Chi siamo

Soci Onorari
Convenzioni
Gadget
Iscrizione al club
Contatti
Raduni
MiniRaduni
Gallery
Links


Utenti on-line

3653

Utenti iscritti al web

6450

Accessi di oggi

3258

Username:

Password:

Registrati

Alfa 40/60 HP Castagna Ricotti 1914 - RIO ref. n° 55


Esemplare della vettura reale


Siamo agli albori della storia del marchio, è il quarto anno di attività, ma l'equipe del Geom. Merosi lavora a tempo pieno. Dopo la 10/12 HP e la 24 HP, le potenze si moltiplicano e nasce la 40/60 HP.
Comincia in questo periodo la storia agonistica della Casa, le prime cronoscalate come la Parma-Poggio di Berceto e l'Alfa comincia a distinguersi dal coro delle prime marche automobilistiche.

A Milano c'è un certo Conte Marco Ricotti, forse attratto da dirigibili, o da sottomarini, o dalle prime fusoliere aeronautiche o piuttosto per pura megalomania, ci mette l'idea e, probabilmente il denaro. Il Cav. Giuseppe Merosi e tutta l'Alfa ci mettono la collaborazione tecnica. La Carrozzeria Castagna ci mette la matita, e l'abilità dei suoi battilastra.

Il risultato è questa strana vettura, dalla forma a goccia, dal sapore pionieristico aerodinamico di cui poco si sa e per lo più, buona parte di ciò che è dato sapere, forse, sono leggende.

L'obiettivo è comunque raggiunto e il Conte sfreccia a quasi 140 km/h (pensate su che strade) ovvero trenta orari in più della 40/60 di serie. Poi un giorno la fa tagliare a metà, facendone mantenere il parabrezza, forse avvampato dal calore (o piuttosto reso sordo dal rumore) sprigionato dal motore in cabina e... stop, fine della storia.

Cosa è rimasto oggi di questa vettura ?

Beh, in scala 1:1 c'é una replica al Museo della Casa ad Arese; attenzione non l'originale ma una ricostruzione eseguita al Portello negli anni '70, sulla base di foto e progetti dell'epoca... mentre in scala 1:43, un solo modello, realizzato tanti anni fa, in plastica e metallo dalla RIO di Cernobbio (CO) ed oggi, nonostante sia praticamente fuori listino, è ancora discretamente disponibile, soprattutto in rete.

E' vero, normalmente si recensisce qualcosa di "appena uscito" ma qui stiamo parlando di un automodello "senza tempo", dove chiunque si cimenta in una collezione tematica Alfa Romeo, se non lo prende per primo, lo cerca disperatamente per secondo, poi magari arriva per terzo ma lo vuole e... guai se manca.
E' il "modello", quello che ti metti in vetrina, ti viene a trovare a casa l'amico digiuno di auto, e tra Giulie, Giuliette e Alfette lo nota per primo e ti chiede "ma che diavolo di macchina è" E tu ti inorgoglisci e cominci a raccontarne la storia, quella poca che sai, quella poca che tutti sanno.

Vista laterale


Valutando lateralmente il modello, risalta immediatamente la curiosa linea a goccia che, se paragonata alle foto dell'esemplare reale, appare proporzionata. La carrozzeria è realizzata da più pezzi in zama incastrati tra loro in modo discreto, considerando la vetustà dello stampo originario e l'epoca in cui il modellino è stato concepito. Peraltro il modello prevede due porte posteriori apribili, abbastanza ben integrate con il resto della scocca.
Il tutto è verniciato in colore alluminio opaco (anche se in realtà la finitura originale è fiorettata) ed appoggiato su un telaio di plastica di discreta fattura. Decisamente fedeli i quattro pseudo-parafanghi (aerodinamici), giustamente sormontati dalla fanaleria.

