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Il Club AlfaSport intervista Marco Rigoni







Com'é bella Milano di sabato mattina, soprattutto nei primi giorni di Ottobre quando l'aria è già fresca ma non fastidiosa, ed è incredibile come questa città, così frenetica nei giorni di lavoro, si svegli sorniona a poco a poco.
L'incontro con i Sig. Rigoni è fissato per le 10.30, ci facciamo trovare puntuali davanti al cancello della sua abitazione ma attendiamo qualche minuto prima di suonare il citofono, giusto il tempo di lasciare uscire la macchina di una giovane ragazza che sta convolando a nozze.
Suoniamo il campanello, il cancelletto si apre e la portiera ci invita a recarci al sesto piano, l'ascensore ci mette pochi secondi per arrivare e l'ansia è ai massimi livelli.
La porta dell'appartamento si apre e, come si conviene nelle famiglie di classe, il Sig. Rigoni ci accoglie in compagnia della sua Signora.
Veniamo subito accompagnati nella "stanza", quella stanza che accoglie la collezione privata del Sig. Rigoni, una collezione a cui egli ha dedicato tempo e denaro ma soprattutto passione, cercando di rappresentare ogni cosa progettata e realizzata dall'azienda Alfa Romeo.
Qualche attimo di ambientamento e poi cominciamo ad ascoltare il Sig. Rigoni mentre ci descrive orgogliosamente (e come dargli torto?) alcuni dei pezzi più unici che rari del suo patrimonio.
Il momento del caffè diventa un ulteriore momento di affiatamento tra di noi e al termine cominciamo l'intervista vera e propria.



Sig. Rigoni, ci racconta come è cominciata la sua passione per i modellini? In particolare, perchè i modellini e non i francobolli o altri collezionabili?

Avevo 4 anni nel 1949 e l'automobile, che in quel periodo era un po' il simbolo della ricchezza, attirava tutti, compresi i bambini. I modellini, ai tempi erano i Dinky che ti venivano regalati a Natale, ma questa è la storia dei giocattoli.
La mia collezione nasce un po' più tardi, nel 1977, con i modelli della RIO 6C1750 berlina e P3.
Ecco, da lì rinasce in me la voglia di collezionare i modellini e si ridesta in me la passione per il marchio Alfa Romeo.
In quel periodo dei modelli RIO, a livello modellistico, c'erano i kit... kit che costavano parecchi soldi.
Allora io, che non ne avevo molti, mi mettevo da parte la somma per questi kit, dei quali fortunatamente ho conservato la documentazione, e così andai avanti per 13 anni, fino al 1990.
Da quel momento, la necessità di conoscere i particolari più salienti dei kit che mi montavo, mi indusse ad acquistare libri che parlassero di Alfa Romeo.



Quindi, da qui l'inizio di una collezione più matura, piu documentata...

Certo, e leggendo i libri uscivano, per esempio, i camion. Ora... i camion, per uno che collezione automodelli non è che siano... insomma, erano mezzi di lavoro e non di divertimento come le automobili però... alla fine ho comprato il primo camion, che costava un occhio dalla testa.


Immagino...


Dopo il primo camion, ho comprato il primo locomotore e poi sono entrato nel mondo dell'aeronautica, quindi gli aerei.
Completare una collezione ferroviaria è stato relativamente semplice, perché Alfa Romeo, tramite una sua consociata, ha operato su circa quindici locomotori diversi,mentre nel mondo dell'aeronautica è stato più complesso.
Perchè nel DNA di Alfa Romeo, dal 1910, d'accordo per l'automobile ma... l'aeronautica è sempre andata di pari passo.
Nel 1910 Alfa Romeo ha concepito il nono biplano costruito in Italia, opera di Franchini e Santoni, quest'ultimo era il capo officina dell'Alfa ma... dire nel 1910 capo officina, significava parlare del numero uno dell'Azienda.
E' difficile credere che la seconda parte del DNA Alfa Romeo risieda nell'aeronautica, perlopiù si pensa che l'avventura finisca con il secondo conflitto mondiale, in realtà l'ultimo oggetto volante che monta parti progettate da Alfa Romeo ha cominciato a volare nove anni fa, nel 2000: si tratta di un elicottero in dotazione a molti Paesi della NATO, l'NH-90.
Quindi l'avventura aeronautica di Alfa Romeo è quasi lunga quanto quella automobilistica... ricca di avvenimenti e record di velocità, distanze percorse, altitudine raggiunta.



