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Ex Bertone: Vince il “Sì”
Cibus



Esito scontato agli stabilimento della ex Bertone, soprattutto dopo che le indicazioni della FIOM verso il “sì” avevano preannunciato un consenso plebiscitario. Così è stato, e lo dimostrano gli 886 “Sì” che sono usciti dall urne del referendum indetto dalla Fiat.
Percentuale altissima (97%), che rilancia lo stabilimento di Grugliasco verso la realizzazione del progetto “Baby Maserati”: la scelta dei delegati FIOM di votare a favore del referendum ha di fatto evitato spaccature tra i 1092 operai in cassa integrazione da ormai 6 anni, che ora attendono di veder mantenute le promesse di Marchionne riguardo all’ investimento da 500 Milioni di € (che impone anche nuovi ritmi ed orari di lavoro – gli stessi di Pomigliano e Mirafiori).
Oggi si respira un’ aria diversa davanti ai cancelli della fabbrica: Nessuna tensione, spariti i volantini che insultavano Marchionne, rimossi i cartelli dei sindacati a favore del “Sì”, gli stessi utilizzati a Mirafiori qualche tempo fa. “Non ci sono vincitori e vinti” – commenta Pino Viola, il delegato più anziano che ieri ha votato per millesimo: “Adesso chiediamo a Marchionne di mantenere l’ impegno che ha preso e di rispettare l ‘investimento promesso per questa fabbrica, che finalmente riparta”.
Fiat, da parte sua “apprezza il grande senso di responsabilità dimostrato dai dipendenti dello stabilimento”, anche se attende di verificare “la disponibilità delle organizzazioni sindacali a formalizzare la proposta aziendale: in presenza della firma di un accordo a dell’ esistenza delle condizioni applicative necessarie, provvederà a dare il via libera al piano di investimenti previsti dal progetto”.
Cercando di capire il senso di quest’ ultima dichiarazione, sembra che il Lingotto non si accontenti, a differenza di Pomigliano a Mirafiori del semplice risultato del referendum, ma chieda la firma dell’ accordo alla FIOM che, ricordiamolo nuovamente, alla ex Bertone rappresenta la quasi totalità dei lavoratori: 741 su 1092, che hanno forse votato più “per necessità” che “per convinzione”.
La FIOM reagisce al comunicato, ponendo subito delle precisazioni relative alla “piccola rivoluzione” scaturita a Grugliasco: La firma sarà solo solo delle Rsu,a livello locale. “Noi non lo faremo – afferma il segretario torinese Federico Bellono – perché continuiamo a ritenere questo contratto viziato da illegittimità”.
La disputa tra Fiat e FIOM diventa quindi ancora più accesa, allontanando ulteriormente quest’ utlima dalle altre rappresentanze sindacali: Si va dalle dichiarazioni di Luigi Angeletti (Uil) che parla di “divorzio” tra la FIOM ed il resto del mondo, mentre Raffaele Bonanni (Cisl) aggiunge che “davanti ad un risultato così clamoroso il sindacato rosso non può che firmare l’ accordo”.
Di fatto, internamente alla FIOM, si aprono nuovi fronti interni che alimentano una tensione ormai palpabile: Dopo un giorno di silenzio, Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale in scadenza e leader della corrente più massimalista, afferma che “Da un lato c’è un Sì, dall’ altro un no. Il rischio di sbandata della FIOM è evidente, bisognerà smentire i delegati e dire che la loro firma è a titolo personale e non è valida”. Mentre all’ orizzonte si profila una probabile “resa dei conti” con iol segretario nazionale Maurizio Landini, gli operai tornano in Cassa Integrazione ed aspettano. Non possono fare altro.



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