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gianluca66


  
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Inserito il - 04/12/2011 : 18:18:33
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Caro Marco, la ringrazio per la sua risposta che stimola come al solito ulteriori domande.
Per esempio mi chiedo come mai l'azienda Alfa Romeo non abbia continuato ad interessarsi di questi "operai meccanici" anche dopo gli anni 50/60...salvaguardando la produzione Made in Italy delle macchine da cantiere, ma soprattutto per aumentare quella redditività la cui mancanza fu nociva per l'azienda a metà degli anni'80.
Nelle mie incursioni su internet, ho recentemente scoperto che esiste un sito web chiamato WWW.MODELLINI.COM, interamente dedicato alle riproduzioni in scala di macchine movimento terra (anche storiche), ma non ho trovato nulla che parli di Alfa Romeo. Mi creda che non c'é menzione nemmeno dell'Ansaldo TCA 70, seppure molto diffuso in Italia.
Temo che anche tra gli appassionati di questo genere di mezzi, si ignori l'esistenza di queste opere Alfa Romeo.
Grazie ancora per la cortese risposta.

...ecco la mia collezione di "alfine"
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marco rigoni


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Inserito il - 04/12/2011 : 18:34:18
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Caro Maurizio, storia interessante quella che sta dietro al prototipo Vico! Questa vettura fu progettata da Lodovico Chizzola (da quì il nome Vico) cofondatore, insieme a Carlo Chiti, dell'Autodelta. Lodovico Chizzola, all'atto dell'acquisto dell'Autodelta da parte dell'Alfa Romeo, rifiutò il passaggio alla nuova proprietà, anzi si mise d'impegno a progettare una nuova berlinetta di 1600 cc, motorizzata ovviamente Alfa Romeo, con soluzioni originali, anche se un pò strane, che a suo avviso avrebbe dovuto essere l'evoluzione della TZ 1. Quindi non è un prototipo della TZ ma una sua evoluzione. Convinto dell'importanza di avere in una vettura il momento di inerzia attorno all'asse bericentrico il più basso possibile, realizzò il suo prototipo con il motore, pur anteriore, ma spostato il più indietro possibile, verso il centro della vettura, fino ad essere quasi a fianco del pilota. La carrozzeria fu realizzata in vetroresina con interessanti soluzioni tecniche che consentivano la completa messa a nudo delle parti anteriori e posteriori; le porte erano ad apertura verticale, ad "ala di gabbiano". Il risultato fu una vettura un pò strana: molto larga e molto corta. A detta del progettista, in confronto con la TZ, la vettura perdeva qualcosa in velocità pura, ma guadagnava notevolmente in maneggevolezza, risultando particolarmente adatta alle gare in salita. Tutto questo rimase un'ipotesi, in quanto la vettura fu utilizzata solo da Lodovico Chizzola e non ebbe alcun seguito produttivo. Approfitto dell'occasione per rivolgere un appello. Questa vettura non è mai stata riprodotta in scala. Raccomando che qualche provetto modellista colmi questa grave lacuna ! Un cordiale saluto.
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Carlitos


    
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Inserito il - 05/12/2011 : 08:12:43
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Questo topic è diventato una vera e propria enciclopedia virtuale dell'Alfa Romeo, direi unico nel panorama mondiale ... alla faccia di Facebook ! Tutto questo grazie al nostro caro Marco, come a Gianluca e ai tanti appassionati che lo arriscono anche di domande interessanti e stimolanti. Mi piacerebbe saperne di più sulla VICO, in particolare se esiste ancora e dov'è, se ha corso e con quali risultati. Mi avete fatto tornare in mente che a casa ho qualche libro sulla storia dell'Autodelta ... andrò a risfogliarmeli.
Anche la storia delle macchine di movimento terra è interessante per certi aspetti. Marco, Gianluca, bisognerebbe creare una sorta di collegamento con i maggiori modellisti del mondo e creare una vetrina dove i collezionisti possono fare le richieste, magari qualcuno viene stimolato ... 
Carlitos "...Ognuno cercava di affermare il proprio punto di vista, ma su tutti prevaleva l’orgoglio di essere all’Alfa Romeo e di voler creare le automobili migliori possibili.” - Ernesto Cattoni
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gianluca66


