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Marco Rigoni racconta...

Idroscivolanti 1930 - 1938





Questa storiella comincia 60 anni fa, in una soleggiata domenica mattina di Maggio, nel 1952.
Avevo 6 anni ed ero, come ogni domenica, con i miei genitori a casa della nonna.
La casa era posizionata sulla punta di una delle prime collinette dell’Oltrepò Pavese, 3 chilometri a est di Stradella.
Dopo colazione uscii a giocare nel cortile dietro la casa, un cortile che guardava verso nord e dal quale si dominava la pianura padana e si intravedevano tra gli alberi, alcune anse del Pò.
Appena uscito, fui stupito di sentire un rumore lontano di motori, un rumore continuo, cosa assolutamente inusuale.
Infatti, pur se circa un chilometro sotto di noi passava la cosiddetta Via Emilia, ovvero ufficialmente la Padana Inferiore, di motori non se ne sentivano tanti, specie la domenica.
Incuriosito da questa novità, corsi in casa e chiesi al mio babbo di uscire in cortile con me chiedendogli spiegazioni del fenomeno.
Il babbo sorrise e mi disse una cosa sconvolgente: era una corsa di motoscafi, la corsa di motoscafi più lunga del mondo !
Scoprii così la il Raid motonautico Pavia-Venezia che, proprio in quell’anno, si correva per la prima volta dopo l’interruzione della Seconda Guerra Mondiale.

Continuiamo il percorso da “gamberi” ….e torniamo indietro di altri 80 anni.
Siamo ora intorno al 1870.

In quel periodo, specificamente tra il 1869 ed il 1886 ingegneri Francesi, Tedeschi e Americani installano i primi prototipi di motori a scoppio su delle imbarcazioni, confrontandosi coraggiosamente con la locomozione a vapore allora in uso.
Da queste esperienze nautiche metteranno a punto il motore che verrà installato solo successivamente sulle automobili.
Lo sapevate che il motore a scoppio è nato in acqua e non sulle strade ?



Il Volapuck, considerato il primo motoscafo con motore a scoppio, nelle acque
della Senna a Parigi (1885).

Passano pochi anni da questi esperimenti ed eccoci alle prime competizioni nautiche.
Già nel 1867 era stata organizzata una gara per imbarcazioni a vapore ma è solo nel 1892 che imbarcazioni munite di motori a scoppio si confrontano a Harfleur, Francia.
Pochi anni dopo, all’inizio del Novecento, anche in Italia si organizzano le prime competizioni nautiche che, nei decenni successivi, porteranno i piloti italiani in testa alle classifiche mondiali.
Le competizioni hanno successo di pubblico e prendono corpo nuove iniziative.
Sulla scorta del successo ottenuto dalla corsa automobilistica Mille Miglia, la cui prima edizione si era tenuta nel 1927, l’Ing. Vincenzo Balsamo propone, all’inizio del 1929, l’idea di un raid motonautico di lunga durata su percorso fluviale-lagunare. La Lega Navale di Milano raccoglie la proposta e, nel giugno dello stesso anno, organizza la prima edizione della competizione che parte da Pavia, ponte sul Ticino, si snoda lungo il Po’ e prosegue nelle acque della laguna per concludersi a Venezia in prossimità di piazza S. Marco.
E’ la gara motonautica più lunga del mondo con i suoi 432 chilometri e, con qualche interruzione qua e là e con qualche aggiustamento di percorso, è giunta fino ai giorni nostri.



La partenza dei partecipanti dal ponte del Ticino a Pavia in una delle prime
edizioni del Raid, agli inizi degli anni'30.

Tra le tante peculiarità del Raid, ve n’è una che ci riguarda particolarmente, in quanto è l’oggetto della nostra “storiella”.
Tra il 1930 ed il 1939 viene prevista la partecipazione, oltre alle imbarcazioni tradizionali, degli “idroscivolanti”.
La denominazione in italiano “idroscivolante” non rende pienamente il merito a questo mezzo navale….e neanche “mezzo navale” è una definizione totalmente corretta.
A me piace definirlo “mezzo aeronautico”, termine che descrive perfettamente la sua natura.
Mi piace anche molto di più il termine inglese “hydroplane” che, italianizzato, suona come “idroplano” .
Il mezzo nasce per uno scopo curioso: il raggiungimento di zone di territorio accessibili solo percorrendo corsi fluviali durante la conquista delle colonie nei primi anni del Novecento.
Solo anni dopo questo suo primo utilizzo, e precisamente nel 1923, l’”idroplano” viene riconosciuto come categoria specifica nelle gare nautiche internazionali, trovando particolare seguito proprio in Italia. Nel 1930, come già abbiamo accennato, viene anche ammesso alla partecipazione del Raid Pavia-Venezia.

