

Marco Rigoni racconta..
..quella Giulia disegnata dal vento.

Cari amici, il 24 giugno scorso è stato per noi alfisti un anniversario denso di significato e la nuova storiella non poteva che non essere dedicata ai cinquantanni di una gloriosa vettura dell'Alfa Romeo: la Giulia.
Come sempre, mi soffermerò brevemente sullo scenario socio-economico e sulla situazione aziendale Alfa degli anni '60 per poi descrivere caratteristiche e versioni della Giulia, con l'esclusione delle versioni prettamente sportive, concludendo con il panorama sui modelli in scala ed un'occhiata alle Giulia nella mia collezione.
Buona lettura !
Scenario socio-economicoL'inizio degli anni '60 è caratterizzato dal consolidamento dell'Italia neocapitalistica dominata dai grandi gruppi come Fiat, Falck, Edison, Montecatini, Eni e Finsider. La molla che fa scattare un profondo mutamento nel mondo economico e produttivo è l'ingresso di Edison ed Eni nel campo della chimica in concorrenza con la Montecatini. A questa esplosione industriale si accompagna un vertiginoso incremento di traffico, si inaugurano nuovi tronchi autostradali, cresce il parco dei veicoli circolanti che, nel 1961, raggiungeranno il milione.
Negli Stati Uniti fa il suo ingresso alla Casa Bianca John Fitzgerald Kennedy che se la deve vedere immediatamente con la crisi di Cuba e con l'accesa rivalità con l'Unione Sovietica.
Quest'ultima sbalordisce il mondo vincendo la gara spaziale con Yuri Gagarin, che, primo uomo al mondo, starà in orbita attorno alla terra per 108 minuti.
Tornando in Italia, il 1962 vede la nascita del centro-sinistra presieduto da Aldo Moro: i socialisti entrano nella stanza dei bottoni.
Gli apparecchi televisivi appaiono nei salotti di molte famiglie e le biondissime gemelle Kessler tengono i mariti appiccicati allo schermo.
Intanto, sotto le coste della Florida, si sfiora la terza guerra mondiale. Kruscev telegrafa ai comandanti delle navi sovietiche cariche di missili dirette a Cuba di invertire la rotta e tutto il mondo tira un liberatorio sospiro di sollievo.
Nel mondo dello spettacolo fanno il loro ingresso trionfale Sean Connery nei panni di James Bond e Brigitte Bardot.
Il 1963 è un anno segnato da brutti eventi. Muore Papa Giovanni XXIII, crolla la diga del Vajont a Longarone provocando oltre duemila vittime, John Kennedy viene assassinato durante una sfilata a Dallas.
In Vietnam hanno inizio le tensioni tra nord e sud: il preludio all'intervento americano e ad una guerra che durerà oltre 10 anni.
Nel 1964 la spinta inflazionistica causata dall'improvviso sviluppo si trasforma nella cosiddetta “congiuntura”, che fa scattare una serie di inasprimenti fiscali che colpiscono soprattutto il settore automobilistico.
Scenario AlfaAlla fine del 1960, Giuseppe Luraghi viene chiamato al vertice dell'Alfa Romeo. Nel decennio seguente, sotto la sua guida, l'Azienda viene considerata un “miracolo delle partecipazioni statali” per la capacità di realizzare auto di successo, di ottenere bilanci positivi, di competere con i produttori privati, di dare dignità e prestigio all'industria di Stato.
Nel giro di pochi anni l'Alfa era uscita dal rischio del fallimento diventando uno dei maggiori produttori di auto. Per dare il segno concreto del cambiamento si possono citare alcuni dati significativi.
Nel 1950 l'Alfa Romeo aveva fatturato solo 341 vetture, nel 1955 il numero era salito a 16024, nel 1960 a 51890. Con la produzione della Giulia si raggiungeranno i 61814 nel '65 e gli oltre 100000 nel 1970.
Negli anni sessanta i conti dell'Azienda sono in attivo, nonostante forti ammortamenti e investimenti. Dal 1962 al 1971 il fatturato sale da 84,9 miliardi a 261,3, i dipendenti passano da 13619 a 34419. Nel '66 il bilancio chiude con un utile netto di 13 milioni di lire dopo ammortamenti per 8,9 miliardi. Nel 1967 sale a 4,3 miliardi con 9,2 miliardi di ammortamenti. Nel '69 dell'”autunno caldo” delle lotte operaie, l'utile è di 11,8 miliardi con 13 miliardi di ammortamenti. Questi risultati non si ripeteranno mai più nella storia dell'Alfa Romeo.
Non è vero, dunque, che la casa del Biscione è sempre stata un disastro finanziario e industriale che pesava sulle spalle dei contribuenti italiani. Questa propaganda è servita per anni ai concorrenti privati per mettere in cattiva luce le aziende a partecipazione statale e per fronteggiare, a volte anche con gravi scorrettezze, il crescente successo dell'Alfa Romeo sul mercato.
Ma torniamo al 1960.
Quando Luraghi viene nominato ai vertici dell'Azienda milanese, ha ormai chiara la strategia di sviluppo. Immagina e realizza nuovi stabilimenti, propone alleanze internazionali di grande impatto, sostiene, soprattutto, la necessità storica di sviluppare l'industria pubblica dell'auto nel Mezzogiorno.
Nel febbraio del 1960 viene avviata la costruzione dello stabilimento di Arese, a circa 14 chilometri da Milano, poiché lo storico impianto del Portello era ormai insufficiente a fronteggiare la domanda del mercato.
Il nuovo complesso industriale sorge su un'area di 2 milioni 300 mila metri quadrati, è predisposto per una produzione di 250 mila vetture l'anno, ha fabbricati luminosi ed amplissimi disposti secondo uno schema estremamente razionale per ridurre al minimo lo spostamento di materiale e strutturati in modo da consentire agevolmente eventuali espansioni. E' dotato di un bellissimo centro direzionale, un museo storico, un enorme magazzino ricambi, mense, cucine, servizi per i dipendenti e un raccordo ferroviario.
Arese diventerà, col passare degli anni, una delle più grandi fabbriche italiane, la “cattedrale dei metalmeccanici” come venne definita, luogo anche di fortissime tensioni e di scontri sociali.