  
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Inserito il - 05/12/2011 : 08:30:23
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Citazione: Messaggio inserito da Carlitos
(...)Mi piacerebbe saperne di più sulla VICO, in particolare se esiste ancora e dov'è...
Carlo dove sia finita la VICO non lo so, tuttavia proprio il 5 febbraio scorso ha cambiato proprietario per la non trascurabile cifra di € 94.300,00.
A questo punto però chiedo a Marco Rigoni una precisazione : nella descrizione dell'asta Bonhams, si cita un numero di telaio AR10511 (75?)0003 appartenente alla serie TZ1 (?), poi però si legge che in realtà si tratta di un telaio derivato da una Ferrari F2 modificato dallo stesso Chizzola, tanto da essere decisamente più corto. Come è possibile che ci sia questa numerazione su un telaio in realtà "non-Alfa" ?

...ecco la mia collezione di "alfine"
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Modificato da - gianluca66 in data 05/12/2011 09:26:50 |
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Bracco


   
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Inserito il - 05/12/2011 : 09:56:52
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Scusate l'intromissione, riguardo al telaio, magari è stato ripunzonato. Alla fine è come se la Ferrari fosse stata un fornitore qualsiasi. Almeno credo. Anche l'Alfa ROmeo per quanto riguarda i telai delle TZ si rifornivano da un telaista vicino al lago Trasimeno, vero Sig. Rigoni?
 ex Alfasud - ex Alfetta 2.0 '84 - ex 156 1.8 T.S. Pack Sport '98 - ex 145 1.4 T.S. L '98 156 2.0 JTS - GT 1300 Junior '74 - 147 1.9 JTD - Alfetta 2.0L '80 - Spider 1.6 '91 - JTS PROUD OWNER
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maurizio


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Inserito il - 05/12/2011 : 19:54:43
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Analizzando le poche foto in mio possesso e riportando le misure in scala, si protrebbe dedurre che il passo del prot. Vico sia il solito della Tubolare Zagato.Le seguenti immagini sembrerebbero confermare questa tesi.
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La prima foto appartiene al prototipo Vico, la seconda si riferisce alla Tubolare Zagato. Continuando l'analisi,la lunghezza si dovrebbe aggirare sui 3520 mm contro i 3950 mm della Tz e l'altezza sui 1075 mm contro i 1199 mm. Purtroppo la larghezza non si riesce ad individuare. Riassumendo, la mia sensazione è che si sia adoperato il solito telaio della TZ ma diminuendo lo sbalzo posteriore di circa 26 cm e quello anteriore di 17 cm. Le ruote sembrerebbero di diametro più piccolo per contenere l'altezza.
Il modello è senz'altro interessante da riprodurre .........se solo ci fosse qualche dato in più si potrebbe anche provare. Cordiali saluti. |
Modificato da - maurizio in data 07/12/2011 11:43:56 |
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marco rigoni


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Inserito il - 06/12/2011 : 19:15:56
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Caro Gianluca66, la tua domanda relativa ai motori agricoli/movimento terra non ha risposte ufficiali (da parte Alfa Romeo) e nemmeno, a mia conoscenza, interpretazioni di storici nostrani o stranieri dell’automobilismo. Quanto scrivo di seguito è quindi frutto di una mia interpretazione e, in quanto tale, assolutamente confutabile o, perlomeno, discutibile. Una premessa è importante. I motori per applicazioni su veicoli agricoli, di movimento terra o per applicazioni industriali (quali ad esempio i generatori) sono derivati dai motori dei veicoli commerciali, tipicamente diesel, ed infatti li troviamo commercializzati negli stessi periodi di produzione di autocarri ed autobus. Compaiono infatti appena dopo la seconda guerra mondiale e spariscono a metà anni ’60. La ragione fondamentale, dal punto di vista industriale, era l’economia di scala, cioè la possibilità di allargare il bacino applicativo dei motori, apportando solo lievi modifiche ai cicli produttivi. La tua domanda allora diventa: come mai l’Alfa è uscita dalla produzione dei veicoli industriali ? Cito due fonti relative alla loro produzione. “ …in Alfa Romeo non esiste una raccolta sistematica dei dati di produzione…ovvero sono sconosciuti i volumi dei camion prodotti nel periodo 1942-1967..” “…dopo il primo anno di produzione, il “Mille” (l’ultimo tipo di autocarro prodotto dall’Alfa) comincia ad avere una fama molto sinistra, a causa delle frequenti noie meccaniche…il successore “Mille A” non riesce a rivitalizzare le vendite ….e nel 1965 esce di produzione senza lasciare un erede…” Bisogna tener conto che all’inizio degli anni ’60 - l’Alfa si sposta dal Portello al nuovo stabilimento di Arese - Giulietta prima e Giulia poi convincono il Management che il futuro dell’Azienda è l’automobile - Si comincia a delineare il progetto Alfasud - La situazione finanziaria non è comunque solida In questo contesto verrebbe da pensare che la scelta aziendale è di uscire dal settore dei veicoli commerciali e derivati per concentrarsi sulle auto, ma…… “..contro molti pareri contrari anche in sede IRI, sostenni sempre la necessità che l'Alfa Romeo rientrasse decisamente nel settore dei veicoli industriali, settore che, nella necessità di concentrare i limitati mezzi, l’azienda aveva dovuto sacrificare per un certo periodo…” Parole di Giuseppe Luraghi nella prima metà degli anni sessanta. Io ne derivo che la decisione di interrompere questo tipo di produzione ha origini forse più politiche che industriali. Che ne pensi ? Un cordiale saluto.
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marco rigoni


