Mercato auto italia
A settembre torna in positivo: +9,5%




Il segno più è finalmente tornato sul mercato italiano dell’auto: dopo il tracollo dovuto al coronavirus le vendite sono tornate a salire già durante l’estate, raggiungendo livelli simili a quelli del 2019 in agosto. Il mese di settembre si è chiuso con una netta crescita rispetto allo stesso mese dello scorso anno: +9,5 % con 156.132 veicoli immatricolati. A spingere le vendite sono stati anche i nuovi incentivi all'acquisto: già nella seconda settimana di settembre i fondi per la fascia 91-110 g/km si sono esauriti e, a oggi, rimangono disponibili 35 milioni per le elettriche e le ibride plug-in della fascia 0-60 g/km e 61 milioni di euro per le auto con emissioni di CO2 comprese tra i 61 e i 90 g/km.

Il consuntivo. I primi nove mesi del 2020 si chiudono con un calo del 34,2% rispetto al 2019 con 966.017 immatricolazioni. Su questi dati continuano a pesare i risultati dei mesi di aprile (-97,6%), maggio (-49,6%), giugno (-23,1%) e luglio (-11%). Le conseguenze del lockdown e della pandemia si faranno sentire fino alla fine di quest’anno: le nuove previsioni, in ascesa rispetto a quelle diramate all’inizio di settembre, stimano 1,35 milioni di vetture, quasi il 30% in meno rispetto agli 1,9 milioni di veicoli registrati lo scorso anno.

FCA. Dopo il calo dello scorso mese il gruppo FCA torna in positivo, chiudendo il mese con una crescita a doppia cifra: +17,4% con 37.173 immatricolazioni. Per quanto riguarda i marchi, la Fiat ha registrato 21.134 auto (+19,1%), seguita dalla Jeep con 7.085 (+24,3%), dalla Lancia con 4.687 (+12,8%), dall'Alfa Romeo con 2.073 (-4,8%) e dalla Maserati con 167 vetture (+7,1%).

PSA. Non così bene i futuri alleati della PSA: il gruppo ha chiuso settembre con 19.971 registrazioni, il 13,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Tutti i marchi francesi, però, hanno segnato una crescita: a penalizzare il risultato è stata la Opel che con 4.963 vetture ha segnato un -42,1%. Tra i marchi in positivo, guida le vendite la Peugeot con 8.205 immatricolazioni (+3,36%), seguita dalla Citroën con 6.304 unità (+1,5%) e dalla DS, che lo scorso mese ha registrato 499 vetture facendo segnare un +11,6%.

Volkswagen. Settembre in lieve calo per il gruppo Volkswagen che con 22.495 vetture targate flette di un punto percentuale. L’unico marchio in netta crescita è la Skoda che, con 2.937 immatricolazioni (+48,1%) è arrivata a vendere quasi mille vetture in più rispetto al settembre del 2019. Segno meno per la Volkswagen, per l’Audi e per la Seat: con 13.578 auto la capogruppo ha segnato un -3,9%, il marchio dei Quattro anelli non è andato oltre le 4.005 unità (-11,4%) e la Casa spagnola ha raggiunto 1.975 registrazioni (-4,68%).

Ford e Renault. Tra i gruppi principali è la Renault ad aver avuto la maggiore percentuale di crescita in settembre: le 18.034 auto targate hanno consentito ai francesi di raggiungere un +69,8%. Nello specifico, la capogruppo Renault ha immatricolato 11.012 (+75,3%). In forte crescita anche la Dacia, che è arrivata a consegnare quasi 3 mila auto in più rispetto al settembre dello scorso anno, per un totale di 7.022 veicoli e un +61,9%. Passando oltreoceano, la Ford ha chiuso il mese di settembre consegnando 10.657 veicoli, l'11,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2019.

BMW e Daimler. I risultati del gruppo Daimler sono ancora una volta penalizzati dall’uscita di scena della Smart a benzina: il marchio Mercedes-Benz ha consegnato 5.568 vetture, il 6,3% in più rispetto allo scorso settembre, mentre con 554 auto il brand delle citycar è sceso del 66,1%. Il gruppo di Stoccarda chiude il mese con un -10,9% e 6.122 vetture consegnate. Stabile è invece il gruppo BMW: il +0,1% (6.827 registrazioni) è frutto di una crescita dell'1,8% (4.819 vetture) del marchio dell’Elica e di una contrazione del 3,8% (2.008 immatricolazioni) del brand Mini.

Le asiatiche. La maggior parte dei costruttori asiatici ha chiuso il mese di settembre in crescita: su tutti spicca la Suzuki che con 4.966 vetture è andata vicina a raddoppiare i propri volumi di vendita (+97,7%). Crescite più contenute per la Mazda (+14% e 1.451 vetture), la Subaru (+2,1% con 196 auto), la Mitsubishi (+29,8% e 593 veicoli) e per il gruppo Toyota che, con 9.351 vetture immatricolate - 8.962 del marchio omonimo (+14,7) e 389 Lexus (-35,1%) - ha chiuso con un +11,2%. Lieve calo per la Nissan che, con 3.597 registrazioni, conclude settembre con un -2,2%. In lieve crescita anche la Kia (+15,58% con 4.428 vetture), mentre la Hyundai flette del 10,9 con 4.062 auto.

