Nicola Romeo, il napoletano che creò il mito Alfa Romeo, tra i simboli della «milanesità»

Il 28 aprile saranno celebrati i 150 anni dalla nascita, avvenuta a Sant'Antimo. La sliding doors: da futuro capostazione a Tivoli a imprenditore che fa nascere una leggenda dei motori. Tutto dopo un incontro casuale




La creatura che ha fatto nascere lo ha oscurato, tanto che pochi sanno che il Biscione, tra i simboli di Milano e logo dell’Alfa, è il prodotto di un ingegnere nato da famiglia umile in un paesino a pochi chilometri da Napoli: Sant’Antimo.
Ora, forse in occasione dei 150 anni dalla nascita di Nicola Romeo molti conosceranno la sua storia fatta di coincidenze e sliding doors e scopriranno che dietro un simbolo storico della «milanesità» c’è un napoletano. Negli anni tanti hanno celebrato l’Alfa, ma mai nessuno si è soffermato sul cavalier Nicola Romeo. Come se parlando del mito Ferrari venisse ignorato il suo fondatore, Enzo, che di Romeo fu giovane apprendista e collaboratore.
Proprio il 28 aprile, giorno della nascita nel 1876 di Nicola Romeo, ci sarà a Sant’Antimo l’apertura delle celebrazioni, con la targa commemorativa davanti alla sua casa natale, in via Della Libertà. Quella stessa giornata, sarà presentato l’annullo filatelico, realizzato a cura di Poste Italiane, i cui tratti salienti sono stati anticipati in una conferenza giovedì 9 aprile a Napoli, nella sede del consiglio regionale, al Centro direzionale. L’8 e il 9 maggio a Sant’antimo arriveranno i discendenti di Romeo, tra cui la principessa Nicoletta Odescalchi, figlia della sua primogenita Elena.

Laurea in ingegneria e 4 lingue
Fin qui la cronaca, ma chi era Nicola Romeo? Un uomo piccoletto, precocemente calvo ma di grande empatia ed intelligenza. E che conosceva le lingue. Nato in una terra dove trovare lavoro era un’impresa, aveva cercato fortuna altrove dopo la laurea in ingegneria civile alla Federico II. Aveva fatto domanda ovunque, nessuna risposta. La sua famiglia umile non aveva le conoscenze adatte per aiutarlo. Un giorno del 1902 la sua storia e quella dell’Alfa cambiano nello stesso istante. Dopo l’ennesimo colloquio di lavoro andato male prende il treno Liegi - Bruxelles (a Liegi aveva conseguito la seconda laurea in ingegneria, quella elettrotecnica), prima tappa per il ritorno in Italia dove lo aspetta un lavoro da capostazione a Tivoli, unica domanda andata a buon fine. Forse è scoraggiato, chissà. Forse amareggiato. Ma non perde il buonumore e inizia a conversare amabilmente con il suo vicino di posto. Parla delle sue idee, dei suoi sogni. Senza quella chiacchierata l’Alfa (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, ex Darracq) non sarebbe mai diventata Alfa Romeo. Perché quel suo vicino di posto nello scompartimento è un dirigente della Robert W. Blackwell & Co, azienda inglese specializzata nella fornitura di materiale ferroviario.

Nicola Romeo a bordo della mitica Alfa Romeo P2, campione del mondo nel 1925

Proiettili per la prima guerra mondiale
Fa colpo e dopo poco Nicola Romeo diventa responsabile della filiale italiana della Blackwell. È l’inizio di tutto. Capisce come muoversi in quel mondo e nel 1904 fonda la Ing. Nicola Romeo & C., società per la costruzione e il commercio di macchine per l’industria mineraria. Nel 1906 diventa rappresentante per l’Italia della Hadfield (acciai speciali e materiale ferroviario); nel 1907 passa alla rappresentanza dell’americana Ingersoll-Rand (compressori) e nel 1909 apre a Milano un’officina di riparazione e montaggio dei macchinari importati dagli Usa. Romeo è un affabulatore, ha carisma. Conosce bene l’inglese, il tedesco e il francese. Sa dialogare con il mondo industriale internazionale, sa carpirne la fiducia. Conquista grandi commesse e nel 1914 ne ottiene una milionaria per la produzione di proiettili. Ha capito che alla fine l’Italia entrerà in guerra e si è lanciato nell’affare. La sua azienda però è piccola ed ha solo 50 dipendenti. È qui che la sua storia si incrocia con quella dell’Alfa. L’azienda è sull’orlo del fallimento, le auto non vanno. Viene messa in liquidazione. È dotata di macchinari moderni e di strutture molto ampie, due cose che interessano Romeo. La compra.

La leggenda con l'Alfa Romeo P2
Niente auto, solo produzione bellica. Alla fine della guerra però bisogna riconvertirsi. E ritorna il vecchio amore. I macchinari in fondo servivano a quello. Ma prima riparte da trattori e materiale ferroviario. Nel 1918 l’azienda verrà incorporata nella Società Anonima Ing. Nicola Romeo & C. e sul logo Alfa comparirà il nome Romeo. L’ingegnere fiuta l’aria. Il futurismo nascente porta il mito della velocità, le corse automobilistiche diventano leggenda. L’auto è il futuro. Chiama i meccanici migliori, i progettisti più visionari. Nel 1922 avvia la prima produzione in serie con la RL.
Nel 1925 il tripudio: l’Alfa Romeo P2 vince il primo campionato del mondo della storia ed entra nella leggenda. Nonostante questo gli affari precipitano, molti investimenti sono andati male. Il 6 novembre 1926 l’Alfa Romeo passa sotto il controllo dello Stato. Il 28 maggio 1928 Romeo è costretto a lasciare ogni incarico aziendale. E anche se nel 1929 diventa senatore del Regno, la sua parabola imprenditoriale è finita. Morirà il 15 agosto 1938 a Magreglio (Como) dove si era ritirato con la moglie e i sette figli. Una delle bambine si chiama Giulietta. Qualcosa ricorda.


Fonte: https://napoli.corriere.it/


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