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L’Alfa non si vende ai tedeschi! 30 marzo 2011 Carlitos
Non c'è necessità di vendere Alfa Romeo «Non c'è nessuna necessità di vendere Alfa Romeo ... Ho sentito che i tedeschi hanno fatto il casino, cercando di esprimere il loro interesse per questo marchio. Ho sentito qualcuno dire in assemblea che sarebbe meglio vendere l'Alfa ai tedeschi, mi sembra ingeneroso». L'AD del Lingotto ha poi aggiunto una frase che la dice lunga sull'intenzione di portare la produzione all'estero: «Bisognerebbe domandare alla Volkswagen quali stabilimenti italiani terrebbe. È molto bello comprare un marchio e poi andare a produrre al di fuori». Ha poi aggiunto «La cosa importante è che quello che la Volkswagen potrebbe fare con l'Alfa adesso, la Fiat può farlo con Chrysler. Ovviamente hanno avuto degli sviluppi specialmente con l'Audi che aiuterebbero l'Alfa nel breve periodo, ma nel lungo termine la concorrenza possiamo vincerla noi. Dateci tempo». «Alfa Romeo», ha aggiunto Marchionne, «é un marchio che ha un grandissimo potenziale, senza Chrysler sarebbe stato molto difficile garantire ad Alfa le architetture per andare avanti. La piattaforma prodotta a Mirafiori è molto importante per Alfa e nasce dall'architettura usata per la Giulietta». Svolta storicaQuella di oggi è stata una giornata storica per la Fiat. Per l'ultima volta gli azionisti hanno deliberato sui conti del gruppo com'è stato finora, con un'unica società per l'auto e per tutto il resto. Ora, con la scissione di Fiat Industrial si è segnato « un nuovo capitolo. La scissione risponde a logiche di affinità industriale e commerciali tra i vari business. Ci permette di avere due entità distinte, libere di seguire ognuna la sua migliore strada», ha detto l'AD del Lingotto. Fiat presto al 35% di Chrysler e 51% entro l’anno« Porteremo presto la quota in Chrysler al 35%» ha dichiarato l’AD di Fiat nella conferenza stampa dopo l'assemblea. « Il nostro obiettivo rimane quello di arrivare al 51% di Chrysler entro l'anno» e ha poi precisato che « Fiat non sta americanizzando i propri prodotti e oltre il 50% delle auto a marchio Chrysler avrà una architettura europea». La produttività degli stabilimenti italiani Marchionne ha evidenziato ancora una volta che il divario tra la produttività italiana e gli altri stabilimenti Fiat nel mondo è « evidente», sottolineandoo che l'utilizzo della rete italiana è al 54% e scende al 37% se si considera la capacità tecnica, in confronto a percentuali del 126 e del 78% rispettivamnte negli altri paesi. « sono stati fatti passi importanti per ottenere flessibilità e prospettive sicure» riferendosi ai recenti accordi contrattuali di Pomigliano e Mirafiori. Ricordando che a Pomigliano la produzione delle Panda nel secondo o terzo trimestre di quest'anno sarà di 250mila unità rispetto a meno di 20 mila (Alfa Romeo) del 2010. Invece a Mirafiori il progetto per la suv Jeep e Alfa Romeo, porterà nel terzo o quarto trimestre del 2012 l'avvio della produzione prevista in 280mila vetture l'anno. Infine Marchionne ha ricordato che entro l'anno cesserà la produzione a Termini Imerese. Infine Marchionne, rispondendo alle domande degli azionisti, che e' stato presentato alle autorita' di Mosca il progetto per un impianto produttivo da 280 mila unita' l'anno e « continuiamo la ricerca di partner industriali locali».  Il punto di vista di Carlo Alberto MontiAll’assemblea del Lingotto si è visto un Marchionne fiducioso e combattivo, sicuro di riuscire nell’impresa di acquisire la Casa americana e di raggiungere i suoi obiettivi, anche se mancano ancora diverse importanti tessere al suo mosaico. Come il 2010, l’anno in corso è cruciale per le sorti del Gruppo Fiat e della Chrysler, così come sarà decisivo per la “fabbrica Italia”. Tutto, anche i modelli usciti solo qualche mese fa sono storia oramai. I freddi dati snocciolati da Marchionne riguardo alla produttività delle fabbriche italiane vanno interpretati, perché dalle parole dell’AD del Lingotto non traspare una critica verso i lavoratori italiani, sicuramente non colpevoli del forte calo delle vendite in Italia, come in Europa delle vetture del Gruppo. Si spera quindi che l’avvio della produzione di Panda e del suv Alfa/Jeep gli impianti possano tornare a pieno regime e