Le altre. Nel segmento premium la Volvo arresta il suo trend di crescita registrando 1.766 veicoli (-10,7%), mentre il gruppo Jaguar Land Rover, con 1.385 registrazioni, flette del 32,9%: il marchio Jaguar segna un -39,4% (364 unità), mentre la Land Rover chiude con un -30,2% (1.021 auto). La Tesla conferma la tendenza dello scorso mese arrivando più che a raddoppiare i volumi del settembre 2019: +154,9% e 956 elettriche immatricolate. La Porsche cala del 55,8% (283 registrazioni), mentre sono 27 le immatricolazioni della Ferrari (-27%).

Panda stabile al comando. La regina del mercato rimane la Fiat Panda: con 13.991 immatricolazioni, la citycar guida la classifica dei modelli più venduti su un podio tutto italiano. Dietro di lei ci sono infatti la Lancia Ypsilon con 4.687 esemplari, seguita dalla Renault Clio con 4.358 immatricolazioni. Seguono, nell'ordine, la Jeep Renegade (4.094), la Toyota Yaris (3.966), la Dacia Sandero (3.759), la Ford Puma (3.644), la Renault Captur (3.226), la Dacia Duster (3.094) e la Citroën C3 (2.999).

Boom di elettriche e ibride. Nella classifica riservata alle differenti tipologie di alimentazione, sono le auto elettriche a stupire: le vetture a batteria segnano un +225,3% con 4.089 immatricolazioni, mentre le ibride crescono del 214,1% con 32.349 registrazioni. Boom anche per le plug-in, salite del 263,8% con 2.874 vetture. A eccezione del Gpl (+8,2% con 11.963 vetture), le altre motorizzazioni chiudono tutte in calo: -19,1% per le auto a benzina, -3% per le diesel e -0,1% per quelle a metano.

Crescono sia i privati, sia il noleggio. Sul fronte dei canali di vendita le vendite a privati crescono del 25%, mentre quelle del noleggio salgono del 5,8%, con la componente di breve termine in salita del 14,4% e quella di lungo a +5%. Le società scendono del 29,1%, con le autoimmatricolazioni in flessione del 35,8%.

L'usato. Inversione di tendenza nel mercato dell'usato. In settembre sono stati 362.523 i trasferimenti di proprietà (al netto delle minivolture), il 7% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Dall'inizio del 2020, il mercato delle vendite di vetture di seconda mano ha perso un terzo dei volumi con 2.088.132 trasferimenti contro i 3.131.638 dei primi nove mesi dello scorso anno.

Il commento dell'Unrae. "I dati sulle immatricolazioni del mese di settembre, finalmente positivi, equivalgono a una cartina di tornasole che conferma l’efficacia della politica degli incentivi come strumento necessario per superare una crisi di mercato straordinaria”, ha dichiarato il presidente dell’Associazione delle Case automobilistiche estere, Michele Crisci. “L’Unrae si è adoperata in tutti i modi per far comprendere che l’eccezionalità della situazione economica indotta dalla pandemia andava affrontata con misure straordinarie. Gli incentivi al mercato dell’auto varati dal Governo stanno fornendo quella necessaria boccata di ossigeno per superare una fase estremamente negativa, che purtroppo non è e non sarà di breve durata. Togliere l’ossigeno quando la fase acuta non è terminata, equivale a riaccendere la crisi e così rendere vani gli sforzi economici che lo Stato e le stesse Case automobilistiche hanno fatto per sostenere il mercato, finora con risultati confortanti". Crisci ha inoltre sottolineato come dopo l'esaurimento dei fondi statali per le auto della fascia 91-110 g/km, anche gli incentivi per le vetture con emissioni tra i 61 e i 90 g/km potrebbero già terminare entro la metà di questo mese: "Demandare il problema della prosecuzione degli incentivi alla prossima Legge di Bilancio, le cui norme entreranno in vigore a partire dal 1° gennaio 2021 significa creare un pericoloso buco di alcuni mesi, che porterebbe il mercato a una depressione certa, per superare la quale potrebbero non essere più sufficienti le risorse assegnate dal bilancio dello Stato del 2021. Un mancato rifinanziamento agli incentivi danneggerebbe il mercato e sarebbe un clamoroso errore strategico da parte del nostro Paese. Per comprenderlo basta evidenziare come, confrontando i dati di oggi con quelli del settembre 2019, la crescita dell'immatricolato dei veicoli rientranti nelle diverse fasce incentivate, inclusa la 91-110 g/Km, abbia comportato una diminuzione consistente pari all’11% delle emissioni complessive di CO2. Da sottolineare, infine, che le vendite aggiuntive per i soli privati hanno generato un incasso per lo Stato di oltre 100 milioni di euro di IVA, più che ripagando per esempio solo il valore degli incentivi nella fascia 91-110”.


Fonte: quattroruote.it



















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