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Alfa Sud, contro ogni pregiudizio

In tempi di austerity la sua vocazione alla velocità sembrò una provocazione. La berlina dell'Alfa Romeo
riuscì però a vincere ogni resistenza grazie alle sue ottime doti, non ultima l'economia




La storia di quest’auto è qualcosa di particolare perché le vicende aziendali che la portano al debutto nel 1973 si intrecciano a fatti molto più complessi, soprattutto per la loro natura politica su scala internazionale e per l’imprevedibilità delle loro conseguenze.
Il progetto Alfasud è stato da poco ultimato con la presentazione, al Salone di Torino del 1971, della nuova creazione di Arese fabbricata a Pomigliano d’Arco. Subito piace per una serie di qualità che la sospingono al vertice del segmento, rivelando oltretutto ottime doti stradali che meritano di essere poste meglio in risalto con una versione più sportiva e potente. Che è stata prevista sotto forma di coupé, e sarà l’Alfasud Sprint.

Ad Arese, tuttavia, non è questo l’obbiettivo del momento. Ci vuole qualcosa di più immediato, un modello che faccia da contraltare soprattutto alla Fiat 128 Rally che la Casa torinese ha presentato due anni prima. E che deriva direttamente dalla berlina 128.
Si è in anni in cui iniziano ad affermarsi le sportive, sulla base della berlina di cui mantengono la carrozzeria, eventualmente nella variante a due porte. Un tocco di personalizzazione in chiave estetica, un motore più potente e un assetto esaltato da gomme di maggiore dimensione con cerchi sportivi rendono la berlina accattivante e idonea a soddisfare le esigenze di chi desidera una maggiore fruibilità della vettura in confronto al classico coupé. Fin qui siamo nella norma, nel senso che auto così iniziano a diffondersi anche all’estero, basti pensare alla Ford Escort 1300 GT, alla Opel Kadett Rally e alla Simca Rallye 1 e Rallye 2, per restare in un ambito di cilindrate prossimo.

Nel momento sbagliato

Nel caso dell’Alfasud ti, dove per l’occasione è rispolverata la tradizionale sigla che significa “turismo internazionale”, compare però qualcosa di nuovo: sono le appendici aerodinamiche. Questi ritrovati hanno fatto la loro comparsa nelle auto da corsa per ragioni legate, da un lato, al miglioramento della penetrazione aerodinamica, dall’altro per dare maggiore portanza (e quindi stabilità) alle velocità più elevate. Che è esattamente quello che si fa oggi anche sulle normali berline. Ma questo, che è un fattore squisitamente tecnico, diventa allora il simbolo della dannazione, o, come si usa dire oggi, del “politicamente scorretto”.
Perché tutto ciò? Nel mese di ottobre 1973 all’improvviso soffiano venti di guerra nel vicino Oriente, con conseguenze che sembrano non doverci riguardare mai. Come un fulmine a ciel sereno, la crisi petrolifera seguita al conflitto arabo-israeliano, detto guerra del Kippur, investe le economie occidentali. Ed è qualcosa che cambia il modo di concepire e vivere l’automobile, segnando la fine di un periodo di spensieratezza forse irripetibile. La guerra determina la drastica riduzione delle esportazioni di petrolio dai Paesi Arabi verso l’Occidente, il cosiddetto embargo petrolifero, che da noi ha come prima conseguenza il forte rincaro del prezzo dei carburanti alla pompa, soprattutto della benzina.

Si fanno i conti con le scorte di greggio e si studia il modo di ridurre i consumi di petrolio, iniziando con il porre un freno all’uso dell’automobile e, più in generale, dei mezzi a motore. Come? Vietando l’uso dell’auto di domenica e nei giorni festivi.
Per qualche tempo la gente la prende in modo folcloristico inventando i mezzi più strani per muoversi, basta farlo con qualsiasi veicolo purché non sia mosso da un motore endotermico. In quelle che sono chiamate le “domeniche a piedi”, si vedono circolare le sole auto della Polizia e i mezzi di pronto intervento.
L’Alfasud ti si trova pertanto nel mondo al momento più sbagliato, che certo non può essere previsto, ma che di fatto ne penalizza le vendite.

Come non bastasse, si introducono per la prima volta i limiti di velocità sulle strade extraurbane e sulle autostrade, rispettivamente di 100 e 120 km/h. La motivazione è di favorire il risparmio di carburante, ma, passata la crisi energetica, i limiti rimangono, per tutt’altre ragioni, con valori diversi e differenziati per cilindrate. E questo è un altro aspetto che penalizza, assieme all’Alfasud ti, le sportive in generale.




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