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Gli operai di Pomigliano: “Basta parlar male dell’Azienda” Cibus

"Per noi Marchionne non è un amico, ma la controparte con cui stipulare un accordo per lavorare. Ma vogliamo ricordare che parlare male della Fiat significa far odiare il prodotto, e se l'opinione pubblica odia la Fiat non compra auto prodotte in Italia, e ciò comporterà la reale chiusura di fabbriche e di conseguenza la reale possibilità di perdita di posti di lavoro". Così si apre la lettera aperta che gli operai della Newco “Fabbrica Italia” di Pomigliano hanno inviato a Governo, Ordine Giornalisti e Presidente della RAI e che sottolinea la “costante strumentalizzazione” alla quale sono sottoposti. Si chiede quindi “maggiore imparzialità” nei giudizi che da qualche tempo i Media fanno calare pesantemente sull’ azienda guidata da Sergio Marchionne: "La vicenda Pomigliano è strumentalizzata in ogni dove, creando divisioni nell'intera classe operaia", Gli operai sostengono infatti che alcune trasmissioni televisive ed articoli di giornali definiscono l’ accordo sottoposto a referendum del 22 Giugno 2010 come un’intesa che "straccia la Costituzione, toglie i diritti, e che ci vede passare come uomini e donne privi di ogni dignità e coraggio". "Ma vorremmo precisare che la malattia ci è consentita”,puntualizza Gerardo Giannone, uno dei test driver al Vico, e promotore della lettera, “la mensa è sempre aperta, i 10 minuti di sosta in meno vengono pagati, i 18 turni esistevano anche nel vecchio contratto nazionale del lavoro, e possiamo scioperare quando vogliamo. Noi non critichiamo l'atteggiamento di chi non ha firmato l'accordo a Pomigliano”,aggiunge Giannone, “ma vorremmo capire come mai in due fabbriche molto vicine, la Lear di Caivano e l'Alenia di Nola, gli stessi hanno firmato accordi molto peggiori o molto simili al nostro, ma a Pomigliano si continua con il muro contro muro. Vorremmo che tutti i giornalisti fossero imparziali nel fornire le notizie, e di sentire entrambe le versioni, non solo una parte”, “perché la vicenda di Pomigliano viene costantemente strumentalizzata in tutte le fabbriche Italiane di ogni genere, e questo diviene elemento di divisione della Classe Operaia tutta".
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