D'accordo Sig. Rigoni, abbiamo parlato del collezionismo, dall'acquisto di quelle due prime RIO, ma perché l'Alfa Romeo?

Beh, l'Alfa Romeo è legata ancora ai miei ricordi di infanzia.
Vede, quando ero bambino, io avevo uno zio ricco, come uno zio d'America anche se era di Milano, mentre io appartenevo ad una famiglia povera.
Immagini che il mio povero papà, mancato tre anni fa, ebbe come mezzo di locomozione, cito il più potente, un Aquilotto.
Ecco, questo la dice lunga sulle possibilità economiche della mia famiglia, tuttavia questo zio, marito della sorella di mio padre, stava bene e tra le Alfa possedute ebbe una 6C1750.
Quando avevo sette anni, questo zio era possessore di una 1900 berlina e nei fine settimana era solito con la famiglia andare in Liguria, a Camogli. Poi di lì si prendeva il battellino fino a San Fruttuoso e quindi si faceva l'autostrada da Milano a Genova; nei rettilinei lo zio mi teneva sulle gambe e mi faceva tenere il volante della 1900.
Era un'emozione incredibile per me, che al lunedì non mancavo di raccontare agli amici a scuola.
Quindi, attraverso i racconti di mio zio e mio padre, che viaggiavano sempre insieme con la 6C1750, sia con l'esperienza diretta della 1900, per me l'ideale di automobile diventò inevitabilmente l'Alfa Romeo.



Caspita Sig. Rigoni, quindi lei ha iniziato con una pietra miliare dell'Alfa Romeo, la prima scocca portante...

Si, anche se a sette anni non lo sapevo.
La mia prima automobile fu il frutto di una joint-venture con altri tre amici, una Ford Consul 315... ma da quell'esperienza in poi, tutte le mie auto sono state Alfa Romeo.
E come per chi, quando non può permettersi un appartamento grande ne acquista uno piccolo, l'idea di collezionare Alfa Romeo in scala ridotta è nata così.
Anche se in realtà, l'addentrarmi nella storia del marchio è finito più con l'appassionarmi dell'Azienda che per i suoi prodotti.
A mio personale parere infatti, l'Alfa Romeo è stata una delle poche aziende che hanno rappresentato l'Italia, nel secolo scorso.



Mi trova pienamente d'accordo, io pur essendo più giovane ricordo quei film anni '60 dove la Giulietta Spider era un po' l'emblema di un riscatto, della spensieratezza, dell'essere usciti da una guerra e della consapevolezza di avercela fatta. L'avessimo oggi questa consapevolezza...

Davvero.


Le voglio chiedere: come in tutte le collezioni c'è sempre una numero uno, come Paperone ha la sua monetina preferita, intendo dire quella che ha determinato lo "start-up" di questa notevole collezione, qual é stata?

E' stata la 6C1750 della RIO, quella classica panna e marroncino che c'è anche al Museo di Arese.


Che però è una 6C1900, vero?

Bravo, bravo... infatti io non ce l'ho più perchè l'ho trasformata in 6C1900.


E' un aneddoto incredibile...

Mah, non so perché, ma non ero particolarmente affezionato a questo primo modellino, tanto che appena l'ho comprato ho cominciato a modificarlo, verniciando per esempio le cornici dei finestrini.
Non avevo la passione per il modello in sé, io cercavo qualche cosa che assomigliasse il più possibile alla realtà.
Quindi i modelli per me sono sempre stati un punto di partenza, almeno fino a che i numeri della collezione non sono cresciuti. Capirà, non si può mettere le mani su tutti.
Vede, io quando ancora oggi compro un modello, vado a leggermi la documentazione e scopro inevitabilmente che c'é qualcosa che non va, però non si può mettersi lì a modificarli tutti.



In effetti lo notiamo tra frequentatori del nostro forum: ormai ci rendiamo sempre più conto che i produttori, anche quelli di modelli speciali, non si soffermano come noi sul dettaglio, sulla documentazione, sulla ricerca della realtà.

Certo, mi trova pienamente d'accordo, ma questo, vede, è un vizio che purtroppo va oltre la produzione di automodelli... la superficialità, la "non voglia" di cercare fino in fondo la verità, di tralasciare l'approfondimento è un vizio che sfortunatamente non c'è solo nel campo del modellismo, ma c'è in campi molto più importanti. Ogni giorno ne vedo almeno sei, sette esempi.
Io soffro per questa disattenzione alla realtà e per ciò che è stata la storia, ma qui credo ci sia davvero molto da fare, perché è un fatto di cultura che si guarisce quotidianamente attraverso l'educazione continua dell'individuo.