Il Presidente della Repubblica Saragat (sedile posteriore, primo piano) visita lo Stabilimento di Arese nel 1966 a bordo di una Giulia torpedo Colli accompagnato dal Dott.Luraghi (a fianco del guidatore).Finito lo stabilimento, riaffiora ciò che ha sempre rappresentato l'essenza della produzione Alfa Romeo: quello spirito sportivo che la rende sinonimo di velocità abbinata alla sicurezza e al senso di vittoria. “La storia della marca milanese-racconta Luraghi- ha continuamente confermato che il progresso della sua tecnica è legato all'esperienza esasperata che deriva dalle competizioni. Non bastano i risultati che si ottengono sulle piste sperimentali: solo le gare portano alle estreme conseguenze il collaudo delle innovazioni e dei nuovi materiali”.
Nel 1962 inizia la costruzione della pista sperimentale a Balocco, destinata anche alle prove delle vetture da competizione.
Nel 1963 viene fondata ad Udine l'Autodelta: suo compito è quello di montare vetture del tipo TZ1 e di elaborare vetture e motori per i clienti sportivi dell'Alfa.
L'anno successivo l'Autodelta si trasferisce dal Friuli a Settimo Milanese, attrezza un proprio stabilimento e, lavorando in stretto contatto con i progettisti del Biscione, mette a punto prototipi e assiste i clienti sportivi.
Nello stresso periodo l'Alfa sviluppa l'organizzazione commerciale aprendo all'estero società di distribuzione, varando strutture produttive in Sud Africa, Malaysia, Paraguay, Portogallo, oltre che in Spagna dove c'è la produzione a ciclo completo del furgone Romeo.
Acquista dalla Finmeccanica la Spica di Livorno che produce candele, sistemi di iniezione, trasmissioni.
Nel 1967 vi è anche la possibilità di acquisire, insieme a Fiat, la Ferrari, ma l'affare non avrà seguito per la decisione di Fiat di acquistarla da sola.
Nel 1968 l'Alfa acquista la maggioranza azionaria della Fabbrica Nacional de Motores in Brasile.
A metà degli anni sessanta, quando il mercato tira ed i conti sono a posto, Luraghi gioca la sua più importante scommessa, quella dello sviluppo al Sud. L'idea è di creare un grande impianto per la produzione di auto da realizzare a Pomigliano d'Arco.
Il percorso è tutt'altro che pianeggiante, le difficoltà sorgono ogni giorno da parte della concorrenza ma anche da parte dei politici, ma tutte le resistenze vengono superate e nel febbraio 1972 gli impianti di Pomigliano iniziano a funzionare.
L'epoca dei bilanci positivi è definitivamente conclusa.
La GiuliaCon la Giulietta del 1955 l'Alfa Romeo aveva colto nel segno. Una berlina media dalle prestazioni brillanti e un'onorevole economia di esercizio.
Sul finire degli anni cinquanta, all'Alfa si pensò fosse opportuno prevedere un modello che potesse affiancarsi alla Giulietta proponendosi sul mercato come un nuovo standard per le cilindrate di classe media che, in Europa, si erano portate intorno al litro e mezzo.
Autodromo di Monza, 27 giugno 1962: la Direzione dell'Alfa Romeo presenta alla stampa e alle autorità una vettura dalla linea rivoluzionaria. E' la Giulia TI, un prodotto nuovo in una categoria che, all'epoca, ancora praticamente non esisteva: la berlina sportiva.