appianare tutte le divergenze e le anomalie (cassa integrazione perenne compresa) riscontrate finora. La logica industriale moderna è ben diversa da quella di soli 10 anni fa e oggi si produce la dove si vende, non sempre ricavandone un vantaggio economico (vedi BMW in India). Le fabbriche divise per marchio andranno man mano a sparire, perché saranno le piattaforme a determinare la produzione negli stabilimenti. L’esempio lampante è Mirafiori, sede storica della Fiat, dove si andranno a produrre due vetture di due marchi diversi (Jeep e Alfa Romeo). Il manager italo-canadese ha poi ribadito che la Fiat non si sta americanizzando e che la tecnologia è fusa al 50% e il futuro è ancora tutto da scrivere. Inoltre (e questa è la parte che più ci interessa) ha dimostrato interesse per l’Alfa Romeo, conscio delle grandi potenzialità inespresse, dichiarando “guerra” alla Germania e in particolare alla Volkswagen, bramosa di acquisire il marchio del biscione. Marchionne si è dimostrato anche consapevole del fatto che la strada per riportare l’Alfa Romeo al suo posto naturale è lunga e difficile. Non potrà spuntarla a breve termine, ma nell’arco di qualche anno, più di quelli necessari alla VW. Sa bene che ottenere dei soldi adesso dai tedeschi significa concedergli un vantaggio che risulterà poi incolmabile. Desta comunque scalpore la loquacità di Piech, che è pure tedesco. Di solito i grandi manager tendono a tenere segreti i loro piani industriali quando sono buoni e veritieri, ma forse tanto clamore è dovuto proprio al fatto che Marchionne potrebbe essere in grado con Chrysler di riportare l’industria automobilistica italiana e l’Alfa Romeo agli antichi splendori. Poco più di vent’anni fa (non un secolo) il Gruppo Fiat era il primo in Europa e il quinto nel mondo, allora alla guida c’era un certo Vittorio Ghidella, scomparso da pochi giorni. Allora gli si preferì Cesare Romiti che disinvestì dal settore auto e diversificò gli interessi della famiglia Agnelli, facendo un enorme regalo ai tedeschi in particolare. Nella conferenza stampa di ieri l'AD di Fiat ha espressemante dichiarato di non voler cedere l'Alfa Romeo e ha fatto capire che vuole produrla (almeno in parte) in Italia. La logica industraile dice che qualora la Volkswagen acquisisse l'Alfa Romeo, è inpensabile che spenda molti soldi per ricreare o ripristinare delle fabbriche esclusive Alfa Romeo, così come hanno lasciato credere, ne il governo italiano avrebbe il potere di dire una sola parola, in quanto non elargisce denaro come ha fatto Obama. Gli incentivi per la rottamazione sono a beneficio di tutti e la cassa integrazione conviene ai lavoratori e ai politici, non sono soldi dati a Fiat a fronte di un piano industriale, o di un impegno firmato, così come è avvenuto nel 2009 negli USA. Penso poi che Marchionne non lavori 18 ore al giorno solo per arricchirsi, c'è in ballo il prestigio personale, è un duello a distanza tra due titani e ognuno vuole diventare il numero uno! Attendiamo la risposta di Piech ... Ieri il nuovo presidente della Fiat John Elkann ha poi dichiarato «Torniano alla nostra vocazione originaria: fare automobili».
Personalmente mi auguro che Marchionne si ricordi che l’Alfa Romeo le sue potenzialità le deve soprattutto al suo fascino inimitabile, alla sua storia … quella che attende un segnale di risposta ad ARESE. Magari attraverso un piano di ristrutturazione che valorizzi e adegui il Museo storico a quelli dei colossi germanici e facendo togliere quell’umiliante vincolo dei beni culturali. VEDI NEWS CORRELATE:Fiat-Chrysler, quartier generale forse in USA, dopo la fusione? - 25 marzo 2011 Fiat: prestito di 250 mln di euro dalla Banca Europea - 19 marzo 2011 La Chrysler aumenta i 5 volte il suo valore con la FiatLe Alfa mettono il sombreroBonus ai dipendenti Chrysler per i risultati raggiunti nel 2010 Fiat: in Russia produrremo 300mila veicoli l'annoMontezemolo più pagato di Marchionne - 23 febbraio 2011 Abbiamo progetti ambiziosi che partono dall'Italia - 15 febbraio 2011 Incontro Governo - Fiat a Palazzo Chigi - 12 febbraio 2011 Incontro Governo - Marchionne Fiat e Chrysler potrebbero diventare società unica con sede negli Usa Oltre che sotto la news, potete commentare la notizia anche nel FORUM
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