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Inserito il - 06/12/2011 : 19:20:14
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Cari Amici, a proposito della Vico vedo che si sta svolgendo una discussione interessante che entra nel merito "tecnico" del progetto...discussione alla quale non so dare, purtroppo, alcun valore aggiunto. Mi limito però a segnalare tutto il mio interesse per un eventuale riproduzione in scala (1/43) del prototipo ! Un cordiale saluto. |
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Bracco


   
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Inserito il - 06/12/2011 : 21:24:41
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Come sempre grazie per i suoi interventi!
 ex Alfasud - ex Alfetta 2.0 '84 - ex 156 1.8 T.S. Pack Sport '98 - ex 145 1.4 T.S. L '98 156 2.0 JTS - GT 1300 Junior '74 - 147 1.9 JTD - Alfetta 2.0L '80 - Spider 1.6 '91 - JTS PROUD OWNER
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Carlitos


    
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Inserito il - 07/12/2011 : 08:02:14
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Caro Marco, riguardo alla cessazione della produzione di mezzi commerciali e di movimento terra da parte dell'Alfa Romeo, credo che le tue deduzioni siano più che esatte e me lo confermò l'Ing. Chirico, che inizialmente era responsabile della progettazione del reparto commerciale (camion e autobus). Luraghi aveva le sue idee sul futuro dell'Alfa Romeo e capiva che doveva espandersi nel settore auto a livello internazionale potenziando Arese, costruendo Pomigliano d'Arco e continuando a produrre veicoli comemerciali e non solo, ottenne solo, e a certe condizioni, di costruire la fabbrica in Campania. Le ragioni sono a mio avviso solo politiche. Non dimentichiamoci che lo Stato, attraverso l'IRI, era proprietario dell'Alfa Romeo e sembrava invece fare delle politiche a favore della Fiat, che era invece un'azienda privata, che concorreva in molti campi con l'Alfa, soprattutto nei veicoli commerciali e di movimento terra.
Carlitos "...Ognuno cercava di affermare il proprio punto di vista, ma su tutti prevaleva l’orgoglio di essere all’Alfa Romeo e di voler creare le automobili migliori possibili.” - Ernesto Cattoni
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gianluca66