La presentazione della Giulia TI a Monza.Se, dal punto di vista meccanico, la Giulia TI non si discosta molto da quello della Giulietta, il tema stilistico è invece la vera rivoluzione discostandosi, in modo a dir poco provocatorio, dai temi stilistici americani come quelli della Fiat 1300/1500 e dalle grazie classiche ma un po' giunoniche della Lancia Flavia.
Sui quotidiani appaiono pagine pubblicitarie con lo slogan “L'ha disegnata il vento”, ma a disegnarla in realtà sono stati gli stilisti del Portello, dopo lunghe sperimentazioni nella galleria aerodinamica.
Si tratta infatti di un design del tutto inedito: frontale basso, racchiuso da quattro fari (grandi gli esterni, più piccoli gli interni) e due occhi a mandorla che sembrano ammiccare e promettere chissà che. Il cofano è deportante, il parabrezza sfuggente richiama l'abitacolo di un aereo da caccia; il lunotto posteriore è quasi verticale. La fiancata è percorsa da una scalfatura della lamiera che, dal muso, si estende fino alla coda, tronca e lavorata secondo i precetti del Dott. Wunibald Kamm, che già negli anni trenta aveva contribuito in modo determinante a definire le regole del design funzionalista che privilegiano l’aerodinamica.
In particolare, secondo il principio di Kamm, è possibile diminuire il CX (ovvero il coefficiente di resistenza aerodinamica) mantenendo compatte le dimensioni. Si garantisce, così, la stessa riduzione della resistenza all'aria senza dover ricorrere ad una forma “a goccia” della coda particolarmente allungata.

Confronto dei coefficienti (Cx) tra Giulia ed altre vetture contemporanee.Il disegno è assolutamente nuovo per il pubblico, ma un po' meno per gli stilisti dell'Alfa.
Infatti nel 1959 era stato approntato un prototipo di una vettura a trazione anteriore di 1000 cmc per aggredire la fascia bassa del mercato. La carrozzeria, con qualche variante del frontale e del cofano, aveva già in sé le linee della Giulia.
La “Tipo 103”, questa era la sigla assegnata al progetto, venne accantonata in quanto le priorità del nuovo stabilimento di Arese e della preparazione della Giulia ebbero il sopravvento.

