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Marchionne: 6 milioni di auto all’anno entro il 2015.
Cibus



"La soglia minima per garantire a un costruttore generalista un adeguato ritorno economico è intorno ai sei milioni di vetture all'anno e noi ci arriveremo nel giro di tre anni con almeno un milione di auto derivate dalla stessa piattaforma".
Ecco quanto affermato da Marchionne durante il convegno tenutosi qualche giorno fa all’Università Bocconi di Milano.
D’altra parte, l’ obiettivo del manager Italo-Canadese non è mai cambiato, dato che l’ acquisizione di Chrysler andava proprio in quella direzione, per creare cioè i presupposti per la sopravvivenza di Fiat e della Casa Americana: "Né Fiat né Chrysler ce l'avrebbero fatta da sole nel lungo termine. La Fiat era troppo piccola, troppo legata alle vetture dei segmenti bassi e troppo dipendente dal mercato europeo per avere qualche possibilità di sopravvivere. E Chrysler, come il resto dell'industria dell'auto americana, si trovava devastata dallo tsunami finanziario e da una leadership che aveva mal gestito la necessità del cambiamento. Insieme possiamo ampliare le rispettive gamme di prodotto e sfruttare nel modo migliore la capacità installata. Grazie all'alleanza con Chrysler, la Fiat europea ha la grande occasione di rientrare in un disegno globale, beneficiando della possibilità di esportare in mercati extra-europei e condividendo il costo di sviluppo di architetture che avranno un'applicazione parallela in America. Tutto ciò ha avuto un impatto enorme sulle nostre due aziende, anche a livello culturale. Le ha spinte ad aprirsi e a confrontarsi; ha creato un clima di fermento e di stimoli continui; ha generato occasioni di crescita professionale e personale come mai prima nella loro storia".

Il discorso del Manager è poi proseguito, coinvolgendo anche la sfera personale:"Mentirei se vi dicessi che tutto ciò non ha avuto impatto anche su di me. La mia agenda e la mia vita sono state completamente stravolte negli ultimi tre anni. C'è una ragione precisa, però, per cui ho deciso di mantenere la carica di amministratore delegato di entrambe le aziende e lasciar perdere diverse ore di sonno. Ed è perché credo che, per il successo dell'integrazione, sia assolutamente necessario garantire il più stretto collegamento possibile tra Fiat e Chrysler. È l'unico modo per evitare che le barriere geografiche che abbiamo abbattuto con la partnership non si trasformino in barriere culturali, per gelosia o per nazionalismo. La storia dell'auto ci ha lasciato alcuni esempi di alleanze che sono fallite perché non c'era una reale volontà di condividere competenze ed esperienze, perché si è generato un clima di diffidenza e disparità tra i due partner, preoccupati più di difendere ognuno le proprie tecnologie che non di guardare a un futuro in comune".








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