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Marchionne: “Transizione dolorosa da un sistema arcaico”. Cibus
I moti di liberalizzazione del mercato del lavoro imporranno “una transizione molto dolorosa da un sistema arcaico, vecchio di cinquant’ anni, che ha causato molte disfunzioni: Ma abbiamo bisogno di passarci in mezzo”. Questa la previsione che Sergio Marchionne ha teorizzato durante la conferenza di Bruxelles per il Collegio D’Europa. “Come va Monti, oggi”?, chiede ai giornalisti riferendosi al dibattito che anima la trattativa Governo-Sindacati sulla ristrutturazione del Mercato del Lavoro in Italia (Il Premier in questione ha affermato giusto ieri sera: “”Non è più tempo di concertazione” – aggiungendo – “Decisioni da prendere in modo moderno, nessuno può avere il potere di veto”: Palazzo Ghigi ha commentato poi così la giornata: “Non potevamo permetterci un tipo di concertazione sul quale il presidente non è mai stato d’accordo, per formazione culturale e convinzione personale, ma che, soprattutto oggi, è il Paese a non potersi più permettere”- ndr), segno di attenzione verso un interesse comune che annulla le distanze geografiche. “Se non abbracciamo il cambiamento, rischiamo il nostro benessere futuro” e, citando le parole rivolte dalla Regina ad Alice, nel “paese delle meraviglie”: “Ci vuole tutta la velocità nella corsa di cui sei capace, per mantenerti nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte, devi correre almeno il doppio più veloce”. Al Manager viene chiesto di immaginare una “tabella di marcia” per le ristrutturazioni: “24 mesi, riducendo la capacità produttiva in Europa, che oggi è in eccesso del 20%...Perchè le nostre imprese sopravvivano in questo mondo globalizzato, devono essere messe in grado di ristrutturare. E devono avere la flessibilità nel lavoro che possa aumentare la produttività”. Gli viene fatto notare che non tutti saranno in grado di correre allo stesso passo, una volta compiuta la “dolorosa transizione”: “Ci sarà un impatto sull’ occupazione , inizialmente andiamo verso questo. Ed è per questo che ci attendiamo una risposta dall’ Europa. Nel tentativo di cambiare vecchie tendenze, ci vorranno cura e compassione per coloro che saranno stati sopraffatti e dislocati da forze globali che essi non hanno creato”. Ma, “cura e compassione” come, concretamente? “Ci vuole il Welfare, non puoi buttarli via. E ci vuole, ripeto, una risposta europea”.
Il discorso di Marchionne si focalizza sui contratti che Bruxelles ha firmato, o sta per firmare, con Cina, India, Corea del Sud, Brasile ed latri paesi; Accordi che lo stesso Marchionne, da tempo, afferma essere troppo sbilanciati perché, se da un lato la UE “spalanca” le sue porte, Seoul, Tokio o Pechino innalzano bandiere tariffarie, imponendo le proprie regole ed impedendo di fatto un accesso incondizionato ai propri mercati. La UE pecca di ingenuità, fa capire il Manager Italo Canadese rivolgendosi anche al Commissario Europeo del Commercio Esterno Karel De Gucht, seduto al suo fianco: “Non sono un pollastrello, un ragazzino o un bucolico: Stando così le cose, noi non accederemo mai liberamente al mercato del Giappone o a quello dell’India. Il modo in cui la UE ha negoziato con la Corea del Sud è un esempio di ciò che non bisognerebbe fare”. Ma pare che i qualcosa stia cambiando in tal senso, tanto che oggi la Commissione Europea presenterà un regolamento sulla “reciprocità” negli appalti pubblici, per imporre a Cuina ed India di assicurare alle nostre imprese le stesse condizioni di cui godono oggi le imprese cinesi ed indiane in Europa.
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