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Europa: Quale futuro per l’Auto? Cibus

In un panorama automobilistico che vede il Mercato Europeo segnare il passo nelle immatricolazioni, in netto ed inesorabile ribasso, viene spontaneo chiedersi che cosa riserva il futuro dell’ Auto al Vecchio Continente. È notizia di questi giorni l’intenzione del Gruppo Daimler Benz di ridurre progressivamente le piattaforme dalle 4 attuali a 2: Come spiega Wolfgang Bernhard, Responsabile della produzione della Casa di Stoccarda, l’operazione mira ad ottimizzare i processi produttivi e migliorare l’efficienza, riducendo di pari passo i costi di gestione. Bernhard si spinge però oltre, azzardando che la percentuale di vetture prodotte all’ estero salirebbe dall’ attuale 10% al 50% entro il 2020, localizzando nuovi siti produttivi in Messico ed in Cina, paesi dove sussistono elevati dazi doganali da corrispondere in caso di importazione. Ma è notizia di oggi che anche Fiat-Chrysler intenderebbe realizzare la futura erede della “Bravo” al di fuori dei confini nazionali, più precisamente in Cina dove è già stata annunciata la produzione della “Viaggio”, che tra l’altro fornirebbe pianale e gran parte dei componenti alla media Fiat. In sostanza, la nuova “Bravo” non sarebbe altro che una Fiat “Viaggio” adattata secondo i gusti Europei, cosa che permetterebbe al Gruppo Italo-Americano di saturare l’impianto attualmente in costruzione in Cina avente una potenzialità di circa 350.0000 veicoli all’ anno. Per fare un termine di paragone che possa in qualche modo giustificare la scelta del gruppo guidato da Sergio Marchionne, possiamo rapportarci al presente: L’ attuale “Bravo” ha una tiratura di circa 30.000 esemplari all’ anno (contro i quasi 500.000 annui di una Golf) e viene realizzata nello stabilimento di Cassino, che “sforna” anche “Giulietta” e “Delta” per un totale di 130.000 vetture annue circa con una potenzialità però di 300.000. Se questo progetto dovesse concretizzarsi, il ruolo dell’impianto di Cassino verrebbe ulteriormente ridimensionato, mettendo più di un dubbio circa la sua futura utilizzazione. Purtroppo lo spostamento dell’ asse economico verso il Medio Oriente ed i Paesi in via di sviluppo, “affamati” di benessere e disposti a qualunque sacrificio pur di ottenerlo (dopo secoli di oblìo), farà sentire sempre di più i suoi effetti sulle cosiddette “società benestanti” dell’ Europa.
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