I 111 anni dell'Alfa Romeo
Imparato: "Il Biscione è e resterà italiano"




E sono già 111… Sembra ieri che l’Alfa Romeo festeggiava un secolo di vita. Poi gli anni sono diventati 110 anni e oggi, 24 giugno, Arese si veste di nuovo a festa (in rosso, ovviamente) per celebrare un’altra ricorrenza. Che potrebbe anche, stando al numero, non avere un rilievo particolare, se non fosse che, intorno al marchio, c’è vera trepidazione. Le parole di Carlos Tavares, numero uno di Stellantis, e la scelta di Jean-Philippe Imparato, suo uomo di fiducia alla Peugeot, come capo del brand, hanno suscitato speranze nel popolo degli alfisti. Che ha così risposto con l’entusiasmo di sempre alla chiamata alle armi, convergendo sotto forma di club al rinnovato Museo Storico di Arese per assistere, tra l’altro, alla consegna dei primi esemplari delle Giulia GTA e GTAm ai loro fortunati acquirenti.

Forti motivazioni. A fare gli onori di casa c’era proprio lui, Jean-Philippe Imparato, capace di parole coinvolgenti, per chi ha l’Alfa nel cuore. Capace di dire, davanti alla platea, che questo momento lo aspettava da quarant’anni, perché lui, come ha già avuto modo di raccontare, in una Giulia azzurra c’è nato. Il numero uno del Biscione ha inoltre voluto ringraziare tutti, club e stampa, per aver "supportato, ma anche sopportato" (cito testualmente) l’Alfa nella buona e nella cattiva sorta. Imparato ha anche aggiunto che "essere ad Arese è come essere a Torino, l'importante è essere in Italia" e che vetture come la GTA e la GTAm non potevano che "essere concepite e prodotte in Italia". Il motivo? Perché è qui che ci sono "la storia, la tecnologia, il futuro dell’Alfa, ma, soprattutto, la passione". Una passione per quello che lui stesso considera "il marchio più bello del mondo".

Sintonia con il big boss. L'entusiasmo emerge anche nell’incontro che il manager tiene a margine dell'evento con un piccolo gruppo di giornalisti. Un momento in cui ribadisce come sia "fantasticamente importante l’italianità dell’Alfa Romeo", sottolineata dal fatto che "un’auto con questo marchio è fatta principalmente in Italia, sulla base di una scelta che è anche di Tavares e che mi sembra totalmente giustificata". "Quando parli di Jeep e di Chrysler", prosegue il manager in un fluente italiano, "il cuore è americano, se si parla di Peugeot si parla di Sochaux, quando si parla di Alfa Romeo, si parla di Italia”. Del resto, sottolinea Imparato, "il motto di Carlos (Tavares, ndr) è: rispettiamo le nazioni e le culture in cui lavoriamo". Questo mantra, il dirigente lo applica anche nel privato, a giudicare da come racconta che avrebbe potuto gestire l’Alfa da Parigi e, invece, mentre lui è "a divertirsi ad Arese", sua moglie sta seguendo il trasloco a Torino.

La prossima Suv. Molta curiosità ha circondato, di recente, il nome che verrà dato alla futura Suv compatta, che si posizionerà sotto la Tonale. Tramontata, forse, l’ipotesi Brennero, Imparato ammette che una scelta non è stata ancora fatta, ma che sarà lui in persona a decidere. Il dubbio è se optare per un nome o un numero: la storia del marchio oscilla tra le due soluzioni. Imparato ha chiesto ai giornalisti che cosa ne pensassero, ottenendo un plebiscito per la soluzione del nome: "Venduto", risponde sorridendo, confermando come, in realtà, l’ipotesi di rispolverare sigle come 33 o 75 non sia stata probabilmente presa in considerazione.

Passione corse. Un ultimo capitolo riguarda la presenza dell’Alfa Romeo in Formula 1 che, durante il weekend del Gp di Stiria, gareggerà con le sue due monoposto caratterizzate da una livera speciale che celebra proprio il 111esimo anniversario. La partecipazione del Biscione nel Circus, al momento, è confermata soltanto fino al termine della stagione in corso, ma per Imparato si tratta di "un investimento molto positivo, perché è sinonimo di efficienza e perché è un laboratorio straordinario, forse persino sottovalutato da questo punto di vista, elettrificato da anni, senza che nessuno parli di questo aspetto". Quindi, l’interesse, personale e professionale, da parte sua non manca: questo, però, non si traduce ancora in una conferma per i prossimi campionati. "Tutto dipende dai ritorni sull’investimento, perché la F.1 è un mezzo che, come gli altri, deve supportare il marchio e va valutata nel quadro del budget dell’Alfa Romeo, come tutte le spese importanti".


Fonte: https://www.quattroruote.it/

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