inizialmente accolto con poco entusiasmo: frontale basso, racchiuso da quattro fari di diverso diametro, che trasmettono potenza e aggressività, il parabrezza sfuggente con una particolare curvatura del vetro, il lunotto posteriore è quasi verticale ed avvolgente, mentre il baule è troncato di netto, con una nervatura caratteristica sul coperchio, caratteristica che scomparirà con l’ ultima versione della Giulia, la Nuova Super.
Per coloro che manifestavano dubbi per quella coda palesemente netta, ci penserà Quattroruote a convincere anche i più scettici: apparirà ben presto su questa testata giornalistica, una prova su strada completa della Giulia, le cui prestazioni si rivelano esaltanti: nel test della velocità massima gli oltre 165 Km/h dichiarati dalla casa diventano oltre 175 km/h. La tenuta di strada è uno dei punti forti di questa vettura, unita a delle prestazioni di primissimo piano,”si piega ma non si stacca da terra”, scriveva Quattroruote. La cilindrata portata a 1570 cc permetteva, con l'impiego di un carburatore doppio corpo verticale, di ottenere una potenza (92 CV), in questa prima versione. La trasmissione fu dotata di un cambio a cinque marce (caratteristica piuttosto rara all'epoca, e comune solo a vetture di altissimo prestigio e sportività), caratterizzato però all'inizio di un comando al volante, considerato poco sportivo. Caratteristica peculiare della Giulia Ti prima serie è senz’ altro l’ abitabilità, dichiarata dalla casa per sei persone. In realtà tra pilota e passeggero, nella panchetta unica, sta comodo soltanto un bambino, mentre gli schienali sono reclinabili separatamente. Richiesto a gran voce, nel 1964 viene adottato il cambio a cloche, sicuramente più adatto per una berlina di indole sportiva come la Giulia.La precisione e la dolcezza della versione con comando a cloche rimarranno per parecchi anni un punto di riferimento per tutti i concorrenti. Il ponte rigido posteriore era stato reso funzionale posizionando al meglio molle e ammortizzatori, e mantenendo la scatola del differenziale in alluminio per ridurre il peso.
La meccanica aveva nel tempo beneficiato di un continuo aggiornamento, anche grazie alla fortunata avventura della TI Super.
Questa vettura, costruita nel biennio 1963-64 in soli 501 esemplari, presentata a Monza nell’ aprile 1963, montava un motore a due carburatori doppio corpo Weber, derivato dalla costosa , sinuosa e affascinante Giulia SS. Un ‘opera di alleggerimento, che interessa anche l’ allestimento interno (curato da Zagato), adesso più spartano, porta la TI Super sulla bilancia, con oltre un quintale in meno.
Modifiche agli alberi a camme, alle valvole e al rapporto di compressione avevano portato la potenza a ben 112 CV a 6.500 giri/min, valore ancor oggi degno di nota.

I lusinghieri risultati sportivi di questa vettura, capace in condizioni standard di superare l'allora favolosa velocità di 185 km/h (ben di più nelle versioni preparate per le corse), portarono nel 1965 alla realizzazione della Giulia Super, che diventò in brevissimo tempo la vettura preferita dalle forze dell'ordine e ancora oggi simbolo di un epoca. Capire il perché non è difficile: grazie alla carrozzeria che esibiva un CX all'epoca eccezionale di 0,34, e ai due carburatori orizzontali Weber DCOE, la nuova nata poteva vantare una potenza di 98 CV DIN e una velocità massima dichiarata di oltre 175 km/h, ma le preparazioni della neonata Autodelta sapevano spremere il motore fino a ricavarne addirittura 160 CV. Non è leggenda metropolitana che alcune vetture di Polizia e Carabinieri, destinate agli inseguimenti, beneficiavano di queste prestazioni.
Con il lancio della Giulia Super, nel 1965, aumentava l'attenzione al livello delle finiture dell'abitacolo, elemento sempre criticato sulla TI.
Nel 1964 aveva fatto la sua apparizione la 1300, dotata di cambio a 4 marce e allestimento semplificato, riconoscibile dalla calandra completamente cromata, dal disegno piuttosto ricercato, seguita nel 1966 dalla versione TI, "l'unica 1300 con cinque marce", come reclamizzava la Casa; la calandra in questo caso era nera con tre baffi cromati e due proiettori.
Con 82 CV DIN, ottenuti con l'aumento del rapporto di compressione e un diverso collettore di scarico, la vettura si poteva fregiare del titolo di 1.3 più veloce del mondo, con una rilevazione di ben 163 Km/h. Sarà la versione più venduta di tutta la gamma Giulia, con oltre 144.000 esemplari.
Nel 1969, il vuoto lasciato dalla 1.6 TI nel '67 veniva colmato dalla 1600 S, di fatto una 1.3 TI con quattro fari e il motore 1600 a carburatore singolo portato a 95 CV. Da sottolineare che la 1600 S è facilmente riconoscibile dall’esterno, per essere l’unica Giulia con la calandra a quattro proiettori ma con soli tre baffi cromati, oltre che per la targhetta posteriore.
Sempre nello stesso anno, la Super guadagnava altri 4 CV grazie all'aumento di diametro dei condotti dei carburatori, arrivando a quota 102 Cv DIN.
Nel 1970 viene abbandonata la pedaliera incernierata in basso in favore di quella sospesa, viene adottato il doppio circuito frenante e viene adottata una nuova scatola filtro aria; debuttava la 1300 Super, dotata di doppio carburatore: la potenza salì a 89 CV e l'accelerazione si avvicinava in modo sensibile a quella della 1600, mentre la velocità cronometrata da Quattroruote sfiorava i 167 km/h effettivi, il che la manteneva inconfutabilmente la vettura più prestante della sua classe. Fino al 1972, la 1300 Super avrà una calandra con due soli proiettori.