Ciò premesso, proviamo a percorrere, un po’ per gioco e un po’ sul serio, il processo logico che ha portato alla sua ideazione.

Iniziamo questo percorso da un bell’ idrovolante italiano: il trimotore Savoia Marchetti SM 87.



Il trimotore SM 87 - Modello in scala 1/72

Potremmo anche partire da un qualsiasi altro idrovolante, ma ho voluto scegliere l’SM 87 perché è stato uno dei tanti aerei degli anni ’30-’40 che montavano propulsori Alfa Romeo e, in particolare, il famoso “doppia stella” 18 cilindri, un mostro di potenza di 1350 HP.
Era un aereo da trasporto passeggeri con 24 posti costruito in 4 esemplari utilizzato dall’Ala Littoria (La Compagnia di volo italiana dell’epoca) per le tratte continentali.
Dettaglio non indifferente, almeno per me, è che le immagini dell’SM 87 si riferiscono al modello 1/72 della mia collezione di aerei con parentela Alfa Romeo, collezione che conta i modelli di circa 100 aerei, per lo più italiani, ma non solo.
Fatta la dovuta premessa circa le caratteristiche del punto di partenza, iniziamo ora il percorso logico per la realizzazione del nostro “idroscivolante”… pardon, del nostro “idroplano”.
I primi passi sono sconvolgenti.

Come primo atto, eliminiamo le ali, con relativi propulsori installati ……



Fase 1 : dal trimotore all'idroplano

Poi “distruggiamo” la carlinga con tanto di piani di coda, ma facendo attenzione a non eliminare il motore montato sul muso…….



Fase 2 : dal trimotore all'idroplano


Ora concentriamoci sul motore centrale lasciato dall’eliminazione della carlinga.
Forniamolo della carenatura posteriore e spostiamolo sulla verticale del baricentro degli “scarponi” galleggianti sulla superficie liquida, sostenendolo a circa un metro e mezzo d’altezza con opportuni bracci e tiranti, permettendo così all’elica di “mordere” l’aria trascinando il natante.



Fase 2 : dal trimotore all'idroplano

A questo punto basta fare un paio di buchi nella parte posteriore degli “scarponi” per alloggiare i piloti, aggiungere un volante collegato con tiranti a un timone posteriore, ed il gioco è fatto: ecco l’idroplano.



Dal trimotore all'idroplano : fase finale.

Ovvero un veicolo capace di muoversi sull’acqua ad una velocità molto più elevata rispetto ai motoscafi tradizionali con elica immersa nell’acqua con l’ulteriore vantaggio di evitare detriti o materiali che possono procurare danni all’elica stessa.
Mica poco !



L'idroscivolante SIAI-Alfa del 1938

Lo scenario della “storiella” è ora pronto per l’ingresso della protagonista: la nostra amata Alfa Romeo.
L’Alfa fa infatti il suo debutto in campo motonautico fornendo un suo propulsore aereo ad un idroscivolante che partecipa alla seconda edizione del Raid Pavia-Venezia nel 1930.
Da lì comincia un nuovo capitolo dell’avventura industriale e sportiva dell’Alfa Romeo, il capitolo della motonautica da competizione.
Un’avventura che, insieme a quella automobilistica, continua anche ai giorni nostri, in quanto, ancora oggi, molte imbarcazioni gareggiano in alcune categorie spinte da motori Alfa Romeo.

E’ opportuno ricordare che l’Alfa “entrò in acqua” nella seconda metà degli anni ’10 importando i motori a olio pesante Bolinder per imbarcazioni da pesca e da trasporto, ma non si era mai impegnata nelle competizioni motonautiche prima del 1930.
Il debutto fu all’altezza della eccezionale natura e carattere dell’Azienda: il motore aeronautico stellare è un Alfa Romeo Lynx, costruito su licenza dell’inglese Armstrong Siddeley a partire dal 1928.
E’ un 7 cilindri di 12,4 litri di cilindrata, raffreddato ad aria, che sviluppa oltre 200 CV.



L'idoscivolante con motore Alfa Lynx all'arrivo a Venezia.



Il motore stellare 7 cilindri Alfa Romeo "Lynx".