Prototipo della Tipo 103.Se tanti restano affascinati a prima vista da questa automobile così audace, qualcuno manifesta perplessità soprattutto per la coda tagliata netta. Ma a convincere anche i più scettici sarà il test di Quattroruote: nella prova di velocità la vettura tocca i 172 km/h, con un divario con le vetture di pari cilindrata di almeno venti chilometri orari.
E' un nuovo grande successo: più di un milione di vetture vendute dal 1962 al 1977.

La Giulia TI Dall'inizio della produzione al 1967 la meccanica di base non viene modificata, tranne che per la possibilità di montare il cambio a cloche, anziché al volante, a partire dal 1964, e l'adozione dei freni a disco sulle quattro ruote, invece che quelli a tamburo a tre ceppi, dopo le prime 22000 unità prodotte.
La Giulia berlina a 6 o 5 posti (rispettivamente con cambio al volante o con cloche), ha un motore di quattro cilindri in linea di 1570 cc, alesaggio e corsa di 78x82 mm per una potenza di 92 Cv a 6200 giri/1' con un rapporto di compressione di 9:1 e una velocità massima di oltre 165 km/h.
Basamento e testa dei cilindri sono in lega leggera, le valvole (due per cilindro e inclinate a 80° comandate direttamente con interposizione di bicchierini a bagno d'olio) di scarico hanno un diametro di 31 mm, quelle di aspirazione di 35 mm.
L'albero motore, contrappesato, è in acciaio stampato con cinque supporti di banco, a guscio sottile e di tipo indiumizzato.
Lo schema di distribuzione vede l'impiego di due alberi che ruotano su tre supporti ricavati nella testa comandati da due catene silenziose poste anteriormente al blocco motore.
L'alimentazione della Giulia TI è garantita da un carburatore verticale doppio corpo, mentre il raffreddamento del motore avviene per mezzo di un circuito ad acqua (7,5 litri di capacità) con tradizionale ventola, radiatore e pompa centrifuga.
L'impianto di lubrificazione (capace di 5,75 kg) è a pressione mediante una pompa ad ingranaggi.
L'albero di trasmissione, in due tronchi, si inserisce nel gruppo motore con un giunto elastico e mediante due giunti cardanici al differenziale.
Il cambio è a cinque marce sincronizzate con i seguenti rapporti: I 1:3,304; II 1:1,988; III 1:1,355; IV 1:1; V 1:o,791; RM 1:3,010. Il rapporto al ponte è 8/41, la frizione è monodisco a secco con parastrappi ad azione progressiva.
Le sospensioni anteriori sono caratterizzate da un quadrilatero trasversale, da una barra stabilizzatrice, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici.
Al retrotreno lo schema prevede l'utilizzo di molle elicoidali, triangolo superiore, ammortizzatori telescopici e puntoni di fine corsa. La Giulia prima serie pesa 1000 kg e adotta ruote a disco a feritoie e pneumatici di sezione 155x15 di altezza; ha un passo di 2,510 m, una carreggiata anteriore di 1,310 m e posteriore di 1,270 m.
Parallelamente alla produzione della Giulia TI è offerta alla clientela anche la Giulia 1600 sprint. In pratica il nuovo motore viene montato sulla carrozzeria della Giulietta 2+2 di Bertone.
Lo stesso principio viene applicato alla spider Pininfarina sia in versione normale che (successivamente) Veloce.
In questo caso, la differenza con la Giulietta è rappresentata, oltre che dalle scritte, da una finta presa d'aria sul cofano motore.

