sabato 17 dicembre 2005

MOBILITA' LUNGA A MIRAFIORI

Fiat, il ricatto della sinistra piemontese

L'assessore regionale al Bilancio: se non la danno chiederemo gli arretrati Irap ed Irpef

A. A.

Il governo non vuole concedere la mobilità lunga richiesta dai vertici Fiat per i propri dipendenti? Allora "agiremo in giudizio per ottenere dallo Stato tre miliardi di euro di arretrati Irap ed Irpef". Il ricatto arriva direttamente dalla Regione Piemonte ed ha la faccia e la voce del vicepresidente ed assessore regionale al Bilancio, Gianluca Susta. Secondo l'esponente della maggioranza il Piemonte "non intende restare inerte dopo il taglio di 65 milioni di euro dai fondi per le Olimpiadi" e la mancata concessione della mobilità lunga "per i dipendenti in esubero a Mirafiori". L'attacco è diretto al ministro dell'Economia: "Se per Giulio Tremonti il Piemonte è un covo di comunisti che non merita fondi per gli operai in cassa integrazione e per le Olimpiadi - evidenzia Susta - non ci resta che agire in giudizio per avere dallo Stato tre miliardi di euro di Irap ed Irpef non ancora versati che ci costringono a ricorrere ad anticipazioni onerose di cassa che ricadono suoi contribuenti". Quindi Susta fa i conti in tasca all'Ente, mostrando allo stesso tempo le lacune della gestione economica dell'Unione. "La Regione Piemonte - spiega l'assessore al Bilancio - è sotto di un miliardo in banca, e questo ci costa e quindi costa ai cittadini. Siamo costretti a fare mutui perchè non ci vengono versate somme arretrate che ci sono dovute. Ecco perchè abbiamo deciso di avviare degli approfondimenti allo scopo di verificare se nel caso che ci riguarda si stiano rispettando le norme sulla tesoreria unica". Insomma, il Piemonte quasi come la Fiat: quando fa comodo si batte cassa. Ed allora fa altrettanto gola il federalismo fiscale sponsorizzato dai "nemici" della Lega Nord. "Ci rendiamo conto - ricorda Susta - che questa iniziativa apre un conflitto serio tra lo Stato ed una delle maggiori Regioni italiane, ma è giunto il momento di un serio confronto sulla finanza pubblica e sull'attuazione del federalismo fiscale, che non può essere risolto con le alchimie del ministro Tremonti". In attesa dell'incontro di lunedì tra il governo ed i vertici Fiat, ieri il sindaco di Torino, Chiamparino, ha fatto sapere di essere convinto che "ci siano le condizioni perchè la trattativa sulla mobilità possa riprendere". Il problema "riguarda la Fiat come migliaia di altre industrie - puntualizza Chiamparino - l'appello che faccio a governo ed azienda è trattare, trattare, trattare, per arrivare ad una soluzione". L'unica condizione - ripete il primo cittadino - è che non arrivi a licenziamenti". Meno di 48 ore fa, dopo che la mobilità lunga non era stata inserita nel maxi-emendamento alla Finanziaria, Maroni, nell'incontro con i sindacati Fiat, aveva annunciato la disponibilità del governo a mettere a punto un provvedimento sulla mobilità, "purchè i relativi costi siano a carico delle aziende che ne beneficiano". "Lunedì prossimo, nel corso dell'incontro con Maroni - gli fa eco Paolo Rebaudengo, responsabile delle Relazioni Industriali per Fiat Auto - chiederemo il mantenimento delle regole attuali". Numeri precisi su quanti lavoratori potranno essere coinvolti nella mobilità lunga, Fiat Auto non ne fa: "la quantità di personale coinvolto deve essere definita con i sindacati. Ma prima dobbiamo ottenere lo strumento per agire e poi potremo verificare. Vedremo comunque lunedì". Inutile dunque fare previsioni adesso. Più importante invece che "nell'interesse di tutti trovare una soluzione non basandosi su enunciazioni di principio". Così si è espresso ieri il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, in riferimento alla situazione Fiat ed alle preoccupazioni espresse dal ministro Maroni. "Maroni - ha detto Montezemolo, ieri a Napoli - incontrerà lunedì l'amministratore delegato della Fiat, Marchionne. Dobbiamo solo aspettare". Dunque, tutto rimandato all'inizio di settimana prossima. Secondo le stime i lavoratori coinvolti in un eventuale provvedimento sulla mobilità sarebbero almeno 8.000 (di cui circa 1.000 della Fiat, anche se l'azienda per ora non ha fatto numeri). Ed il costo dell'operazione, con una mobilità lunga a dieci anni, si aggirerebbe intorno a 1,2 miliardi di euro. Un invito alla "saggezza" è giunto ieri dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani: "L'azienda sta riprendendo quote di mercato, ha fatto buoni investimenti ed ha risanato un pò i conti". "Adesso - ha detto Epifani - c'è un problema relativo agli impiegati che va affrontato con grande saggezza da parte della Fiat che non deve licenziare nessuno e, naturalmente, da parte del governo, perchè problemi come questi si affrontano con gli ammortizzatori sociali".