  
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Inserito il - 07/12/2011 : 09:00:34
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Citazione: Messaggio inserito da marco rigoni
“…dopo il primo anno di produzione, il “Mille” (l’ultimo tipo di autocarro prodotto dall’Alfa) comincia ad avere una fama molto sinistra, a causa delle frequenti noie meccaniche…
Caro Marco, questa Sua citazione mi ha riportato indietro nel tempo di circa quarant'anni. Abitavo in un cortile ed il padrone della casa dove eravamo in affitto, era un camionista possessore di una Giulia TI. Un giorno mi intruffolai in una chiacchierata tra uomini e sentii da quest'uomo queste testuali parole "Ve lo dice un'alfista: se uno vuol fare il trasportatore con un Mille è destinato al fallimento". Ecco queste parole mi sono rimaste impresse nella mente in modo indelebile. Certo ai tempi non ero un alfista, ma da appassionato di motori queste parole mi fecero male. Mi chiedevo come fosse possibile che la fabbrica che produceva le vetture di serie migliori del mondo, non fosse in grado di produrre il miglior camion.
Concordo con Lei che i motivi che hanno indotto Alfa Romeo a "potare" i suoi rami d'azienda siano fondamentalmente politici, tuttavia rimango sgomento davanti alla Sua affermazione circa il fatto che non sia noto quanti autocarri furono prodotti in seno all'azienda. Questo fatto da veramente l'impressione che non ci sia mai stata la volontà di far crescere quest'attività, diversamente da quanto hanno fatto altre aziende europee. Penso a Mercedes, Volvo e Renault che hanno sempre creduto nel veicolo industriale, ma anche alla stessa Fiat. Ecco, Fiat ad esempio...e mi fermo qui.

...ecco la mia collezione di "alfine"
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Bracco


   
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Inserito il - 07/12/2011 : 11:59:53
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Ah, se lo diceva chi faceva il camionista all'epoca deve essere stato sicuramente vero. Una volta si badava alla sostanza!
 ex Alfasud - ex Alfetta 2.0 '84 - ex 156 1.8 T.S. Pack Sport '98 - ex 145 1.4 T.S. L '98 156 2.0 JTS - GT 1300 Junior '74 - 147 1.9 JTD - Alfetta 2.0L '80 - Spider 1.6 '91 - JTS PROUD OWNER
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marco rigoni


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Inserito il - 07/12/2011 : 18:06:09
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Ecco, Fiat ad esempio...e mi fermo qui.
Caro Gianluca66, dal 2001 al 2005 ho lavorato a Torino in una Joint Venture tra la mia Azienda e Fiat ed ho avuto modo di conoscere un pò tutte le società del Gruppo, Iveco inclusa. Nel 2001/2003 Iveco (che in Fiat denominavano "i camionisti") era quella che produceva utili ed aveva il Team manageriale più forte e competente dell'intero Gruppo. Poi è arrivato Marchionne, che, giustamente, ha dato la priorità al settore Auto che, in termini finanziari, ha il peso preponderante sull'intera Azienda. Ora, dopo che negli anni Fiat si è disfatta del settore ferroviario e aeronautico, non vorrei che toccasse all'agricolo/movimento terra (CNH) ed ai camion. Se così fosse, ne verrebbe fuori un impressionante parallelo con Alfa Romeo.....50 anni dopo !!!! Un cordiale saluto.
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gianluca66


  
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Inserito il - 07/12/2011 : 22:30:42
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Citazione: Messaggio inserito da marco rigoni
Ecco, Fiat ad esempio...e mi fermo qui.
Caro Gianluca66, dal 2001 al 2005 ho lavorato a Torino in una Joint Venture tra la mia Azienda e Fiat (...)
Signor Rigoni, stavo lavorando per inserire la sua prossima storia sull'Autoblindata e quando ho visto che aveva risposto alla discussione in essere su questo topic, non ho saputo resistere e mi sono collegato.
Nel 1985 (neo-diplomato in meccanica) feci un corso serale sulle prove distruttive e non distruttive presso l'ITIS Bernocchi di Legnano. Il docente di metallografia e trattamenti termici era il responsabile illo tempore del laboratorio di prove meccaniche e metallografiche di Arese. Quando la casa torinese prese possesso dell'Alfa Romeo, ogni reparto venne "supervisto" da un uomo Fiat...in un rapporto verso Torino, questo supervisore disse "Siamo qui...ad imparare come si progetta e si costruisce un'automobile". Non mi è dato sapere che fine abbia fatto questo "funzionario Fiat" ma mi basta questa sua citazione per credere, una volta in più, che il "know-how" Alfa Romeo dev'essere assolutamente raccontato come una delle più affascinanti storie industriali del secolo scorso. Anch'io feci l'esperienza tra il 1988 ed il 1991 di essere un funzionario Fiat, anche se nel settore difesa...beh, ne ho un buon ricordo ma non ripeterei l'esperienza. C'é un approccio "asettico" verso le "origini", cosa che invece rimane ricordo indelebile in coloro che hanno avuto un incarico qualsiasi in Alfa Romeo. Un fornitore dell'azienda che amministro attualmente, era un dipendente Alfa negli anni'70, quale operaio alla prova motori...ogni volta che vede la mia Giulietta (una 159 prima) in parcheggio e ci beviamo insieme un caffè, non fa che raccontarmi della severità con cui ogni motore Giulia uscito dalla produzione, veniva testato al banco. Mi creda (è ormai la sua massima del giorno)...almeno 12 ore al regime di potenza massima prima di entrare nel cofano. Forse in pochi ricordiamo che, prima del periodo delle giapponesi e coreane super-garanzie, ogni Alfa Romeo aveva motore garantito 2 anni o 100.000 km.....e senza che esistesse una legge Europea.

