Quel manager silenzioso che ha vinto tutte le sfide
Sergio Marchionne è l'uomo del miracolo che in meno di un anno ha portato la Fiat dal tracollo alla relativa prosperità. In ogni società dove ha lavorato, ha raddoppiato il valore dei titoli. C'è quasi riuscito anche al Lingotto.
di GIUSEPPE TURANI
da "la Repubblica" di martedì 31 gennaio 2006
MILANO - Di Sergio Marchionne, l'uomo-miracolo della Fiat che nel giro di appena un anno l'ha portata dal tracollo alla relativa prosperità, si sa poco, a parte qualche scarna nota biografica. E si sa poco perché, a parte la Fiat, tutta la sua carriera si è svolta all'estero e perché l'uomo è più che silenzioso. Alla cerimonia per i tre anni dalla morte dell'Avvocato alla domanda se sentisse la sua mancanza, se l'è cavata dicendo che lui aveva molto da lavorare e che rimettere in piedi la Fiat era un grosso lavoro. Meno di venti parole in tutto. Insomma, di lui si sa poco perché è il manager meno assetato di notorietà che ci sia mai capitato di incontrare.
E' nato a Chieti nel 1952 e poi ha studiato in Canada, dov'è cominciata la sua carriera. Di formazione è, diremmo noi, un commercialista ed un avvocato. All'inizio ha fatto in effetti proprio il commercialista specializzato in questioni fiscali per la Deloitte & Touche. Lavora poi per diverse altre aziende fino a quando, nel 1990, approda in Svizzera. Prima come presidente del Lonza Group e poi, nel febbraio del 2002, amministratore delegato della SGS, un colosso mondiale con 38mila dipendenti.
In Italia arriva nel maggio del 2003 quando, dopo la morte di Umberto Agnelli, la Fiat deve darsi un nuovo vertice. Luca Cordero di Montezemolo assume la presidenza della società e Sergio Marchionne la carica di amministratore delegato. La sua nomina lascia tutti un pò perplessi: erano circolati nomi ben più importanti e conosciuti. La battuta più diffusa in quei giorni era: Marchionne chi?
A farmi cambiare opinione nel giro di pochissimi giorni sono stati un paio di banchieri. Il primo mi ha detto, molto semplicemente: "Guarda che Marchionne è uno dei cinque migliori manager oggi esistenti in Europa. Puoi stare sicuro che farà bene. E' adorato dagli azionisti, dai mercati, dalle banche d'affari, dagli hedge fund, dagli analisti perché ovunque sia andato nel giro di pochissimo ha raddoppiato il valore delle azioni delle società a lui affidate".
Il Marchionne che sbarca a Torino si segnala subito per uno stile diverso. Sta chiuso in ufficio, lavora, taglia, ricuce. Non lancia proclami attraverso i giornali. Non va ai convegni. Non parla, insomma. Lavora e basta. Il secondo banchiere che mi spiega un pò di Marchionne lo incontro all'epoca della trattativa Fiat-General Motors intorno al famoso accordo, in base al quale gli americani, pagando una certa somma, potevano prendersi tutta la Fiat Auto. Oppure se ne potevano andare. La Fiat puntava a farli uscire, ma facendosi pagare un montagna di denaro, più di un miliardo di dollari. Pochi pensavano che la Fiat avrebbe raggiunto il suo scopo: liberarsi degli americani e portare a casa moltissimo denaro. "Secondo me - mi spiegò il banchiere -, Marchionne ci riuscirà. Ed è l'unico che può farcela. Vedi, noi banchieri d'affari siamo tutti bravi in inglese, lo abbiamo imparato nelle migliori scuole, abbiamo fatto gli stages all'estero, ma lui dentro quella lingua e quella cultura ci è nato. E questo fa la differenza. Lui sa come si fa a mandarli a quel paese nella loro lingua. Lui sa come spaventarli. Inoltre, è bravo e vedrai che torna dall'America con i soldi in tasca".
In effetti le cose sono andate proprio così. Marchionne ha messo la General Motors fuori dalla Fiat e gli americani hanno pagato per potersene andare. Per il resto il suo miracolo a Torino è stato fatto con una ricetta abbastanza semplice: rimettere tutta l'azienda a fare auto e ridurre il massiccio indebitamento con ogni mezzo. Insomma, niente sciocchi sogni di allargamento della Fiat a destra e a sinistra, ma la barra dritta al centro: là dove si costruiscono automobili per la gente, da vendere alla gente.
I due obiettivi sono stati inseguiti con una determinazione che forse solo un abruzzese-canadese-svizzero poteva avere. E' andato avanti per la strada già segnata. Tutto quello che non aveva a che fare con l'auto è stato messo fuori, ceduto, venduto. E dentro il settore auto si è ripreso a lavorare con una motivazione forte, con la decisione di lanciare sul mercato molti nuovi modelli e tutti con un robusto sostegno di marketing. Insomma, la Fiat vive, la Fiat è tornata.
Naturalmente, non è andato in televisione o sui giornali a spiegare queste cose, ha lasciato che fossero altri a farlo. Lui è sempre rimasto al Lingotto a tirare su i conti. I fatti, come sempre, alla fine gli hanno dato ragione. La Fiat che nel 2002 sembrava fallita e che anche nel maggio del 2003, quando lui arriva a Torino, non se la passa tanto bene, oggi è un'altra cosa. La Fiat Auto, che non vedeva un utile dal 1997, è tornata in positivo e la Fiat, nel suo complesso, si è rimessa a guadagnare soldi. Non tantissimi, per ora, ma importanti perché sono i primi che a Torino si rivedono dopo molto tempo.
Una cosa non è ancora riuscita a Marchionne: quella di raddoppiare il valore del titolo Fiat. Ma ci siamo vicini. Nel momento più brutto della sua gestione il titolo Fiat era arrivato a quota 4,52. Adesso è già sopra gli 8 euro. Ormai manca un soffio e poi, ancora una volta, Marchionne avrà reso onore alla leggenda che si è costruita su di lui: quella di raddoppiare il valore delle azioni affidate alla sue cure. E non con giochi di finanza, ma con oggetti concreti. Automobili, camion, trattori, in questo caso.