Fiat, i conti tornano in utile
E rischio spezzatino secondo i rumors
I conti di Fiat Auto tornano in positivo. Dopo 17 trimestri in perdita, il quarto trimestre del 2005 si è chiuso con un utile netto di 21 milioni di euro. In deciso miglioramento anche i conti del Gruppo che vedono un utile netto di 1,4 miliardi di euro ed un debito industriale ridotto di due terzi, a 3,2 miliardi. Ma nonostante questi risultati incoraggianti, l'attenzione degli investitori viene distolta dalla notizia riportata da alcuni giornali, come "Il Tempo", che tornano a parlare di ipotesi di spezzatino a causa di presunti dissidi in seno alla famiglia Agnelli.
Da Torino comunque buttano acqua sul fuoco, dicendo che non esiste nessun "partito anti-Fiat".
Gli interrogativi riguarderebbero gli assetti futuri ed il ruolo dell'azionista di controllo. Al Lingotto sarebbe sempre più aperto lo scontro tra due schieramenti: l'asse Marchionnne, il vicepresidente John Elkann, e l'avvocato Franzo Grande Stevens intenzionato ad aumentare il peso, soprattutto nella gestione diretta delle holding di controllo, dall'altra "l'ala umbertina" della famiglia oggi rappresentata dal giovane Andrea Agnelli, figlio di Umberto, che invece preferirebbe togliere al gruppo la storica vocazione industriale.
"Dietro l'angolo il gruppo torinese rischia una nuova crisi: gli eredi dell'Avvocato sarebbero ai ferri corti. Ed all'orizzonte si profila persino uno spezzatino dell'impero costruito sull'auto. Il segnale più forte è arrivato dal SanPaolo-Imi, la banca di riferimento degli Agnelli, che ha venduto tutta la sua partecipazione senza nemmeno avvisare la famiglia", scrive il quotidiano "Il Tempo", in apertura.
Ma la presunta divisione viene comunque respinta da più fronti. A scendere in campo per smentire queste voci è anche Lupo Rattazzi, consigliere di amministrazione dell'Ifi che, in un'intervista a "Il Sole 24 Ore", afferma: "Nella famiglia Agnelli non c'è nessun partito anti-Fiat e non è mai stata valutata alcuna scissione ". E' "ridicola l'ipotesi di una scissione" con la Fiat agli Elkann ed il resto delle attività Ifil agli altri membri della famiglia.
"Ritengo che siano state strumentalizzate le parole di Andrea Agnelli, quando a metà settembre l'Ifil ha comprato l'8% della Fiat per evitare una diluizione al 22% dopo l'esercizio del convertendo", ha sottolineato Rattazzi, mettendo in evidenza che lo scetticismo di Andrea Agnelli sull'operazione era dovuto ad "una diversa percezione del rischio di scalata di Fiat". Secondo Rattazzi, infatti, c'era "un gruppo di persone pronti a dare l'assalto alla Fiat e fare lo spezzatino".
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