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Giugiaro: “Marchionne l’Alfa non la vuole vendere” Cibus

Non si è ancora spento l’eco della notizia dell’ accordo tra Fiat-Chrysler e Mazda che già compaiono sul web i primi commenti “a caldo”. Uno dei primi ad espremersi in tal senso è Giorgio Giugiaro, il fondatore di Italdesign da poco confluita nella “galassia” VW. "A parte che si tratta di un memorandum d'intesa e quindi tutto è ancora aperto, ma l'ipotesi di cooperazione tra la Fiat e la Mazda per sviluppare una spider Alfa non mi stupisce: Marchionne l'Alfa non la vuole vendere. E non è questione di soldi, bensì di orgoglio. Piuttosto la lascerebbero lì a languire". Queste sono state le prime parole del designer piemontese, forse indispettito per la mancata acquisizione da parte del “suo” Gruppo, acquisizione che gli avrebbe permesso di realizzare lo stile delle future Alfa Romeo. E questo non è un problema da poco, in un universo (quello VW) pieno zeppo di designer e centri stile dove l’unico, drammatico, problema deriva dalla una sostanziale mancanza di originalità: D’altra parte, lo stile teutonico si è quasi sempre espresso attraverso stilemi conservativi (tranne qualche rara eccezione) ed è indubbio che questa politica possa alla lunga generare una mancanza di stimoli creativi: Ne è perfetto esempio quello di BMW, dove l’arrivo di Chris Bangle generò uno stile “di rottura” con il passato che disorientò non poco la clientela e che costrinse i vertici a ritornare, seppur parzialmente, sui propri passi. In più, nello specifico, ricordiamo che Walter DèSilva, Wolfgang Egger e lo stesso Giugiaro, tutti in forza nel Quartier Generale di Wolfsburg, hanno disegnato alcune tra le più belle vetture del Biscione e per loro lo smacco assume una dimensione soggettiva più marcata. In un Gruppo dove esiste praticamente tutto a livello di tecnologia e possibilità economiche, manca proprio il tassello più “emotivo” e, nel contempo, più importante per generare vetture che non siano solo affidabili e ben rifinite: il design. E questo probabilmente è il grande cruccio di Piech, che ben sa come spesso le vetture tedesche siano state associate ad una certa ”freddezza”, una sensazione che va al di là della perfezione costruttiva che la può generare; una sensazione di perfezione asettica che a lungo andare potrebbe anche annoiare. Con Alfa Romeo, VW cercava proprio l’ “anima” e l’ ispirazione e non è detto che uno dei motivi per qui qualche ex uomo del Centro Stile di Arese sia andato alla corte di Wolfsburg è stato proprio nella speranza di poter disegnare nuovamente una vettura del Biscione.
A poco valgono le dichiarazioni di Giuseppe Tartaglione (Presidente e Amministratore Delegato di VW Group Italia) quando afferma che “la difesa delle competenze tecnologiche, in un'Europa che della tecnologia è la culla, è la strada attraverso cui passa la difesa dei posti di lavoro sul territorio. Se si perde il treno dell'innovazione si è finiti", confezionando ”l’ affondo” al designer di Garessio (CN) che ribatte: "Ricordo di aver visitato alcune fabbriche statunitensi negli anni 70, ed erano indietro di trent'anni rispetto a noi nella gestione dei processi… Oggi le Alfa del futuro, Mazda a parte, dovrebbero essere ingegnerizzate là… Ma io dovrei comprare un'Alfa fatta dagli ingegneri della Chrysler?! Non dico una Fiat, che ci può stare, ma un'Alfa…?". Considerare egemone il know how dell’Industria Europea (o di VW?), nel terzo millennio appare un concetto quantomeno arcaico, come appare tale a anche la dichiarazione di Giugiaro, che si riferisce a quella che uno storico potrebbe definire “era geologica”; Più realisticamente, VW teme una “standardizzazione qualitativa” a livello globale che di fatto (mancando “L’anima”) azzererebbe il suo vantaggio sulla concorrenza. Concorrenza (vedi Hyundai o Kia) che ultimamente ha fatto imbestialire Piech in quanto ormai vicina al “traguardo VW” in fatto di qualità: Per questo il manager tedesco è alla ricerca spasmodica di “un’anima”, “un’ispirazione” da dare a tutto il Gruppo, un valore che solo Alfa Romeo gli poteva dare. Ora che l’accordo con Mazda mette tutto in discussione, la partita, data già per vinta da alcuni, non è ancora finita.
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