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Pagani Automobili S.p.A



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La passione dell’italo-argentino Horacio Pagani per l’auto, la velocità e il design si manifesta molto presto: a 12 anni il piccolo Horacio si diverte creando modellini di supercar che costruisce lavorando pezzetti di legno o modellando la creta. Un talento naturale nel senso più vero del termine.

Il debutto di Pagani nel mondo delle vetture da corsa avviene altrettanto precocemente: a 20 anni Horacio progetta una vettura di F.3 che gareggia in Argentina con i colori del team ufficiale Renault. Seguiranno una serie innumerevole di progetti in ambito di design industriale, nei quali Pagani dimostra di possedere una fusione di creatività e ricerca della perfezione unite ad uno straordinario senso dell’apprendimento. In quegli anni incontra Juan Manuel Fangio, suo idolo di sempre; una conoscenza che gli permette di avvicinarsi a Modena, terra di motori per antonomasia, dove hanno sede aziende come Ferrari e Lamborghini.

Proprio alla Lamborghini il giovane Horacio ha l’opportunità da lui sempre agognata: l'ing. Alfieri gli propone di esprimere la sua fantasia e le sue capacità manuali all'interno della mitica Casa emiliana. Inizia come operaio di terzo livello al reparto carrozzeria, ma dopo poco tempo diventa responsabile del Reparto compositi che era in procinto di sorgere. Partecipa a tutti i progetti più importanti che si sviluppano in quegli anni a S.Agata Bolognese: la jeep LM, il restyling della Jalpa, il design della Countach Evoluzione (la prima auto al mondo con il telaio completamente in carbonio), la Countach 4 Valvole. Nel 1988 nasce la “Pagani Composite Research” che si occupa di vari progetti, quali il restyling della Countach Anniversary, di cui sforna anche i particolari finali in compositi. In seguito Pagani collabora col team che sviluppa la Diablo, la Lamborghini P140 (mai entrata in produzione: doveva essere la mini-Lambo degli anni ‘90), e la Diablo Anniversary.

Pagani crea nel 1991 Modena Design, allo scopo di dare seguito alle richieste sempre più pressanti di servizi di design, progettazione, engineering, costruzione di modelli, stampi e prototipi. Egli infonde al suo gruppo forte passione e un tenace rigore sul lavoro, unendo assieme un difficile compromesso tra arte e tecnologia. La Modena Design collabora con le più importanti aziende automotive internazionali, quali Ferrari, Aprilia, Dallara e Renault.
Anche ci troviamo in un periodo storico ed economico difficile (siamo ai primi anni ‘90 in piena Guerra del Golfo) Pagani, che continua a credere nell’ occasione di poter realizzare una supercar tutta sua, non si arrende e vuole a tutti i costi concretizzare il suo sogno. Già nel 1988 Horacio mostra i disegni preliminari del "Progetto C8" a Fangio, e in suo onore la vettura si chiamerà “Fangio F.1”. Nel 1992 Pagani dà inizio alla realizzazione del prototipo. Già nel 1993 il primo modello viene collaudato nella galleria del vento di proprietà della Dallara. I risultati incoraggianti maturati aprono una lungo periodo di progetto e di definizione di particolari attinenti la costruzione e il design della macchia. Fangio intanto apre le porte della Mercedes a Pagani, cui era storicamente legato dal periodo luminoso delle vittorie in Formula 1: la Casa tedesca si accorge subito della validità del progetto e, nel 1994, concede ufficialmente la fornitura del suo potente motore V12. Dopo altri quattro anni di lavoro ininterrotto Pagani giunge all'omologazione del progetto C8 in versione coupé e spider.

Nel 1999 il grande giorno: al Salone di Ginevra avviene la presentazione della prima Pagani Zonda C12; Zonda dal nome del vento che soffia sulle Ande. Pagani ha deciso di non utilizzare il nome di Juan Manuel Fangio in seguito alla morte del grande pilota, per rispetto verso il personaggio. La Zonda fin dal debutto al Salone di Ginevra ha creato forte emozione: ci si è subito resi conto che quella splendida vettura, dalle linee innovative e muscolosissime, non avrebbe avuto la stessa sorte dei tanti prototipi destinati a rimanere concept car, ma era un sogno che si era trasformato in brillante realtà.

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