Nella realtà, chi vuole approfondire spesso non è stimolato ed alla fine cede...

E' vero, è vero. Però ce ne sono ancora di persone che amano fare bene, magari bisogna cercarle, però per continuare a parlare di modellismo, quelli che chiamo i miei fornitori preferiti sono persone che stanno dietro ad un modello per tre anni ed alla fine tirano fuori delle opere d'arte.




Ecco, a proposito di modellismo speciale, lei ha cominciato modellisticamente negli anni '80, quando il die-cast italiano come Politoys-M, Mercury, Mebetoys, lasciava spazio a qualcosa di più popolare come le BBurago, ma contemporaneamente nasceva il modellismo speciale, soprattutto inglese John Day e SMTS ma anche italiano come Francesco De Stasio, Brianza, Equipe, Tron. Proprio recentemente, leggevo su Modelli Auto che l'"artigianato modellistico" risiede ormai in pochi marchi, soprattutto francesi, pochi italiani e qualche inglese. In definitiva voglio chiederle: in un mercato attuale che vede le edicole colme di modelli provenienti dall'estremo oriente, dove una Giulietta Sprint che era patrimonio di artigiani come Tron o Provence Moulage ora si può trovare dal giornalaio ad un prezzo "politico", come vive questo passaggio generazionale?

Mah, da un lato mi pento di aver speso tutti questi soldi, a volte mi capita di confrontare questi modelli con uno speciale ed appaiono magari fatti meglio, ad un prezzo dieci, venti volte, inferiore... dall'altro lato vedo questo aspetto molto bello.
Il fatto di proporre questi modelli ad un pubblico molto vasto, di giovani e meno giovani, è un modo di fare cultura.
Guardare un modello e guardare una fotografia sono due cose completamente diverse.
Stavo parlando, diversi mesi fa, con un giornalista di automobilismo, e mi disse una cosa che mi ha lasciato un po' di stucco: "Guardi che un automodello ha la stessa dignità di un'auto vera".
Fino a quel momento ero convinto che un modello in scala 1/43 avesse una dignità quarantatre volte più piccola di un modello vero, però ciò che mi ha detto quel giornalista mi ha portato a riflettere su uno dei problemi da collezionista, che non sono ancora riuscito a risolvere, quello dell'Arna.



L'Arna: gioia e dolore di noi alfisti...

Proprio così. Allora, nella mia collezione c'è almeno un modello che rappresenta ciò che è stato prodotto a livello automobilistico da Alfa Romeo, ma non ho l'Arna perchè non l'ha prodotta nessuno. Ma vi dirò di più, non sono stati riprodotti nemmeno i modelli giapponesi a cui l'Arna venne ispirata, probabilmente perchè considerati brutti al pari dell'Arna stessa


In effetti anche noi abbiamo cercato qualche produttore che avesse riprodotto in scala la Nissan Cherry, ma non l'abbiamo trovato, o meglio non quel modello di carrozzeria.

Bravo, bravissimo... come ho fatto anch'io, ma non si trova. E allora cosa si fa? Bisogna riprogettare ex-novo come si fa per un'auto nuova.
Per l'artigiano a cui l'ho commissionata, ho duvuto mettermi lì e preparargli i disegni, immaginatevi che su uno di questi ho contato 126 quote.
Eh si, perchè bisogna prevedere molte più misure di quelle normalmente presenti su un disegno che si possa trovare su un libro.
Poi da lì questo signore deve costruire un prototipo, preparare gli stampi per ogni particolare... insomma, per farla breve, io con 'sta storia del modellino dell'Arna, sono in ballo da quattro anni



Insomma, ci ha messo meno tempo la Nissan a fare l'Arna vera!

Infatti è quello che penso anch'io, nello stesso tempo avevano già fatto l'accordo, costruito lo stabilimento, costruito la macchina ed io sono ancora qui... quindi è proprio vero che un modellino ed un'auto vera hanno la stessa dignità


Ci trova d'accordo Sig. Rigoni, in fondo, in fondo per noi collezionisti che sia un'Arna o una 6C1750 non ha importanza...

E' vero per noi, ma per i visitatori della mia collezione, quando vedono una 6C1750 degli anni '30 dicono "che bella che era", mentre quando vedono l'Arna esclamano "ma l'Alfa Romeo ha fatto una schifezza simile?". Che poi, a guardarla bene non era poi così brutta.


