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Merzario: "La gara che amo guidando l'Alfa, si avvera il sogno"

Lex pilota di F.1 non vede lora di iniziare: "Con Jean-Pierre Jarier avr una 6C 2300 Coup del 1938, una macchina stupenda. Dopo Targa Florio e Nrburgring, mi mancava solo questa..."




Ho iniziato a correre il 14 ottobre 1962, su unAlfa Romeo Giulietta Spider. Tornare ufficialmente, dopo 55 anni, su unauto del Biscione bellissimo. Soprattutto nella rievocazione della Mille Miglia, gara che non ho potuto disputare perch ero bambino ma che da pilota avrei amato molto". Arturo Merzario ha 74 anni. Ha corso per una vita, tuttora in attivit e rappresenta una delle attrazioni della gara. Guider, affiancato dal francese ex F.1 Jean-Pierre Jarier, una 6C 2300 Coup Mille Miglia carrozzata Touring del 1938, che lanno prima chiuse quarta assoluta e prima di classe. Un gioiello, uscito dal museo di Arese.

Bellissima "La macchina bellissima - racconta Arturo -: un colore stupendo, lucida, cromata, interni da salone. importante che lAlfa torni a questa rievocazione in forma ufficiale, come fanno Mercedes e Bmw, per citare due esempi. Perch la sua storia va celebrata. Far parte di questa avventura una grande soddisfazione. Primo perch era un sogno da ragazzino: ho corso e vinto alla Targa Florio, al Nrburgring, ma quando ho mosso i primi passi da pilota la Mille Miglia non cera pi. Laltro motivo sentimentale: non posso dimenticare che ho iniziato con unAlfa e dopo Abarth e Ferrari - ci sono tornato, conquistando due Mondiali marche nel 1975 e 1977. Per questo con me c il Jarier (con larticolo, da buon lombardo; ndr): siamo lunica coppia rimasta da quei successi, tra chi purtroppo se n andato e chi ora sta con altre Case, come Jochen Mass".

Lei ha disputato anche 57 GP di F.1 ma ha amato molto le vetture a ruote coperte.
"S. Dopo la Giulietta Spider di cui abbiamo gi parlato, nel 1963 convinsi pap e mamma a regalarmi una Giulietta SZ, che era gi una vera auto da corsa con cui mi cimentavo sulle strade del Lago di Como. Proprio alla fine di quella stagione, alla 500 km sul vecchio Nrburgring, si sono stupiti tutti perch con lAbarth 850, come ospite di Saruggia, ho fatto un giro di pista e gli ho rifilato un minuto. Ma per me era come fare le strade del Lago senza la preoccupazione di trovare unauto o una corriera che arrivavano dallaltra parte, era meraviglioso".

Come si pilotava allora?
"Prima di tutto non vero che eravamo votati alla morte, tutti ci tenevano a stare al mondo e gli incidenti fatali capitavano solo per guasti o lesuberanza di pochi. Al volante dovevi saper guidare davvero, da autodidatta. Io sono arrivato a correre molto giovane contro gente del calibro di Surtees, Hill, Clark, Gurney, Rindt: li consideravo inavvicinabili, invece ti mettevano a tuo agio, molto pi di quanto succeda oggi. Poi ti spiegavano cosa dovevi fare, ma una volta sola, non due. E capivano subito se meritavi attenzione. Non dimenticher mai una 4 Ore di Zolder in Belgio nel 1967 in cui uscii di pista in prova con lAbarth rompendo il radiatore anteriore. Beh, me lhanno saldato Jim Clark e Joh Surtees, permettendomi di partecipare alla gara. Mi avevano visto fare certe robe in salita, col Millino (soprannome dellAbarth 1000; ndr), che meritavano rispetto. Era come quando iniziavi a lavorare come muratore. Ti facevano vedere le cose una volta: se eri sveglio bene, altrimenti restavi manovale".

Il ricordo pi bello?
"Aver portato a casa la pelle, allora se ne sono andati in molti. E poi essere arrivato a correre per una Casa ufficiale, anche se ogni gara era una tesi di laurea: se sbagliavi ti sostituivano senza nemmeno avvisarti, pratica frequente a Maranello...".

Alla fine del 1973 lasci la Ferrari per lAlfa. Cosa le disse il Commendatore?
"Avrebbe voluto che rimanessi. Con lui discutevo, con il dovuto rispetto per la sua et e perch lera el padrun de la baraca, e questo a lui piaceva. Ma come? Sei il primo pilota che non firma un contratto con la Ferrari!, mi sgrid. Appena si sparse la voce che ero libero si fece avanti lingegner Chiti dellAlfa per i Prototipi. E poi Stanley della Brm di F.1. Andai a Silverstone ma non mi piaceva la situazione, per cui firmai per la Iso-Marlboro progettata da Dallara e gestita da Frank Williams. Almeno qualcuno parlava italiano, io linglese lo conoscevo giusto per non perdermi".


Fonte: gazzetta.it/

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