Questa è una certezza, mentre tutto il resto è un punto interrogativo.
Infatti non sono riuscito a trovare ne il costruttore dello scafo, ne il pilota, ne la classifica finale, ma so che la media dei circa 400 km percorsi sfiorò i 50 km/h !
Non male per un debutto.
La partecipazione alla Pavia-Venezia continuò negli anni successivi, sempre con idroscivolanti, e, finalmente, nel 1938 ecco la meritata vittoria.
In questo caso le informazioni sono complete.
Il vincitore è il Tenente Colonnello Goffredo Gorini (pilota d’aerei civili) coadiuvato dal meccanico Renato Donati alla media di oltre 91 km/h.
Lo scafo è un S.I.A.I. ed ha le seguenti caratteristiche:
Peso 1,5 tonnellate Lunghezza 7,95 m Larghezza 2,80 m Larghezza pattini 0,80 m
E’ dotato di un motore stellare D2 C30 9 cilindri, 13700 cc, raffreddato ad aria, 250-270 CV di potenza, progettazione e costruzione Alfa Romeo.
La velocità massima è di 130 km/h



L'idroscivolante SIAI-Alfa



Un'altra vista dell'idroscivolante SIAI-Alfa



Il motore stellare Alfa Romeo D2 C30 a 9 cilindri.

Goffredo Gorini si ripete l’anno successivo, vincendo alla media di 103,308 km/h.

Queste imprese motonautiche dell’Alfa Romeo si ripetono con la ripresa delle gare dopo la seconda guerra mondiale, non più con gli idroscivolanti ma con gli entrobordo corsa dotati di motori di derivazione aeronautica (ma solo per pochissimi anni) ed automobilistica.
Va ricordato che l’Albo d’Oro Alfa Romeo in campo motonautico è altrettanto ricco quanto quello in campo automobilistico e conta innumerevoli titoli mondiali, europei ed italiani nelle diverse classi.
Peccato che questa gloriosa storia di marca Alfa Romeo sia ancora oggi sconosciuta alla stragrande maggioranza degli appassionati delle competizioni.

La storia dei modelli

La storia dei modelli riguarda i due idroscivolanti del 1930 e del 1938 e si svolge su un arco temporale di trent’anni.
Era il 1982 quando, in una delle frequenti visite alla Libreria dell’Automobile, trovai il volume “Alfa Romeo 70 anni di immagini”.
A quel tempo la collezione di modellini era concentrata sul tema delle automobili e ne contava 9…sì, solo nove !
Avevo già imparato da alcuni libri che Alfa Romeo aveva prodotto non solo automobili ma anche qualche altro marchingegno meccanico, ma fu proprio il volume appena acquistato che mi diede, attraverso le bellissime fotografie in bianco e nero, una panoramica che mi lasciò senza fiato.
Autocarri, autobus e filobus, motori agricoli, aeronautici, navali, industriali entrarono in un colpo nello scenario produttivo della mia amata Alfa e cambiarono, negli anni, la prospettiva della collezione.
L’aggiunta di altri temi, oltre a quello delle automobili, richiese molti anni ma procedette con ordine e continuità.
Dopo le auto vennero gli autocarri, gli aerei, le locomotive e, finalmente, nel 2000 i mezzi navali.
Il problema di questi ultimi era relativo al fatto che non esistevano sul mercato modelli finiti o kit ed era quindi necessario trovare modellisti che realizzassero le miniature partendo da zero.
Il caso dell’idroscivolante del 1930 fu infatti uno dei primi casi in cui mi trovai di fronte a questa avventura.
La foto dell’oggetto vero appariva appunto nel volume “70 anni di immagini” e questa foto rappresentava l’unico riferimento per la realizzazione del modello. Avevo cercato altri documenti al riguardo, ma non trovai assolutamente nulla.
Con grande pazienza e non poca immaginazione procedetti a realizzare le classiche 3 viste dell’idroscivolante, estrapolando le misure dalle dimensioni a me note del motore radiale Lynx e dagli omini che si intravedevano dalla foto.
Il lavoro mi richiese un numero non indifferente di weekend ma alla fine riuscii ad ottenere un disegno che poteva rappresentare un buon riferimento per la realizzazione del modello.



Disegno in tre viste dell'idroscivolante Alfa 1930.

