L'Ing. Ugo Gobbato
Un grande manager nell'Alfa anteguerra


Ugo Gobbato nacque nel 1888 a Volpago del Montello, vicino a Treviso da una famiglia di piccoli agricoltori. Compì studi tecnici e si laureò in ingegeria al Politecnico di Zwickau in Sassonia. Dopo esperienze in piccole aziende, entrò alla Ercole Marelli, poi allo scoppio della guerra del 1915-18 fu impegnato come militare in compiti tecnici. Finita la guerra, entrò in Fiat, e nel giro di due anni diventò direttore di tutto il complesso del Lingotto dove rimase dal 1921 al 1929, anno in cui la Fiat gli assegnò compiti all'estero: prima in Germania, poi in Spagna dove conobbe tra gli altri l'ing. W. Ricart, che arriverà all'Alfa nell'ottobre del 1936.
Nell'estate del 1931 venne mandato a Mosca per costruire il primo stabilimento russo di cuscinetti a sfere, un grande sucesso per l'industria italiana.
Gobbato investì tutte le sue energie in questo non facile progetto e tornò in Italia con un forte esaurimento nervoso, ma con la fama di ingegnere capace di realizzare grandi opere.
Nel dicembre del 1933, fu chiamato all'Alfa Romeo su richiesta di Mussolini e con il benestare della Fiat che probabilmente pensava che sarebbe stato un bene avere all'Alfa una persona che aveva rapporti stretti con l'azienda torinese.
Ma negli anni in cui fu all'Alfa (1933-1945), Gobbato fu spesso in contrasto con la Fiat; lavorò con notevole impegno per far crescere l'Alfa Romeo fino a farle conquistare una grossa quota di mercato nel settore dei motori di aviazione, a spese del gruppo Caproni e della stessa Fiat.
Al suo arrivo in Alfa, Gobbato realizzò una importante riorganizzazione dello stabilimento del Portello superando ostacoli tecnici, di formazione di personale e di reclutamento di manodopera.
Lo stabilimento di San Martino a Pomigliano (i cui lavori iniziarono nel 1938), invece, lo pianificò ex novo e per lui fu una grossa sfida.
Ciò che colpisce dell'ing. Gobbato è la capacità di concentrare sforzi e di armonizzare risorse per raggiungere gli obiettivi. In pochi anni realizzò progettazioni, produzioni, controlli, utilizzando nella guida delle fabbriche una grandissima severità di metodo.
L'epilogo è purtroppo noto: Ugo Gobato fu ucciso il 28 aprile del 1945 e l'industria italiana perse un grande manager, un uomo che avrebbe pouto dare un importante contributo all'industria e alla società italiana del dopoguerra.

Elvira Ruocco

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