Si infatti a guardarla bene non era poi così sgraziata, in particolare la ti, dove forse lo spoiler posteriore, le sole due porte e il boxer con quattro carburatori la rendevano più Alfa che Nissan... e poi per noi milanesi era la civetta, la bianca-nera, la macchina dei ghisa.

Certamente. Poi va considerato il significato storico e politico insito nel progetto Alfa-Nissan, una delle prime Joint-venture industriali, l'ennesimo trapianto della storia automobilistica di cuore Alfa, in questo caso in un'anonima utilitaria orientale... insomma un'auto che ha un posto preciso nella storia d'Italia.


Ecco Sig. Rigoni, io avevo in serbo una domanda che devo assolutamente farle riguardo il legame con la Francia che ha caratterizzato varie fasi della storia di Alfa Romeo.
L'Alfa nasce dalla Darraq, ma poi negli anni '60 le licenze Renault e poi, nell'ambito dei veicoli commerciali, con Saviem e poi ancora la predilezione dei francesi a correre i loro rally con le nostre Alfa Romeo.
Lei che è conoscitore di tutto ciò che Alfa Romeo ha concepito, progettato e costruito, come si spiega questo legame con i "transalpini"?

Bella domanda. Vede, se si guarda Alfa Romeo a livello automobilistico, vengono fuori i francesi; se la si guarda a livello aeronautico, vengono fuori gli inglesi; se si parla di motori diesel, vengono fuori i tedeschi. Senza poi dimenticare tutti gli altri paesi del mondo dove Alfa Romeo ha collaborato e che danno l'impressione di un'azienda globale.
Questo perchè nel DNA di Alfa Romeo ci sono sempre state l'innovazione e l'eccellenza, la voglia di fare "il nuovo" che, teniamo presente, spesso è in contrapposizione con il business.
Tenga conto che Nicola Romeo era già un personaggio con una cultura internazionale, aveva studiato in Belgio e in Francia, era rappresentante di una ditta americana, importava motori marini diesel, i Bolinder, che nel periodo da fine anni '10 agli anni '20, erano i motori che muovevano le imbarcazioni commerciali di qualsiasi stazza in Italia. Quindi la ricerca del "nuovo" da parte di Romeo ha finito con l'essere un po' l'imprinting dell'azienda Alfa Romeo. Una mia recente scoperta riguarda un bragozzo veneziano che in quegli anni montava uno di questi motori Bolinder da 24 HP, un'imbarcazione di cui ho trovato i disegni e della quale mi stanno preparando il modello. Quindi da qui si vede la dimensione "internazionale" che ha caratterizzato la storia dell'azienda Alfa Romeo.



Le chiedo di raccontarci un aneddoto della sua collezione. Ognuno, per la propria collezione, combatte diverse battaglie per aggiudicarsi un pezzo ambito. Noi oggi, con le aste on-line, spesso combattiamo per aggiudicarci un pezzo che riteniamo interessante per la nostra passione. Se lei dovesse mostrarci e raccontarci la più bizzarra di queste battaglie, cosa ci mostrerebbe?

Allora... ce ne sono diverse, direi che c'è almeno una decina di situazioni in cui mi sono impegnato anni per raggiungerne l'obiettivo. Gliene racconto una in particolare, poichè si tratta di una vicissitudine dall'aspetto simpatico. Ora, dovete sapere che verso la fine degli anni '10 Nicola Romeo ottenne la licenza per la costruzione di un trattore agricolo che si chiamerà poi "Romeo", ma il cui nome originale era "Titan" dalla casa americana che lo produceva. Dopo aver affrontato la questione automobilistica, quella aeronautica, quella dei mezzi ferroviari, quella dei mezzi militari, il successivo scoglio che ho affrontato è stato quello del trattore "Romeo".
Tra l'altro ero appena entrato nel mondo Fiat e nel team dove lavoravo, l'attuale New Holland, c'era un americano che è poi divenuto uno dei miei migliori amici. Questo mio amico era in procinto di rientrare negli Stati Uniti e gli chiesi di indagare se presso New Holland non esistesse un museo per recuperare informazioni circa questo trattore degli anni 1919-1920.
Questo americano mi disse che non esisteva un museo storico ma che era venuto a conoscenza che nel Tennessee, risiedeva un collezionista in possesso di un esemplare del Titan del 1917. Questo amico fece di più, risiedendo nello stato di Washington, andò a trovare questo collezionista e mi mandò ben 240 foto del trattore originale, dicendomi che lo stesso collezionista era in possesso di una riproduzione dello stesso trattore, lunga circa una cinquantina di centimetri, realizzata in ghisa. Chiesi inizialmente all'amico Edward di comprarmi a qualsiasi costo quella riproduzione che però il collezionista non volle sapere di vendermi. Edward mi inviò comunque l'indirizzo di un agricoltore svedese, che realizzava modelli di mezzi agricoli utilizzati in Svezia dagli albori dell'agricoltura ad oggi. Il Titan era costruito in quegli anni su licenza anche in Svezia e, dopo ben due anni, riuscii a commissionargli un esemplare finito del Titan ed uno in kit per realizzare la versione "Romeo".
Ricordo che mi arrivò per Natale e fu un regalo di mia moglie...tra l'altro fu difficile dialogare con questo agricoltore che continuava a rimandare i tempi di consegna, poichè si trattava di modelli realizzati su commissione tra un raccolto e l'altro.