Poiché, come abbiamo visto, il natante ha una stretta parentela con gli aerei, mi rivolsi al modellista che mi costruiva i modelli aeronautici.
Era la prima volta che gli capitava un’avventura del genere e passammo ancora qualche weekend a scovare dei kit di aerei da cui ricavare gli “scarponi” ed il propulsore.
La scala che avevo scelto per la realizzazione del modello era l’1/43….e a questa scala si adattavano, se pur con alcune modifiche, gli scarponi presi da un modello in 1/72 ed il motore da un modello in 1/48.
Dopo un processo di affinamento e di modellazione durato alcuni mesi, l’idroscivolante 1930 entrò in collezione nel 2002.
Come si vede dalla foto, l’artista non si è risparmiato, riproducendo l’idroplano in acqua agganciato con delle funi ad un bel palo di legno.



Il modello 1/43 dell'idroscivolante 1930.





Il secondo idro ha una storia molto diversa rispetto al cugino del 1930.
Comincia nel dicembre 2008, una settimana prima di Natale.
In quel periodo ero totalmente immerso nel programma per il Centenario Alfa Romeo. Un mese prima era arrivato lo stop da parte del top management di Fiat all’ipotesi di grandi manifestazioni per la celebrazione.
Io non mi ero ancora dato per vinto e stavo cercando ipotetici enti che potessero contribuire ad arricchire i contenuti della festa.
Mi ero messo in contatto con il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ed avevo invitato a casa mia il Direttore del settore Trasporti del Museo.
La visita si svolse in modo molto cordiale e spendemmo circa un’ora discutendo della storia meno nota dell’Alfa Romeo, prendendo spunto dai modelli della collezione.
Il personaggio fu particolarmente attratto dall’idroscivolante del 1930 e mi informò che stava personalmente seguendo il restauro di un idroscivolante che aveva vinto la Pavia-Venezia nel 1938 e che montava un motore radiale Alfa Romeo.
Fu per me una scoperta sconvolgente.
Gli chiesi se poteva spedirmi foto e documentazione ed ottenni una gentile approvazione.
In realtà la spedizione avvenne dopo qualche settimana e qualche telefonata di sollecito, ma ne valse la pena. Infatti mi furono inviate una quindicina di foto a colori e tre pagine di informazioni.



L'idroscivolante SIAI-Alfa restaurato del Museo Scienza e Tecnologia di Milano.





In un paio di foto appariva anche un modello in grande scala (scoprii poi che era 1/10) dell’idroscivolante.
Chiamai immediatamente il mio personaggio ringraziandolo della documentazione e chiedendogli chiarimenti relativi al modello….e così ottenni nome e indirizzo del modellista.
Siamo ormai in primavera 2009 e telefonai all’artista che abita in quel di Padova.
Parlammo dei modelli di motoscafi e lui mi chiese se potevo aiutarlo a prendere le misure del motoscafo “Popoli” in parcheggio al Museo di Arese.
Concordammo di incontrarci proprio ad Arese per approfondire gli argomenti che ci stavano a cuore e, durante l’incontro, gli chiesi la sua disponibilità a realizzare il modello dell’idroscivolante 1938…ma in scala 1/43.
Ottenni il suo assenso, ma il progetto incontrò parecchie difficoltà, in quanto la sua specializzazione era la costruzione di modelli naviganti in scala 1/10.
Ad un certo punto mi ero convinto che l’avventura fosse fallita e arrivammo anche al litigio.
Passarono molti mesi ed un giorno ricevetti una mail con allegate alcune foto con un solo commento: “ sono uomo d’onore, quando prometto qualcosa prima o poi la mantengo”.



Particolari del modello 1/43 dell'idroscivolante SIAI-Alfa









Era proprio vero, infatti nel novembre 2011 ci ritrovammo a Novegro e mi consegnò il modello dell’idroscivolante in 1/43 ad un prezzo veramente ridicolo.
Ne aveva fatta una piccola serie, riproducendo il mezzo restaurato del Museo della Scienza, ma per me ne aveva fatto uno specifico che riproduceva l’idroscivolante originale della Pavia-Venezia del ’38.
Il modello era fatto molto bene ma un po’ stilizzato. Mancavano infatti molti particolari.



Prima versione del modello 1/43 dell'idroscivolante SIAI-Alfa


Il problema fu presto risolto grazie al mio modellista automobilistico che, sulla base della documentazione dell’epoca che gli ho fornito, mi ha completato egregiamente l’idroscivolante.
Un modello da sballo !!!



Versione definitiva del modello 1/43 dell'idroscivolante SIAI-Alfa











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