La Giulia spider.Nel 1963 fa il suo debutto la Giulia Sprint Speciale, che, come la Sprint, ha la stessa carrozzeria della precedente Giulietta tranne alcune migliorie dell'abitacolo e nuove scritte sulla fiancata e sulla coda.
Il motore però è potenziato a 112 Cv a 6500 giri con un rapporto di compressione di 9,7:1 ed è alimentato da due carburatori doppio corpo: il risultato è una velocità massima di oltre 200 km/h. Ancora nel '63, in settembre, appare la Giulia Sprint G.T. con carrozzeria Bertone, evoluzione del coupé 4 posti sviluppato per la Giulietta. Sarà la prima Alfa costruita interamente nel nuovo stabilimento di Arese.

La Giulia Sprint GT.Sempre nel '63 viene presentata all'autodromo di Monza la Giulia TI Super berlina. Sarà costruita in 501 esemplari e si differenzia dalla Giulia TI per tutta una serie di particolari che ne fanno una vettura sportiva.
Si differenzia dalla “sorella” per il caratteristico quadrifoglio applicato sulle fiancate, per le ruote a disco in lega leggera e per la griglia anteriore con le reticella al posto dei fari abbaglianti. Anche gli interni sono diversi, con i sedili anteriori separati e avvolgenti, gli strumenti di forma circolare e di grande dimensione, il volante a tre razze di tipo leggero. Ha lo schema delle sospensioni posteriori modificato, pesa 910 kg e raggiunge una velocità di oltre 185 km/h.

La Giulia TI Super.La Giulia TI Super scende subito in pista e con De Adamich, Munari, Cavallari, Rolland, Baghetti, ottiene successi nel 1964 e 1965 sia in pista (Monza '64 e '65, Sebring '65) che su strada nei Rally dei Fiori, di Sardegna, di S. Martino di Castrozza.

La TI Super vittoriosa alla 4 ore di Monza nel 1964.Il carrozziere Colli presenta, sempre nel 1963 la Giulia TI Giardinetta, una familiare ricavata allungando la carrozzeria della TI.

La Giulia familiare Colli.Nel 1964 fa il suo debutto la Giulia 1300 che monta sulla scocca della TI la versione potenziata a 78 CV del motore della Giulietta TI: Ha una calandra di nuovo disegno con due soli fari ed il cambio è a quattro marce.
Seguirà una versione TI ed una Super.

La Giulia 1300.Nel 1965 nasce la Giulia Super 1600, con rifiniture molto più accurate rispetto alla TI e con modifiche alla meccanica. La potenza è di 98 CV che, nel '71, diventeranno 102.
Il nuovo coupé Bertone appare nel '65 anche nella versione cabriolet (GTC), grazie ad una elaborazione della carrozzeria Touring. Nel 1966 è la volta della GT Veloce, versione sportiva della Sprint GT, e la GT 1300 Junior.
Nel 1966, con meccanica Giulia, viene presentata al Salone di Ginevra una nuovissima spider, destinata a diventare famosa. L'Alfa Romeo bandì un concorso per dare il nome a questa “1600 spider” da cui sortì quello di “Duetto”.
La carrozzeria “a osso di seppia” fu l'ultimo studio stilistico di Battista Pininfarina, celebrato fondatore nel 1930 dell'omonima carrozzeria torinese.

Lo spider "Duetto" di Pininfarina.La forma della spider viene successivamente modificata nella coda prima con la versione 1750 e poi con la 1300 Junior.
Nel 1966 inizia anche la commercializzazione di un modello nato da un'idea della rivista “Quattroruote” per suscitare l'interesse per le vetture d'epoca. Dai gruppi di produzione della Giulia 1600, la carrozzeria Zagato realizzò un modello molto simile alla favolosa 6c 1750 degli anni trenta.
La “4R” Zagato, così era definita, fu costruita in soli 92 esemplari.

La Giulia "4R" Zagato.Nel 1970 prosegue l'evoluzione della Giulia berlina con la 1600 S e nel 1974 si conclude il ciclo con la Giulia Nuova Super 1300/1600 con un nuovo frontale, una meccanica perfezionata ed un maggior confort.

