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Chiusura stabilimenti: Fiat smentisce Cibus

Non si esaurisce ancora la polemica scatenata a sèguito delle dichiarazioni di Marchionne in merito alla “possibile” chiusura di 2 stabilimenti in Italia. Nell’intervista rilasciata sul “Corriere”, l’ AD di Fiat-Chrysler anticipava al giornalista Massimo Mucchetti che, qualora le vendite di vetture nei prossimi anni non dovessero decollare, si profilerebbe la possibile chiusura di 2 stabilimenti italiani, augurandosi però che rimanga una previsione fantasiosa che lui stesso definisce un “incubo”. È notizia di pochi giorni fa l’ articolo apparso su “Affari Italiani” che, commentando una tabella sulle future produzioni in Italia, desume la chiusura degli insediamenti produttivi di Mirafiori e Pomigliano. Questi i tratti salienti dell’ articolo: “la scelta sarebbe già stata fatta. E si tratta appunto di Torino e Napoli. Le ragioni sono esclusivamente tecniche. (…) al centro ricerche Fiat di Pomigliano d’Arco (ex Elasis) sono emerse gravi criticità sull’industrializzazione dell’Alfa Romeo 4C; in particolare sarebbero stati commessi errori riconducibili al telaio in carbonio. Ma soprattutto il gruppo ha un sottoutilizzo degli impianti europei che di qui a poco diverrà sintomatico e l’ipotesi di costruire in Italia per vendere negli States è poco più di una favola. Marchionne, che non ha perdonato all’Italia il “no” sugli aiuti richiesti qualche anno fa per la sopravvivenza di Termini, ha dunque deciso di ipotizzare, entro il 2016, la chiusura di Pomigliano d’Arco e Mirafiori”. Il perché di queste dichiarazioni trova origine nell’ attuale produzione dei 2 stabilimenti del Gruppo, che risulta pianificata solo su Panda (Pomigliano) e MiTO(Mirafiori, che realizza ancora a ritmo ridotto Idea e Musa in attesa dell’ arrivo della 500L), con prospettive future (i SUV marchiati Jeep e Fiat) considerate troppo poco definite nei tempi di realizzazione. I vertici dell’ Azienda sono stai iInterpellati direttamente dal Governo Monti, attraverso il ministro Fornero, che ha ribadito testualmente “sia il presidente sia l’amministratore delegato del gruppo mi hanno ribadito che l’impegno assunto verso il nostro Paese è confermato e rafforzato anche dall’operazione Chrysler”. Dello stesso tenore la dichiarazione del Segretario Nazionale dell’ UGL Metalmeccanici, Antonio D’Anolfo: “Soltanto un mese fa Sergio Marchionne ha ribadito e confermato, in un faccia a faccia con i sindacati firmatari, gli investimenti per lo stabilimento di Mirafiori – si legge su UGL.it –. Pomigliano è già realtà. Riesce difficile comprendere perché dovrebbero essere a rischio due stabilimenti per cui sono stati già firmati accordi produttivi, uno dei quali ha già preso il via secondo le tabelle di marcia previste, e con un investimento da 800 milioni di euro”. Non si è fatta aspettare la replica di Maurizio Landini: “Il presidente del consiglio Monti convochi immediatamente un tavolo con la Fiat e tutte le organizzazioni sindacali perché non è accettabile la scomparsa dell’industria dell’auto nel nostro Paese”. Più guardinghi gli esponenti dei sindacati Fim, Uilm e Ugl, mentre il leader della Cgil Susanna Camusso parla di “clima preoccupante” e di “avvenire fosco rispetto al caso Fiat”.
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