FCA-PSA Il grande puzzle dei marchi




Quattordici marchi automobilistici, più di quelli che si trova a gestire il gruppo Volkswagen. Sarebbe, a oggi, il risultato dell’aggregazione tra FCA e PSA. Una grande potenza di fuoco. Ma anche un bel rompicapo. Perché in ogni fusione, e questa non fa eccezione, non entrano soltanto i rischi delle sovrapposizioni di prodotti ma anche, e forse soprattutto, quelli della ridondanza dei marchi. Il loro posizionamento diventa una componente assai delicata nell’equilibrio di qualunque integrazione: mettere ognuno nella giusta casella, cioè nella giusta collocazione strategica, può fare la differenza tra vincere o perdere la partita a scacchi con il mercato.

I cinque “per tutti”. Citroën, Fiat, Lancia, Opel/Vauxhall e Peugeot: tutti marchi generalisti e tutti destinati a condividere le medesime piattaforme. Ottime notizie sul piano delle sinergie industriali. Ma quelle che saranno sorelle di letto nella nursery della nuova grande mamma italo-franco-americana, una volta sul mercato diventano sorellastre pronte alla lotta al coltello per l’ultima immatricolazione. La concorrenza interna farà anche bene, fino a che non si trasforma in una dispersione di risorse. Per evitare che si pestino troppo i piedi, quindi, sarà inevitabile qualche correzione nel posizionamento. Cerchiamo di ipotizzare quali.

Addio alla Lancia? Peugeot è abbastanza fuori dalla mischia. È la Volkswagen del gruppo francese. E non si tocca. Anzi, semmai potrebbe spingersi ancora di più in una direzione di “quasi-premium”. Lancia oggi è un brand mono-prodotto, con una Ypsilon che vende benissimo, ma soltanto in Italia e più per il prezzo che per il logo sulla mascherina. Difficile ipotizzare massicci investimenti per costruire una gamma. Il rischio, molto concreto, è che l’illustre nome dell’automobilismo italiano scompaia definitivamente dalle cronache per entrare nella storia.

Chi fa il low cost? E veniamo a Citroën, Fiat e Opel. Le ultime due sono sempre state rivali dirette. Ma anche alleate: ai tempi dell’asse Fiat-GM, Punto e Corsa sono nate sul medesimo pianale e lo hanno condiviso per almeno due generazioni. Carlos Tavares, che sarà l’amministratore delegato del nuovo colosso, potrebbe riproporre lo stesso schema, magari con una specializzazione geografica: Fiat più dedicata ai mercati mediterranei, Opel a quelli mitteleuropei. La prima più creativa-pratica-giocosa, la seconda più razionale-solida-concreta. Però, non abbiamo fatto i conti con il terzo incomodo: una Citroën, la cui vocazione in questi ultimi anni si è delineata come un brand giovane, esteticamente creativo e funzionale. La Centoventi, il progetto più interessante che la Fiat abbia sfornato negli ultimi anni, non risponderebbe benissimo all’identikit, oltre che di una Fiat autentica, di una perfetta Citroën? Insomma, la piazza sembra un po’ affollata: uno dei marchi potrebbe venire posizionato più in basso, a presidiare il mercato semi-low cost. Staremo a vedere.

Zona premium. In apparenza qui non ci sono sovrapposizioni, o quasi. Jeep ha una gamma molto ampia e variegata: che include anche una Suv di fascia B, la Renegade, che gioca nella stessa classe dimensionale di Peugeot 2008 e cuginette. Però con una chiara connotazione premium e un prezzo più elevato. Più su, ha prodotti sempre meno assimilabili alle Suv PSA, per immagine e per specificità d’impiego anche in off-road. Alfa Romeo e Maserati non hanno contraltari nel gruppo francese. DS, infine, gioca una partita tutta sua, basata sulla scommessa d’inventare da zero un brand di prestigio. Scommessa dai risultati finora incerti. Davanti alla decisione su dove allocare le risorse tra un marchio nato in vitro e altri (leggi Alfa e Maserati) con un curriculum storico certificato, quale sarà la scelta? La risposta potrebbe sembrare scontata, e se così fosse, porterebbe quasi certamente all’eutanasia per la DS. Ma ci sono anche altre considerazioni suscettibili di rendere questo percorso meno lineare: i modelli DS sfruttano le architetture Peugeot, con cambiamenti davvero minimi. Per Alfa e Maserati, invece, non ci sono (o quasi) piattaforme da condividere con i francesi.

Il destino dell’Alfa. L’ad Carlos Tavares, grande appassionato d’automobili, considera sicuramente Alfa e Maserati un valore aggiunto su cui far leva. Ma il loro rilancio potrebbe rivelarsi più costoso del previsto. E quindi, nella migliore delle ipotesi, posticipato (durante la trimestrale FCA, il 31 ottobre, è stato confermato un piano dettagliato e ricco di debutti per il Tridente, che però era stato messo a punto parecchi mesi fa). Una prospettiva attendista che tutto sommato coinciderebbe con i piani di ridimensionamento (sull’orizzonte temporale imminente del 2022) del portafoglio dei futuri prodotti Alfa, reso pubblico sempre in occasione della trimestrale: con due Suv, una B e una C, realizzabili in tempi rapidi sulle architetture Cmp (fascia B) e Emp2 (fascia C) di PSA, quelle per intenderci che stanno sotto le carrozzerie di 2008 e 3008. In attesa di capire cosa fare, in futuro, nella parte alta del mercato.


Fonte: quattroruote.it

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