La Nuova Super del 1974, curiosamente la scritta Giulia rimase solo sul lato destro della plancia.Su questa carrozzeria nel 1976 verrà montato un propulsore diesel Perkins di 1760 cc ed il modello prenderà il nome di Giulia Diesel.
Sono passati ben 14 anni dal lancio della Giulia TI !!!
E' interessante notare che la Giulia Diesel del '76 viene venduta a 4.901.000 lire, mentre il prezzo della Giulia TI del 1962 era di 1.570.000 lire.
Quando si parla di Giulia, il pensiero corre immediatamente alle Forze dell'Ordine, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, ma anche all'Esercito.

La Giulia Super della Polizia.Praticamente tutte le versioni della Giulia Berlina sono state vestite con la livrea prima verde e poi bianca/azzurra della Polizia e da quella bianco-nera dei Carabinieri. In particolare la Giulia fu la prima Alfa Romeo in dotazione della “Benemerita”, mentre la Polizia si era già servita in precedenza delle vetture del Portello dal dopoguerra con le 1900, le AR 51, le Giuliette Sprint e Berlina, le 2000 e 2600 Berlina e Sprint.
Sono proprio le Giulia “in divisa” a far debuttare l'Alfa Romeo nelle sale cinematografiche, protagoniste ruggenti di epici inseguimenti tra guardie e ladri.

Consegna delle Giulia TI ai Carabinieri nel 1962.In conclusione la Giulia ha rappresentato una pietra miliare nella storia dell'Alfa Romeo e, se dovessimo stilare una classifica delle 10 autovetture più importanti del nostro amato Marchio, certamente la Giulia sarebbe nei primi posti della classifica.
Ma la vera ragione per cui questa automobile non verrà mai cancellata dalla memoria collettiva è.......perchè è stata la mia prima Alfa Romeo !
Ebbene si.
Nel 1969, dopo 5 anni di faticosi risparmi, mi sono liberato dalla Ford Consul 315 (detta anche Daghenam Disaster) di 4^ mano acquistata con altri tre amici al prezzo di 250.000 lire, e mi sono permesso il lusso di una strepitosa Giulia 1300 TI cominciando così la mia carriera di “Alfista Accanito”.
La Giulia in miniaturaE' talmente ricca la produzione in scala delle varie versioni della Giulia, che, in questa storiella, ritengo opportuno concentrarmi solo sulle berline.
Le prime miniature sono contemporanee alla vettura reale, le ultime di pochi mesi fa. Cinquant'anni di modellismo praticamente senza interruzione, in un ventaglio di scale che vanno dall'1/87 di un produttore sconosciuto all'1/14 della Ingap realizzata nel 1965 in lamiera con carica a molla e sterzo funzionante.
Nelle scale minori troviamo anche la Penny in 1/77 e la Polistil in 1/66.
In 1/43 si concentra il grosso della produzione, sia die-cast che speciali.
Va subito dato merito alla Progetto K di Sesto Fiorentino che ha sfornato, a partire dal 1992, una quarantina di modelli che coprono tutte le versioni, incluse quelle di Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco.
Poi abbiamo i modelli di serie di Mebetoys, Dinky Toys, Mercury, Politoys e Politoys Export, Minichamps, Norev, Edil Toys, quest'ultima con le quattro porte apribili.
Negli “speciali” troviamo le versioni delle Forze dell'Ordine di Autoparco, Elite Models, Tron e Italia 43, mentre per le versioni civili ci sono le Hostaro, Look Smart, ancora Italia 43 ed Elite Models, Provence Moulage,
Scala 43 e una versione di una corsaiola Classe 5 di un modellista sconosciuto.
Inoltre con le ultime raccolte in edicola dedicate all'Alfa Romeo o alle Forze dell'Ordine, sono arrivate discrete realizzazioni in scala 1/43 delle Super, TI Super e della Giulia "furgonata" Giorgetti, mentre in 1/24 la Super del 1965.
Nelle scale più grandi vanno ricordate le circa 12 versioni di Togi in 1/23, le A.PS. in 1/20, le Minichamps in 1/18 oltre alla già citata Ingap e ad un modello di una Promiscua Colli Polizia Stradale in 1/12 di provenienza indefinita.
Come si vede ce n'è per tutti i gusti, tanto da giustificare una collezione tematica specifica per la Giulia.
La Giulia in collezioneHo in vetrina una ventina di miniature della Giulia nelle versioni berlina e “Promiscua” (termine per me un po' offensivo quando affibbiato ad un Alfa Romeo).
Da un punto di vista temporale, i modelli coprono l'intera vita della collezione: il primo datato 1977, l'ultimo 2012, a conferma della importanza della vettura nella storia mondiale dell'automobile che è poi il fattore primario per il successo commerciale delle riproduzioni in scala.
Il primo modello, anno '77, è frutto di una mia elaborazione di una Edil Toys trovata in una borsa scambio. A giudicare dal prezzo dell'obsoleto ai giorni nostri, avrei fatto meglio a lasciarla com'era. Ma, preso allora dalla voglia di perfezionismo tipica degli Alfisti DOC, incollai le portiere apribili, misi i vetri, cambiai i fari, misi tergicristalli in fotoincisione, costruii maniglie, cambiai ruote e cerchioni andando a trovare chiodi cromati per farne le borchie, smontai e ridipinsi la mascherina anteriore.....insomma, un lavoro che mi costò decine di ore di sonno meritato, visto che a quel tempo già lavoravo 12 ore al giorno.