Vista di tre quarti anteriore


Quello che invece appare evidentemente errato è la mancanza di una seconda porta sul lato sinistro, per l'accesso al divano anteriore. D'accordo sulla difficoltà di renderla apribile, ma quantomeno si sarebbe potuta evidenziare nella stampata, esattamente come fatto (in modo corretto) per i due sportelli di accesso al motore. Anche il contorno dei vari oblò e finestrini poteva essere maggiormente risaltato.
Altro peccatuccio veniale è dato dalla colorazione rossa del telaio (che in realtà è di colore nero), spiegabile con la necessità di realizzare un unico stampo con i cerchi ruota ma allora perchè non inserire l'impronta del telaio nello stampo degli altri componenti in plastica nera? Visto che serbatoio, sedili, tubo di scarico e volante lo sono?
Molto belli invece i fari, il radiatore (con manovella) ed il gruppo leve, riportati in plastica dorata. Forse un colore più simile all'ottone opaco sarebbe stato più realistico ma sarebbe pretendere troppo.

Vista anteriore


Una lode meritata alla fattura del radiatore, che presenta in rilievo lo stemma con la croce ed il biscione visconteo e la grigliatura riportata da un secondo pezzo in plastica nera.

Vista di tre quarti posteriore


Posteriormente il modello offre poco, a parte l'effetto scenografico della linea a goccia, fanno capolino il serbatoio collocato alla fine del telaio ed il tubo di scarico... e nulla in più esiste in realtà.

Ultima nota sull'esterno sono i cerchi, di pregevole fattura, con pneumatici riportati in gomma scolpita e dado centrale dorato.
Esprimo qualche perplessità circa i tamburi dei freni, di dimensioni eccessive e verniciati in un improbabile color alluminio.

Dettaglio dell'interno - zona posto guida


Il fatto di avere le portiere apribili (purtroppo sprovviste di vetro ma...come aprirle se non introducendo il mignolino nell'oblò), mi ha dato la possibilità di dare una sbirciatina dentro questo veicolo misterioso.

Poco da vedere per la verità se non per il volante che è giustamente sul lato destro, parimenti alle leve di comando, in quanto fino al 1925 in Italia si teneva la sinistra.
Tuttavia in quel poco che c'è da vedere, si percepiscono le insufficienti condizioni di visibilità con cui il Conte Ricotti soleva guidare... beato lui che non doveva curarsi di posteggi e traffico, perchè altrimenti avrebbe avuto vita dura.

Dettaglio dell'interno - zona divano posteriore


Nella zona posteriore è invece visibile solo il divano.

Vista del fondino


Interessante notare, analizzando la parte inferiore, quanto fosse diversa la meccanica delle auto inizio secolo.
Qui tutto ciò che era riproducibile è stato realizzato: coppa motore, volano esterno, giunto elastico, cambio, albero di trasmissione, ponte rigido, balestre e impianto di scarico... tutti elementi riprodotti da vari pezzi di plastica in varie colorazioni.

In questa vista si evidenziano anche i due predellini per salire (è proprio il caso di dirlo) in vettura, vincolati ai longheroni del telaio.

Termino qui questa recensione al modellino Alfa Romeo più bizzarro della storia.
A livello modellistico, il confronto con i recenti prodotti non regge, ma a questa 40/60 HP va riconosciuto l'indubbio fascino dei vecchi die-cast e soprattutto il pregio di essere tra i pochissimi modellini che rappresentano l'albeggiare della storia Alfa.

Mi auguro soprattutto che quanto ho scritto qui possa servire a tutti i prossimi alfisti in scala 1:43, per giudicare anzitempo quanto valga veramente la pena il diventare matti per avere questo modello.
Il mio giudizio personale? Ritengo che un po' di "sbattimento" per cercarlo valga davvero la pena... magari non per la versione aperta, di cui si sa poco e di cui non vi è nemmeno certezza che quel rosso scarlatto sia davvero giusto, ma per questa versione assolutamente si.
E poi, fatevi questa domanda: perchè quelli dell'Alfa Romeo si erano dati tanto da fare, quarant'anni fa per ricostruirne una?

Un'unica precisazione: state attenti alle quotazioni dato che i prezzi spaziano da meno di 20 € all'incanto, se ve lo propongono a meno di 30 il prezzo è tutto sommato accettabile.

Gianluca 66

Sezione Storica

Modelli Alfa

 Autobus/Filobus

Interviste
Sport
Modellismo
MiniGuide
Tuning
Mercatino
Stampa/Libri
Forum