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È morto Luciano Nicolis, re dell'auto d'epoca Cibus

Segnaliamo con grande tristezza la morte di Luciano Nicolis, autentico personaggio carismatico del mondo dei collezionismo. Conosciuto prevalentemente per la propria passione per “tutto ciò che va a motore”, Nicolis amava in realtà tutto ciò che rappresentava il modo di vivere e di pensare delle epoche passate: La riprova ci viene dal suo bellissimo Museo, una moderna e luminosa struttura dove, a fianco di auto e motori si può trovare veramente di tutto. Lo scorso anno, in occasione del raduno organizzato da Alfasport al Museo, Lo stesso Nicolis ci condusse in quelle che potremmo definire “le segrete” del Museo, un magazzino di smisurate dimensioni dove,ancor più che nell’ area adibìta al pubblico, si poteva respirare la Passione che ha guidato quest’ uomo fine alla fine dei suoi giorni. Pubblichiamo volentieri le sentite parole di commiato di Morello Pecchioli, giornalista ed enogastronomo del quotidiano veneto ”L’Arena.it”:
Era un sognatore dotato di forte carattere, di grandi intuizioni e di profondi principi. Su questi mattoni-i sogni, la capacità e la volontà di realizzarli, l'abilità di leggere nel futuro e i valori morali-Luciano Nicolis ha costruito il suo destino, la sua bella vita, il suo impero industriale. Luciano Nicolis, il re della carta riciclata, l'ideatore di uno dei più bei musei del mondo dedicati all'automobile, alla scienza e alla tecnica, è morto nelle prime ore di ieri mattina nella sua casa di via Garibaldi, a Villafranca. Aveva 79 anni. I funerali si svolgeranno martedì alle 15 nel duomo di Villafranca. La morte è stata improvvisa. Il cuore di Luciano, che in passato aveva zoppicato un paio di volte, ieri gli si è fermato per sempre. Renate, la moglie, lo ha trovato, svegliandosi verso le 7, inginocchiato sul parquet con il tronco e il viso bocconi sul letto. Probabilmente si era alzato nella notte ed è stato colto dall'infarto che non gli ha lasciato scampo proprio mentre si coricava nuovamente. Renate Nicolis ha chiamato immediatamente un vicino che per tanti anni ha lavorato come infermiere in ospedale. Ma l'uomo ha capito subito che non c'era più niente da fare. A ufficializzare il decesso è stato il medico arrivato poco dopo. Nessun segnale di malore aveva fatto pensare a una fine così rapida. Come sua abitudine, il giorno prima, si era ritrovato al bar del bocciodromo con i suoi amici per la consueta partita a carte. La notizia della morte di Luciano Nicolis si è diffusa subito. Parenti, amici e conoscenti si sono recati subito in via Garibaldi a stringersi a Renate e ai figli Elena, la maggiore, e Thomas, amministratore delegato della Lamacart, la ditta fondata dal padre nel 1963. La terza figlia, Silvia, la giovane donna che dirige il museo Nicolis portando avanti il sogno del papà, è stata raggiunta dalla notizia dell'improvvisa scomparsa del padre in Germania, dove si trovava per lavoro. Partita immediatamente, è arrivata a casa poco dopo mezzogiorno. Qui, affranta dal dolore, ha potuto dare al papà l'estremo saluto. Tra i primi ad arrivare a casa Nicolis c'è stato anche il sindaco Mario Faccioli che ha portato alla famiglia le condoglianze della città e ha sveltito tutte le pratiche per allestire la camera ardente nel museo in via Postumia. Il corpo dell'imprenditore è stato esposto a piano terra, nel cosiddetto «spazio delle idee». Qui ieri c'è stato un continuo via vai di persone che hanno reso omaggio a uno dei più illustri figli di Villafranca, imprenditore, ma anche uomo di cultura, di grande sensibilità e generosità. Una folla di persone era presente al rosario. La funzione si ripeterà questa sera e domani, lunedì, sempre alle 20. Luciano Nicolis era nato a San Massimo di Verona il 19 gennaio 1933. Aveva quattro anni quando la famiglia si trasferì a Pizzoletta. Non aveva ancora cominciato a leggere e scrivere che già seguiva papà Francesco per le campagne con carretto e cavallo per acquistare carta da macero. Frequentava la terza media quando iniziò la sua avventura imprenditoriale. Finite le lezioni balzava in sella alla sua bicicletta dotata di due portapacchi e, ripassando le declinazioni di latino (rosa, rosae...) che gli insegnava il professor Cesare Marchi alle Cavalchini, pedalava alla volta di Mantova. Nella città dei Gonzaga passava da un cantiere e dile all'altro. Acquistava a 10 lire l'uno i sacchi di cemento che ripuliti e ricuciti rivendeva a 20 lire. «Arrivavo a guadagnare», diceva 3.000 lire in tre ore quando un operaio ne guadagnava 500 al giorno». Non aveva ancora 18 anni che convinse il padre ad acquistare un vetusto camioncino ricavato da una Fiat 501 del 1921. L'azienda famigliare fa un balzo avanti. La passione per le automobili, sempre presente nel sangue del ragazzo, emerge complice quando il camioncino comincia a cadere a pezzi. È lui che lo aggiusta recuperando i pezzi da vecchie auto. Oltre che bravo il ragazzo è sveglio: dove altri, nei fienili, nelle stalle, in discariche, vedono solo rottami arrugginiti lui vede auto fantastiche, rare, pronte a tornare splendide. Nasce così la sua collezione di automobili, di motociclette, bici. Intanto l'imprenditore della carta comincia tessere rapporti commerciali oltre confine. In Germania conosce Renate Faccioli, nipote di emigranti villafranchesi. Se ne innamora e la sposa nel 1968. «In giugno», dice la donna tra le lacrime, «avremmo festeggiato 44 anni di matrimonio». Quando Luciano propone alla famiglia di trasformare la collezione in museo, tutti in casa lo appoggiano: sanno che l'uomo dei sogni riesce anche a realizzarli. Il Museo Nicolis viene inaugurato nel 2000. Dentro, su troni come regine, ci sono auto favolose, pezzi unici. Come l'Isotta Fraschini del 1929; la Lancia Astura che alle prossime Mille Miglia sarà affidata al campione Giordano Mozzi. «Noi non siamo proprietari di tutto questo», amava ripetere, «ne siamo custodi per il futuro». Thoreau dice che i sogni sono le pietre di paragone del carattere di un uomo. Se è così, non c'è dubbio, allora, che la tempra di Luciano Nicolis sia stata fusa nella ghisa come il motore di una delle sue splendide vetture.
Morello Pecchioli
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