La Giulia TI elaborata su base Edil Toys.La Giulia TI dell'Edil Toys (a portiere aperte) fu prontamente ricuperata.....15 anni dopo grazie allo zio Alberto, bersagliere della Prima Guerra Mondiale.
Lo zio Alberto, fratello di mia nonna materna, era per me un personaggio mitico.
Viveva da solo a Broni, provincia di Pavia, e cucinava i suoi pasti in un unico pentolino, sul fuoco del camino. Aveva una piccola vigna sulle colline, su un pendio molto pronunciato. Ogni giorno andava a curare le sue viti in bicicletta, spingendola a mano in salita, ma sfruttandola in discesa così, nel complesso, comunque ci guadagnava nel percorso complessivo.
Il vino che ricavava dalla sua amatissima vigna, che gli valse premi in concorsi vinicoli, lo usava come medicina quando aveva qualche malessere oppure lo offriva ai pochi parenti che settimanalmente andavano a trovarlo, cosa che accadeva a me e mia mamma.
Una di queste domeniche accadde un episodio storico: andò in soffitta, tirò fuori da un baule una sciabola napoleonica e la sua baionetta della Grande Guerra e me le regalò: la motivazione era la mia promozione agli esami.
La sciabola ce l'ho ancora, la baionetta no.
Alla fine degli anni '80 conobbi, durante una vacanza a Cipro Nord, un personaggio simpaticissimo, Maggiore della Nato. Pochi anni dopo andai a trovarlo a Verona, dove abitava con la sua meravigliosa famiglia, e lì scoprii che collezionava armi storiche. Alla mia visita successiva gli portai la baionetta, pensando che stesse meglio in una bella vetrina con i suoi parenti che non nascosta in un cassetto, e Roberto (questo è il nome del Maggiore) sparì per qualche minuto e tornò...... consegnandomi il modello Edil Toys della Giulia TI !

La Giulia TI di Edil ToysGli altri diciassette modelli non hanno grandi emozioni da raccontare....solo normali storie da collezionisti vissute tra borse scambio, negozi e ultimamente, per ore ed ore, su siti internet.
Forse la lunga ricerca del modello Giulia Panoramica predisposta per la visita del Presidente Saragat ad Arese meriterebbe qualche commento.....ma ho già messo ampiamente a dura prova la vostra pazienza.

Giulia TI torpedo Colli - Visita Saragat 1966 - GiocherAlla prossima !!!
..e queste sono le altre diciassette Giulia berlina della mia collezione(clic sull'elenco per vedere le foto)
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