L'Alfa Romeo Cuorerosso raccontata da chi l'ha disegnata
Alejandro Mesonero, capo del design Alfa, racconta il concept tra stile e dettagli che vedremo sulle prossime auto
Dopo averla scoperta in generale e averla approfondita con Santo Ficili , CEO di Alfa Romeo, ora per la Cuorerosso è il momento di essere raccontata da colui che, insieme al suo team, l'ha disegnata. Ho incontrato Alejandro Mesonero-Romanos al Centro Stile Alfa Romeo di Torino e ho scambiato con lui quattro chiacchiere.
Un incontro interessante perché dà modo di capire le scelte dietro la concept ei principi che guideranno le Alfa Romeo del futuro: dalla carrozzeria a metà strada tra coupé e berlina agli interni progettati intorno al guidatore, la Cuorerosso è una dichiarazione d'intenti. Non una promessa sui prossimi modelli, ma un'indicazione della direzione che il marchio seguirà.
Una coupé a quattro posti, partendo da una scultura Per disegnare la Cuorerosso, Mesonero ha chiesto al team di partire da una scultura, senza lasciarsi condizionare inizialmente da piattaforme, ruote o finestrini. La priorità era trovare le proporzioni ei volumi giusti, per poi aggiungere gli elementi necessari a trasformare la forma in un'automobile.
La scelta è ricaduta su una silhouette che combina coupé e berlina, con quattro posti. Una soluzione che il designer considera più sofisticata rispetto a una sportiva a due posti, perché permette di unire bellezza e funzionalità. Anche le dimensioni sono relativamente realistiche: circa 4,7 metri di lunghezza, 1,95 metri di larghezza e 1,30 metri di altezza. L'obiettivo non era realizzare una vettura futuristica fine a sé stessa, ma esplorare una forma che potrebbe trovare spazio anche in un'automobile di produzione.
Niente nostalgia: il passato serve a guardare avanti La Cuorerosso riprende alcuni tratti della tradizione italiana del design, senza ricorrere a citazioni letterali. Mesonero riconosce nel concept l'eleganza di Pininfarina e la forza delle forme posteriori associabili a Zagato e Bertone, reinterpretate però in chiave contemporanea.
Per il designer, il compito di Alfa Romeo non è riproporre le automobili del passato, ma utilizzare il proprio patrimonio per creare qualcosa di nuovo. L'esempio è la Carabo di Marcello Gandini, un progetto che guardava al futuro senza cercare rassicurazioni nella tradizione.
La stessa filosofia potrebbe caratterizzare i prossimi modelli del Biscione. Mesonero non anticipa i dettagli precisi delle vetture di serie, ma indica alcuni principi: semplicità, superfici pulite, poche linee e un'identità visiva forte.
Interni: meno schermi, più attenzione alla guida Anche l'abitacolo segue la ricerca di continuità degli esterni. Mesonero lo descrive come un cuore organico , con superfici che si sviluppano dalla plancia verso i passeggeri posteriori. Il guidatore rimane al centro, ma senza essere chiuso in un abitacolo opprimente.
Tra le soluzioni più interessanti c'è la strumentazione dinamica a doppio cannocchiale, che può concentrarsi su un unico elemento per mostrare le informazioni essenziali durante la guida. La console centrale integra invece uno schermo in modo da combinare tecnologia e comandi fisici.
È una scelta anche filosofica. Secondo Mesonero, moltiplicare gli schermi e le informazioni non significa necessariamente migliorare l'esperienza a bordo: può aumentare le distrazioni ei costi, senza offrire un'utilità proporzionata. Alfa Romeo vuole quindi integrare la tecnologia in modo più ragionato, senza seguire la corsa alle superfici digitali sempre più grandi.
Curiosità? Il dettaglio preferito da Mesonero sono i cerchi: complessi nella struttura ma semplici nell'aspetto, con i caratteristici fori che richiamano la tradizione del marchio. Subito dopo cita il cofano, con le sue forme sensuali, e la coda, più aggressiva. Chissà quanto, di questo, ritroveremo sulle nuove auto di serie. Secondo noi, parecchio.