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Marchionne: "La festa è finita" Cibus

Cambiano le strategie del Lingotto, condizionate, come per tutti i Costruttori Mondiali, dalla grave crisi economica, crisi che rende di fatto possibili eventuali alleanze “azionarie” che, per la cronaca, sono storicamente spesso ricordate più per gli esiti negativi che altro: Ora, a fronte di un cambiamento che pare girare tutte le carte in tavola per il Mondo dell’ Auto ( “C’è un eccesso di produzione, anche senza il crac globale della finanza, la domanda non avrebbe potuto salire all’ infinito”), si rende necessaria la ricerca di una Partnership che vada oltre gli “Accordi mirati” (siano essi su singoli prodotti, piattaforme o progetti), gli unici che, fino ad ora, avevano pagato. Ora bisogna rivedere completamente la strategia commerciale e produttiva, anche perché, a detta dello stesso AD di Fiat, “Il consolidamento è inevitabile” e, se non saranno 6 i Gruppi che si salveranno, non saranno certo molti di più; Per Fiat Auto, che assicura “Noi ci saremo”, quella parola “consolidamento”, significa solo una cosa: Matrimonio, Fusione. Anche in minoranza se, come dice Elkann, “I presupposti fossero buoni”. Insomma, Fiat prende atto con lucidità della situazione e, nonostante possa permettersi di chiudere l’ anno con una previsione di 2 miliardi di utili, ha già cominciato la “caccia al Partner”; Si punta ovviamente sull’ Europa (come fatto trapelare da Marchionne), soprattutto su Peugeot e BMW (con cui il Lingotto ha stretto legami, sui veicoli commerciali con la prima e futuri Accordi mirati” con la seconda). In sintesi, questa non è una crisi aziendale nè Marchionne può disporre della bacchetta magica: Se lui è il primo a ribadire che “una Fiat indipendente non è più possibile", converrà abituarsi all’ idea che, prima o poi, non sarà più nemmeno una Fiat tutta Italiana.
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