Il responsabile del Welfare: hanno chiesto la mobilità lunga ed ora negano
Il doppio gioco del Lingotto
A. A.
"Eppure noi continuiamo a credere nei nuovi mercati in cui abbiamo investito", spiegavano all'inizio di febbraio i dirigenti del Lingotto, che di fallimento della globalizzazione Fiat non volevano e non vogliono sentir parlare. Nessun fallimento. Anzi negli ultimi mesi i rendiconto dell'azienda riportavano dati positivi e tutto sembrava andasse a gonfie vele. Fino al mese scorso, quando i dati delle immatricolazioni auto in Europa vedevano la casa torinese "reginetta" (più 2,9% mentre tutti cedevano terreno). Però Fiat adesso batte cassa e ricatta il governo minacciando migliaia di licenziamenti. I conti non tornano. E non solo il Lingotto alza la voce senza ammettere mai che la delocalizzazione si è rivelata un boomerang per operai italiani ed indotto. Scoppia anche il "giallo" mobilità lunga. Da una parte Fiat che dice "no" alla proposta - secondo il Lingotto - avanzata dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, di concedere un provvedimento di mobilità lunga, per 10 anni, mandando quindi i lavoratori in pensione con le regole della Riforma Maroni. Secca la replica di Maroni, che si dice "stupito" dalle parole dell'azienda: "Sono stati loro a chiedere la mobilità lunga. Evidentemente hanno le idee confuse". Per Maroni nessun doppio regime previdenziale dal 2008 - ha ribadito parlando coi suoi collaboratori - perché "non si possono creare lavoratori di serie A e lavoratori di serie B". Se Fiat, poi, vuole affrontare il problema mobilità lunga - ha ripetuto il ministro - deve essere chiaro che questa operazione non potrà avere ricadute sulle casse dello Stato: dovranno essere le aziende coinvolte a pagare. Per il ministro, inoltre, gli eventuali provvedimenti sulla mobilità (si parla di un possibile emendamento al decreto "milleproroghe") dovranno prevedere strumenti per il reinserimento dei lavoratori in esubero."La mobilità lunga dieci anni - ha detto il responsabile delle Relazioni Industriali di Fiat Auto, Paolo Rebaudengo - è inadeguata a risolvere i problemi che abbiamo". La Fiat, i cui vertici incontreranno lunedì il ministro del Welfare (all'incontro, secondo quanto annunciato da Rebaudengo, dovrebbe partecipare l'amministratore delegato, Sergio Marchionne), chiederà quindi di mantenere per i lavoratori in esubero le regole attuali per il pensionamento. Chiederà quindi che per i lavoratori, per i quali sarà fatto un accordo di mobilità, siano mantenute le regole che prevedono al momento il pensionamento a 57 anni di età e 35 di contributi anche dopo il 2008, quando andrà in vigore l'innalzamento a 60 anni dell'età necessaria per la pensione di anzianità in presenza di 35 anni di contributi. Sul panorama nazionale i lavoratori coinvolti in un eventuale provvedimento sulla mobilità sarebbero almeno 8.000 (di cui circa mille della Fiat, anche se l'azienda per ora non ha fatto numeri). Ed il costo dell'operazione, con una mobilità lunga a dieci anni, si aggirerebbe intorno a 1,2 miliardi di euro. Un invito alla "saggezza" è giunto dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani: "L'azienda sta riprendendo quote di mercato, ha fatto buoni investimenti ed ha risanato un pò i conti. Adesso - ha spiegato Epifani - c'è un problema relativo agli impiegati che va affrontato con grande saggezza da parte della Fiat che non deve licenziare nessuno e, naturalmente, e da parte del governo, perchè problemi come questi si affrontano con gli ammortizzatori sociali". Rebaudengo ha ribadito che l'azienda non farà numeri sulle uscite che saranno necessarie. Intanto, giusto per non smentire la politica della delocalizzazione che fa risparmiare l'azienda e "ruba" posti di lavoro in Italia, l'Iveco ha firmato un accordo per una joint-venture nel settore dei mezzi pesanti con la SAIC Motor Corporation, una delle principali imprese automobilistiche della Cina, e con la Chongqing Heavy Vehicles Group.