Le perplessità del mondo bancario
Unicredit e SanPaolo-Imi valutano il loro investimento
A. A.
Il mondo bancario guarda con apprensione l'evolversi della vicenda Fiat. Anche se gli umori dei maggiori istituti di credito azionisti del Lingotto sono dettati più dalla cautela che dall'allarmismo. Per Unicredit la maggior garanzia per l'investimento in Fiat sarebbe rappresentato dai risultati dei manager del Lingotto. Secondo l'ad, Alessandro Profumo, che ha replicato, durante l'assemblea, ai rilievi di un piccolo azionista sulla contestata operazione dell'Ifil per rafforzarsi nel capitale del gruppo automobilistico, il fatto "che il socio di maggioranza relativa abbia mantenuto una forte stabilità manageriale grazie al mantenimento del controllo sulla soglia dell'opa, per noi come finanziatori e come azionisti è decisamente positivo". Profumo ha poi gettato anche acqua sul fuoco sul cda ed il management di Fiat: "Il loro lavoro è positivo sia come risultati economici, quote di mercato e lancio di nuovi prodotti, e questo tutela i nostri interessi", Più cauto il SanPaolo-Imi. Ieri il presidente, Enrico Salza, ha fatto sapere che l'istituto prenderà tempo per valutare "l'investimento in Fiat, ma ho l'impressione che attendere ci permetterà anche di rientrare con i giusti interessi". Non è dunque dato sapere se l'istituto bancario torinese consideri strategico il suo investimento nel Lingotto. Di certo - ha evidenziato Salza - è "nostra abitudine accompagnare la clientela, al di là delle sue dimensioni, nei momenti di crescita e non abbandonarla quando ha problemi. Abbiamo un patto con Fiat e ci ragioneremo. Al momento siamo soddisfatti della decisione di non essere usciti, non ci sentiamo a rischio". Il presidente del SanPaolo-Imi ha ricordato che la cifra spesa dal San Paolo per il convertendo (400 milioni di euro) è stata inferiore a quella dei concorrenti. Ma se la Fiat non se la passa bene, c'è chi sta peggio. Come gli "ex amici" di General Motors. Per il colosso dell'industria automobilistica, che sta pagando più di qualsiasi altra impresa la crisi del mercato dei motori, c'è il rischio di amministrazione controllata. I suoi stessi criteri contabili sono stati messi in discussione dalla Sec, il valore complessivo della società non è mai stato così basso: 12,67 miliardi di dollari. Inferiore addirittura a quello di mercato attribuito alla Fiat (12,87). E dire che proprio nello scorso febbraio GM aveva accettato di pagare 1,55 miliardi di euro pur di non comprare Fiat Auto. A questo punto non ci sono più dubbi sul fatto che Toyota debba essere considerata l'industria automobilistica numero uno.