Ma lei Sig. Rigoni ha montato qualche kit ?

Sì quando ero giovane...


Beh, ma lei è giovane, e poi con questa passione si rimane giovani dentro.

Ok, allora le rispondo sì, quando ero giovane fuori. Sì qualcuno l'ho montato, ma sa... il tempo che avevo a disposizione era limitato da altri impegni. Successivamente, con qualche soldo in più, ho smesso di costruirmeli.


Se si trovasse di fronte a qualcuno che si sta iniziando come collezionista di modellini Alfa Romeo, qual è la cosa che gli consiglierebbe, assolutamente, di fare?

Innanzitutto che qualsiasi collezione deve dare al collezionista soddisfazione fin dai primi pezzi. Non importa se il primo modello è uno speciale o un modello da edicola... uno lo compra, se lo guarda, ma deve soprattutto avere le idee chiare sullo scopo che vuol far raggiungere alla sua collezione. Le tematiche arrivano dopo. Una collezione è come una pianta, si ramifica inevitabilmente ma ha un tronco. Sicuramente poi deve studiare, deve studiarsi un po' la storia dell'Alfa Romeo... cioè capire di che "oggetto" sta parlando, o meglio, siccome per me Alfa Romeo è un oggetto vivente fatto di uomini, esperienze, storie che si intrecciano, sarebbe meglio dire "di chi sta parlando".
Successivamente gli consiglierei assolutamente di fare una visita al Museo di Arese, lì per sua sfortuna si parla soprattutto di automobili, però c'è anche un aereo, il trattore, un motoscafo, e poi quella visita non costa niente ma da gli darà moltissimo.
Poi da lì comincia a progettare la sua collezione.
Vedete qui, circa 800, 850 oggetti che hanno a che fare con Alfa Romeo, frutto di anni di ricerche documentali, certo potrei, avendone le possibilità, trovare alla mia collezione una collocazione più grande, più visibile. Però quando io entro in questa stanza e guardo "un macchinino", immediatamente mi ricordo la storia che c'è dietro quell'oggetto, ricordo la storia dell'Italia in quel periodo e ricordo la storia del mondo con cui l'Italia era in contatto in quel periodo.



E così torniamo al discorso dell'evitare la suferficialità.

Certamente, dietro ad ogni modello c'è un ricordo che ci porta nel passato ma che ci porta anche nel futuro


Abbiamo visto al Model Expo, dove ci siamo conosciuti per la prima volta due settimane fa, che stiamo attraversando un periodo di stanchezza modellisticamente parlando.
Modelli die-cast che arrivano dall'estremo Oriente ma che non vedono nessuna azienda italiana a cimentarsi seriamente su riproduzioni Alfa Romeo. Secondo lei, perchè?


Mah, io personalmente conosco diversi modellisti che non appaiono tra le liste dei produttori più conosciuti e blasonati, ma che costruiscono e vendono ottime riproduzioni, certamente lontane da numeri tipici di una Progetto K e una Pego. Molti di questi sono giovani volenterosi, pronti ad entrare nel mercato con produzioni davvero interessanti purché vi siano le condizioni di mercato...


Questo che ci sta dicendo, Sig. Rigoni, è uno scoop interessante...

Tenga conto che con tre di questi, particolarmente capaci e che tra loro non si conoscono neanche, mi sono reso disponibile per aiutarli ad emergere e, a sorpresa, tutti e tre mi hanno dato la stessa risposta "ora non è il momento". Sto parlando di persone che lavorano sulle loro realizzazioni fino alle undici di sera, sabato, domenica e che operano con grande capacità non solo sulle automobili ma anche su navi, aerei, ecc.
Quindi secondo me, modellisticamente parlando, l'Italia c'è. Magari non per grandi numeri, ma c'è.
Tenga conto che comunque anche la produzione artigianale italiana è molto apprezzata nel mondo.
Ora sul perchè non si occupano molto di Alfa Romeo, possiamo farne una trasmissione televisiva...



