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Lotta interna in casa Bertone: Lilli licenzia la figlia Barbara Cibus

Ha assunto toni da telenovela la travagliata vicenda della carrozzeria Bertone: Secondo un comunicato diffuso dalla Casa stessa, Barbara Bertone, ex Direttore Generale e figlia del compianto Nuccio, è stata sospesa con effetto immediato da qualsiasi ruolo societario. Recita la nota: “......Nel grave comportamento assunto dalla dottoressa Bertone, in deciso conflitto di interessi e in aperto contrasto con le strategie di rilancio industriale intraprese dalla presidenza”. Motivo della decisione, la volontà di Lilli, detentrice del 99,8% del Pacchetto Societario, di vendere l'azienda all'imprenditore Domenico Reviglio, con la promessa da parte di quest'ultimo realizzare una serie di investimenti triennali pari a 153 milioni di Euro, e con l’impiego quasi assoluto dei 1300 dipendenti coinvolti per la produzione di auto a basso impatto ambientale; Diversa la posizione di Barbara, che privilegiava la "scelta Rossignolo", ex dirigente Fiat e Telecom, il quale avrebbe promesso di salvare un migliaio circa di posti di lavoro. Ad ogni buon conto, ecco di seguito le parole di Lilli Bertone:
Conferenza Stampa 9/01/08
«E’ opportuno che, grazie a questa occasione per la quale ringrazio voi tutti qui intervenuti, siano chiarite tutte le questioni inerenti questa vicenda, la quale ha oramai passato ogni limite.
Tengo a precisare che la mia volontà è sempre stata quella di rimanere in prima linea a svolgere direttamente l’attività industriale. Per questo, sino dal momento in cui la Carrozzeria Bertone ha esaurito le commesse in essere, ho sempre voluto che l’attività produttiva, portata a livello internazionale da Nuccio Bertone, potesse ripartire (come peraltro, gli promisi personalmente): ed è per questo motivo che decisi di supportare finanziariamente l’azienda, dal giugno 2006, con consistenti conferimenti personali, pensando che chi avrebbe dovuto supportarmi in questo, avesse le mie stesse intenzioni: purtroppo, ho compreso che non era così, erano in corso altri disegni, che allora non ero in grado di vedere: tanto è vero che nulla fu fatto, da chi avrebbe dovuto coadiuvarmi, per perseguire questo risultato, anzi, ero tenuta al di fuori dei giochi che erano molto diversi in realtà da tale mio intendimento.
E nel momento in cui era divenuto pressante per il futuro della carrozzeria, individuare un valido progetto di ristrutturazione ed un piano di rilancio, come venne da me acquisito, emergono strane “strategie”: pesanti svalutazioni volute da mia figlia, (che non ho mai approvato e che a quanto è emerso in seguito, non erano legittime), un progetto di concordato con cessione di tutti i beni strumentali (da me mai autorizzato), e tutti quegli atti di aggressione al governo delle società che sono di mia proprietà e/o soggette al mio controllo, i quali, sebbene completamente illegittimi ed inefficaci, hanno fuorviato tutti, col deliberato scopo di impedirmi di raggiungere il risultato da me perseguito.
E siccome non ho mai fatto altro che restare personalmente integra, e perseguire un risultato giusto e positivo, sono state usate le armi tipiche da parte di chi di armi reali non dispone, rappresentate dal falso, dal discredito, dal pettegolezzo, in misura oramai divenuta inaccettabile, che hanno anche gravato pesantemente sulla memoria di mio marito.
In strane circostanze emerge questo progetto Rossignolo, vecchio di quattro anni, per la produzione di un Suv che sarebbe stato prodotto tra altri quattro anni in un mercato già saturo adesso? Rossignolo ha dichiarato che avrebbe usato il marchio De Tomaso ed il marchio Isotta Fraschini: il primo, a detta del Sig. Santiago De Tomaso, è per Rossignolo, assolutamente indisponibile, e quanto al secondo, seppellito da una voragine di fallimenti e di ruberie, è assolutamente inidoneo a qualsiasi utilizzo, soprattutto per una vettura che parte da un prezzo al pubblico di oltre 100 mila euro (non si vede chi comprerebbe una vettura di quel prezzo dopo i negativi trascorsi di quel marchio…).
Peraltro, come avete potuto esaminare, chi aveva affermato l’esistenza della presunta esclusiva, non aveva affermato il vero. Come non corrispondono al vero le note dichiarazioni circa le mie capacità di disporre del potere di indirizzo e di governo delle mie società.
Io ho potuto conoscere solo recentemente il dr. Reviglio, ma alcuni degli ingegneri del suo pool sono ben noti al Gruppo Bertone perché hanno già in passato collaborato con noi proficuamente: la sua struttura ed il suo progetto, possono perfettamente integrarsi nelle nostre strutture ad anche nei progetti con elevati contenuti tecnologici ed investimenti accettabili che ho selezionato per il rilancio della società.
Attività a 12 mesi che garantiscono a breve occupazione, attività a medio periodo con la nuova piattaforma produttiva di basso volume, ed attività di sviluppo nei motori alternativi a lungo periodo potranno tutte essere svolte in Bertone, dando vita ad un polo tecnologico internazionale sul quale sto lavorando da alcuni mesi, che potrà essere implementato e coordinato dal dr. Reviglio e dai suoi valenti ingegneri.
Nella presenza di tutte le garanzie degli ammortizzatori sociali, anche lo Stato potrà impiegare molte meno risorse. Il fallimento, che nessuno dice di volere, ma che taluni spingono per ottenere, avrebbe conseguenze ancora più gravi: esauriti gli ammortizzatori sociali, con la grave crisi nella quale è irreversibilmente caduto il conto terzi, nel contesto industriale torinese che possibilità avrebbero i dipendenti di essere assorbiti in altre aziende?
Solo l’innovazione può creare occupazione e fare rinascere la Bertone, sia perché applicata a nuove metodologie produttive ed a nuove tecnologie che guardano al futuro e facilmente industrializzabili, il tutto con investimenti accettabili, e non giganteschi come l’industria automobilistica attuale richiede.
In ultimo il dr. Reviglio mette a disposizione risorse finanziarie fresche, mentre il Rossignolo nella sua lettera di intenti dichiarava, che “avrebbe ricapitalizzato per 10 milioni di Euro”, che “…avrebbe acceso leasing per 28 milioni…” e che il tutto avrebbe dovuto essere soggetto all’approvazione dei necessari finanziamenti…”; qui le risorse sono presenti. Adesso, prima di una firma definitiva, e non dopo.
Sono fermamente convinta che il progetto Reviglio si inserisca perfettamente nell’ottica di continuità aziendale, in grado di tenere alto il nome Bertone nel panorama automobilistico internazionale, e di consentirmi di mantenere una consistente quota nella società produttiva che nell’altra ipotesi non avrei avuto.
Ritengo di essere ancora libera di fare una qualsiasi scelta, e, a maggior ragione, se è più conveniente per me e per l’azienda, sotto tutti i profili: tutelerò quindi i miei beni e perseguirò la mia volontà industriale con ogni mezzo, sempre nella piena legalità, contro tutti coloro che, senza titolo, hanno altri intenti ed altri obiettivi. Sono un industriale e non voglio essere un immobiliarista.»
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