Nel 1972 la svolta: dopo anni di differenze di dotazione e allestimento per ogni versione e ogni cilindrata, che effettivamente richiedevano una certa preparazione per distinguerle l’una dall’altra, la Casa unificò la produzione, dotando di quattro fari la 1300 e di fatto trasformando la 1.6 in una versione a richiesta ottenibile con un supplemento di 90.000 lire.
Contemporaneamente le vetture continuavano un evoluzione che le porterà ad offrire un comfort di marcia e una gentilezza di comportamento assolutamente sconosciuti all'inizio. Nel 1974 l'ultimo intervento: si tentò di aggiornare la linea ormai quasi quindicenne, montando una mascherina anteriore di ispirazione 2000 berlina, con quattro proiettori di 16 cm, abbandonando quindi, la vecchia e funzionale soluzione Giulia, con doppi fari di diametro diverso. E spianando le caratteristiche forme dei cofani anteriore e posteriore, meno elaborati dei precedenti, i paraurti più lunghi lateralmente e i grossi rostri in poliestere. All’interno un ulteriore passo avanti nella ricerca dell’arredamento e dell’eleganza, con la comparsa delle bocchette d’aerazione anche sulla consolle centrale. Nacque così la Nuova Super, che allarga l’offerta con una versione Diesel, equipaggiata con un motore Perkins di 1,7 litri, lo stesso del furgone F 12, che garantisce alla media di Arese la modesta velocità massima di 133 km/h, con un altrettanto contenuto consumo, che accompagnerà il nome Giulia fino alla fine della produzione, nel novembre del 1977. La produzione termina con un totale di 572.626 esemplari.


15 anni di Giulia in sintesi


Giulia 1.3 TI

1962: presentazione della Giulia, con la sola versione T.I., Turismo Internazionale, con motore 1570 cmc, 92 CV DIN, velocità max oltre 165 Km/h, cambio al volante, nel 1964 cambio a cloche.

Giulia TI Super

1963: debutto della versione sportiva T.I. Super, in soli 501 esemplari, 1570 cmc, 112 Cv Din, velocità di quasi 190 km/h, cambio a cloche

motore Giulia 1300

1964: esce la “Giulia 1300”, viene montato il motore di 1.290 cmc da 78 Cv Din, velocità max di 155 Km/h, cambio a 4 rapporti con comando a cloche

alberi distribuzione Giulia TI

1965: Giulia Super, 1570 cmc, doppio carburatore doppio corpo, modifiche alla carrozzeria, con lo scudetto della calandra diviso in due parti, 98 Cv din a 6.000 giri/min, 175 Km/h

Pubblicità Giulia TI

1966: Giulia 1300 Ti, il motore della Giulia 1300 viene potenziato a 82 Cv din, velocità dichiarata di oltre 160 km/h, cambio a 5 rapporti con comando a cloche

Giulia TI Super – Carabinieri

1969: Giulia Super, motore 1570 cmc portato a 102 Cv din, velocità oltre 175 km/h, rilevata da Quattroruote 178 Km/h
  1969: Giulia 1600 S, con un solo carburatore doppio corpo, potenza 95 Cv din, velocità 170 km/h


motore Giulia Super

1970: Giulia 1300 Super, motore 1290 cmc ad alimentazione singola, 89 Cv din a 6.000 giri/min., velocità di oltre 165 Km/h

Giulia 1300

1972: Giulia Super 1.3/1.6, allestimento unificato sia per l’ interno che per l’ esterno

Giulia Nuova Super


1974: Nuova Super 1.3/1.6, calandra in plastica nera con quattro proiettore di uguale diametro (16 cm), cofano e baule semplificati. Debutto della versione Diesel con il propulsore Perkins da 1,7 litri
  novembre 1977: cessa la produzione, la Nuova Giulietta prende il suo posto

  1978: qualche esemplare viene ancora immatricolato


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