Certamente, ma per esempio produttori veramente capaci come BBR, che negli anni '90 avevano iniziato a produrre modelli Alfa Romeo che erano davvero esclusivi, ad un certo punto si sono tinti di rosso e decorati di cavallini rampanti, riproducendo Ferrari in tutte le circostanze. E ciò a discapito di Alfa Romeo, che volendo andare a guardare di pezzi importanti, ricchi di storia ed aneddoti entusiasmanti ce ne sono.

Beh, sicuramente Ferrari è a livello mondiale la marca dove colui che non può comprarsi il modello vero, acquista il modellino.
Potremmo entrare nel discorso della Casa piccola che si è mangiata l'Azienda grande ma questo è un altro discorso. Tornando a parlare di automodelli, credo di non sbagliare dicendo che buona parte degli automodelli che escono riproducono modelli attuali. Ora, Alfa Romeo di modelli non ne fa e quindi automaticamente ne esce svantaggiata.
Tornando al modellismo di pezzi storici, se togliamo per un attimo Ferrari, non credo che Alfa Romeo sia in una situazione di svantaggio rispetto ad altre marche, almeno per il periodo dal dopoguerra agli anni '80 e '90.
Sono d'accordo con lei che, se andiamo a ritroso, lì c'è un buco abbastanza vasto però è una mancanza che riguarda un po' tutte le marche automobilistiche.
Credo che i produttori attuali, che non hanno vissuto quei periodi, non conoscano gli albori delle varie case e quindi non comunicano l'interesse per quei periodi, diversa è la passione che spinge noi appassionati.



Sicuramente è una sofferenza che subiscono coloro che, come noi, sono ormai abituati a scorgere la parola "Alfa Romeo" in un mare di parole scritte su un libro...

Questo è senza ombra di dubbio, ma vede, noi viviamo la collezione in un modo esagerato, maniacale, quasi in un modo deviato.


Tornando per un istante al Museo di Arese, come vede il futuro della collezione modellistica del Museo Alfa Romeo, dove peraltro vi sono modelli unici come la celeberrima riproduzione in scala della RL di Carlo Brianza?

Come dicevo prima una collezione deve avere uno scopo, e quella del Museo ha la pretesa di essere tale. Tenga presente che io sono un grande amico delle persone che operano nella struttura di Arese. Nell'ambito di un Museo come quello, la collezione modellistica ha sicuramente un'importanza inferiore rispetto alla vera collezione che è di auto scala 1:1.
Tuttavia la sezione modellistica, messa così com'é non racconta nulla. Uno può dire, come dice lei che c'é il pezzo in scala 1/14 di Carlo Brianza, ma nel contesto globale, non racconta nulla ed il valore viene così svilito.
Ma questa stessa mia collezione non racconta molto, perché lei la guarda ma se non ci sono io che le dico che la E.626 è stata la prima locomotiva a corrente continua sulla linea ferroviaria di Benevento, altrimenti se lei non è un esperto ferroviario, la guarda e si chiede "Boh!?"
Quindi se la collezione deve raccontare la storia, deve essere collocata in un certo modo, darle luce, visibilità ed essere corredata dalle caratteristiche o dalle informazioni che si vuole dare a chi visita normalmente una mostra.
Le racconto una cosa: mia nipote si sta laureando in Architettura al Politecnico, un giorno l'ho portata in questa stanza e le ho detto: cara Ilaria, io ho il problema di esibire questa collezione per il centenario, per raccontare la storia dell'Alfa Romeo. Prova a pensarci tu, che sei architetto. Ma mi raccomando, non pensare a nulla prima di aver letto la storia dell'Alfa Romeo.
Così, durante le vacanze si è letta due libri che le ho dato, poi ha cominciato a mandarmi idee che mi hanno fatto ritornare alla sua età: 23 anni.
Mi ha trasmesso l'entusiasmo e mi telefona costantemente per raccontarmi le idee su come fare, di cui ovviamente non vi parlo.
La prima cosa che mi ha detto però è quella di estrapolare da questi 850, 900 o 1000 modelli quelli di maggiore importanza, una cinquantina, un centinaio che devono raccontare la storia.
Allora ho cominciato a pensare a quali pezzi, li identificavo e poi di notte ritrattavo le mie scelte, insomma... un pasticcio scegliere e decidere quali estromettere, perchè ognuno di loro ha una sua storia da raccontare, ognuna non meno importante dell'altra.



Sarebbe come rispondere alla domanda su quale sia il figlio prediletto.

Ma si certo, è la stessa cosa. Sono sicuro che se scegliessi un pezzo a discapito dell'altro, qualcuno senz'altro mi chiederà "Scusi perchè ha scelto questo modello e non l'altro?". E' l'eterno dilemma di scegliere qualcosa che possa documentare una storia-


Ecco, sulla necessità di documentare, abbiamo visto il volume, anzi i due volumi, che lei ha approntato per raccontare attraverso la sua collezione la storia dell'azienda Alfa Romeo. Possiamo sperare nella pubblicazione futura di questi documenti?

Mah ci sono in me dei momenti di ottimismo, altri di pessimismo... non lo so... spero che qualcuno abbia voglia di pubblicarli. Ho già parlato con alcuni editori. Certo è un rischio perchè l'utenza di questi libri è limitata, e poi un volume di 500 pagine avrebbe un prezzo elevato.


Però proprio il centenario potrebbe essere l'occasione per farlo.

Certo, sicuramente il centenario offrirebbe uno stimolo in più alla loro pubblicazione.


Insomma, mai dire mai...

No, no... io adesso vi sembro così poco possibilista ma ci credo. E quando credo in qualcosa, lo faccio. Vede, a me non interessa tanto far vedere la mia collezione, quanto raccontare la storia dell'Alfa Romeo. Ho chiesto in giro: ma secondo voi, il libro, la raccolta possono essere fattibili... Ma il problema vero è farlo capire alla gente che poi deve acquistare. Sei, sette anni fa, avevo creato due volumi con le foto della mia collezione, uno per le auto ed uno per tutto il resto, e ne donai copia a otto persone che non c'entravano nulla. Avevo strutturato il libro in modo classico, per capitoli... Le Alfa di Romeo, le Alfa di Jano, le Alfa di Luraghi... il responso di questi amici lettori, fu: bello, però non ci ho capito niente, perchè non aggiungi qualcosa in merito a chi furono questi personaggi che hai menzionato?
Così sono nati questi altri volumi che sono corredati di tutti i profili dei progettisti, dei piloti, dei carrrozzieri, il tutto è strutturato per anno e c'è scritto tutto ciò che ritenevo interessante documentare per ognuno dei cento anni di storia.
Ora si capisce di più.



Una domanda da alfista in scala 1:1, lei prima ha detto che dopo quella Consul ha sempre acquistato Alfa, che macchina guida oggi il Sig. Rigoni?

Io guido una Gt. Però guido anche una Giulia Spider del 1964 e poi guido un GTV2000 del 1974, con su circa 40.000 km, praticamente nuovo.


E come sta vivendo questa attesa per il centenario?

Ohhh, sto vivendo questo evento come qualcosa che mi sta togliendo i giorni e le notti, oltre ad un sacco di soldi in telefonate. No, a parte gli scherzi, sto vivendo questa attesa con passione e molto impegno intellettuale. Sono in costante contatto con persone Alfa Romeo e non, persone che spero contino qualcosa, e sono in trepidazione... perché al momento io non so cosa si deciderà di organizzare per festeggiare questo centenario. Negli scorsi anni ci sono stati vari congressi, poi la crisi...


Indubbiamente la crisi ha tolto parecchio entusiasmo su tante cose.

Certo, però la mia paura è che, a furia di togliere, ci rimanga una scatola vuota. Anche perchè le aspettative per questo evento, nel mondo, e le parlo dalla Nuova Zelanda, agli Stati uniti, al Nord Europa, al Sudafrica, sono alte. Pensi che c'è gente disposta a spendere un sacco di quattrini per portare le proprie Alfa qui, a Milano.
Perchè credo che sia Milano, il posto giusto, non lo so... immagino. Penso che farlo a Torino magari possa stonare parecchio, vabbé non entriamo in merito.
Penso che il centenario non sia un evento importante solo per gli alfisti, credo sia importante anche per la cultura del Paese e, in quanto tale, dovrebbe smuovere l'interesse anche dei politici, degli amministratori locali, che tra i loro compiti dovrebbero avere anche quello di salvaguardare la cultura e la storia, che per quanto industriale, nel caso di Alfa Romeo, sempre di cultura si tratta.



Sicuramente se il centenario fosse avvenuto in concomitanza con l'Expo 2015, forse ci sarebbero state più idee, più fondi e più stimoli, non crede?

Sicuramente, ma forse è meglio così, almeno ci saranno due occasioni.


Cioè nel senso che se dovesse saltare il centenario, ci potrebbe essere una seconda chance per parlare di Alfa Romeo cinque anni dopo?

No, no, questo non lo penso e non l'ho mai pensato. Ritengo che entrambi gli eventi debbano avere lo spazio meritato. Credo che i due ingredienti principali debbano essere inizialmente la testa ed il cuore. Il problema quattrini dev'essere successivo e non anteposto.
Perchè a pensare al portafoglio in un momento in cui il portafoglio è vuoto, il rischio è di fare qualcosa che non piacerà.
Siccome credo che ci siano nei posti giusti persone di testa e di cuore, ma è fondamentale che queste persone dedichino cuore e idee a questo tema, che ha un nome ed un cognome e che si chiama Alfa Romeo.



Ecco ma noi che siamo piccoli, ma che abbiamo passione e voglia di promuovere la storia di Alfa Romeo, cosa possiamo fare per salvagurdare il raggiungimento di questo traguardo per il 2010?

No guardi, in queste cose il piccolo ed il grande non esistono. Anzi, in tanti casi è il piccolo che ha più possibilità... vede, lei può avere la più bella porta di ingresso di un appartamento, ma se non ha la chiave per entrarci, rimane fuori a guardare.
Certe volte i piccoli, e dico piccoli per usare parole sue e mettendomici anch'io, insieme, collaborando, tenendosi in contatto, costruendo, fanno molto più di uno solo grande. Perchè il grande, se è da solo, non fa nulla a meno che è in grado di muovere tutti i piccoli, interagendo, creando un gruppo di lavoro comune per perseguire un obiettivo comune.
Bisogna sentirsi importanti, sentirsi "chiave"... altrimenti se si sta lì ad aspettare che il grande faccia tutto lui, il rischio e che non si vedrà nulla di concreto.



Siamo contenti che lei ci abbia concesso quest'intervista, perchè è andata come speravamo, nel senso che non volevamo in AlfaSport creare un doppione di una cosa già vista sulla stampa ma, credo fosse inevitabile che venisse fuori così. Perchè non era un giornalista che parlava ad un collezionista ma siamo stati tre appassionati che parlavano di una passione comune...

Anche a me è piaciuta!


Credo che ricalchi un po' lo spirito del nostro Club, che ha come unico scopo quello di alimentare la cultura e la passione del marchio, senza arginarsi in schemi monotematici, ma accogliendo tutti coloro che amano Alfa Romeo, recenti o meno recenti, a trazione anteriore o posteriore, in scala 1:1 o in altre scale. Mi piacerebbe, se non lo ha già fatto, che visitasse il nostro forum.

L'ho già fatto e lo farò abitualmente... E' necessario il vostro lavoro di comunicazione soprattutto su discussioni sane come l'Alfa Romeo ed è fondamentale tenersi in contatto.




Una bella mattinata, oseremmo dire emozionante.

A parte il poter ammirare riproduzioni, anche se in scala ridotta, di prodotti Alfa Romeo di cui ignoravamo l'esistenza o che finora avevamo solo visto sui libri, crediamo che il vero valore aggiunto sia stato quello di estendere la nostra passione all'azienda Alfa Romeo.

Questa prospettiva ci ha fatto respirare quel profumo tipico di quelle officine, di olio da tempra, di acciaio forgiato... quell'essenza forte del legno delle scrivanie, dei tavoli da disegno dove si concepiva, progettava, disegnava, spesso dimenticando l'orologio nel cassetto... quell'aroma inconfondibile della benzina bruciata sui banchi di prova, le piste di collaudo, i circuiti da gara, nei nostri cieli, sulle strade ferrate, sui campi di battaglia.

Staremmo qui a parlare con il Sig. Rigoni ancora per ore ma purtroppo il tempo è tiranno e, dopo tre ore abbondanti, ci congediamo, ringraziandolo infinitamente per il tempo che ha voluto dedicarci ed un arrivederci a presto.

Quel cancelletto si chiude dietro di noi e ci salutiamo. Io attraverso la strada e faccio il movimento di sempre, di ogni giorno, quello di premere il telecomando della mia 159: un gesto quotidiano e forse banale ma che da ora farò con più rispetto e ancora più consapevole di guidare qualcosa di davvero esclusivo, un'Alfa Romeo.




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A cura della sezione Modellismo del Club AlfaSport


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