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Modificato da - gianluca66 in data 08/12/2011 10:43:37 |
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Carlitos


    
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Inserito il - 08/12/2011 : 09:35:41
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Credo che il fascino dell'Alfa Romeo derivi anche dal sentimento e soprattutto orgoglio che ogni Dirigente e operaio provavano nei confronti della loro azienda, cosa che in Fiat non c'era oppure c'era in forma minore.
Io non sono un industriale, ne ho competenze in materia, ma credo che l'Alfa Romeo era grande anche perchè spaziava in ogni campo motoristico, dalle auto ai camion, al settore nautico, ferroviario, aereonautico e la Fiat non dovrebbe sacrificare questi settori.
Penso che quando ci fu l'acquisizione da parte di Fiat si perse una grande occasione, quella di unire la competenza e la passione Alfa con la razionalità della Fiat e ci sarebbe riusciti se non fosse stato sostituito Ghidella con Romiti. L'Ing. Chirico confermò questa mia impressione, mi disse che Ghidella si era innamorato dell'Alfa, era diventato un vero Alfista.
Cosa ne pensi tu Marco?
Carlitos "...Ognuno cercava di affermare il proprio punto di vista, ma su tutti prevaleva l’orgoglio di essere all’Alfa Romeo e di voler creare le automobili migliori possibili.” - Ernesto Cattoni
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maurizio


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Inserito il - 08/12/2011 : 13:12:31
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Tornando al prototipo Vico, dopo una lunga ricerca su internet sono riuscito a trovare qualche notizia in più. Sembrerebbe, che il prototipo sia stato visionato di recente da un'esperto dell'Alfa Romeo, che a dichiarato il seguente: "il telaio è un TZ fortemente modificato. La parte anteriore è simile, ma più bassa con un numero di tubi maggiore, sparsi in vari punti. La sospensione anteriore, la scatola dello sterzo , il raiatore ed il parabrezza sono TZ. Anche il motore è il solito ma montato su una guida inferiore del telaio, con i supporti motore montati a testa in giù. L'interno dell'abitacolo è stato pesantemente modificato ma sono stati riutilizzati i pedali,lo sterzo e alcuni strumenti della plancia. Il cambio ed il serbatoio sono TZ ma modificati. Il differenziale, i semiassi, le sospensioni posteriori sono tutte originali." Dopo queste affermazioni, mi rivolgo al Sig. Rigoni, al Sig Gianluca a e tutti quelli che possono aiutarmi. Avrei bisogno se fosse possibile dei seguenti documenti: - disegni del telaio Tubolare Zagato - disegni e foto, del motore e del cambio, su cui poter prendere varie misure per riportarle in scala.
Ringraziandovi anticipatamente vi porgo i miei più sinceri saluti |
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gianluca66


  
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2578 Messaggi |
Inserito il - 08/12/2011 : 21:27:07
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Caro Maurizio, credo che in edicola, comprando Ruoteclassiche di Dicembre, troverai un bel po' delle informazioni che cerchi.
Peraltro l'amico Lorenzo (Bracco) diceva bene...i telai TZ erano assemblati dalla S.A.I. Ambrosini (Società Aeronautica Italiana) di Passignano sul Trasimeno (PG).
Senza voler interrompere le interessanti chiacchierate in essere nel topic, vorrei far presente che è stato pubblicato il dodicesimo capitolo della rubrica Marco Rigoni racconta... la cui protagonista è l'Alfa Romeo Autoblinda Leggera RM del 1927.

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Carlitos


    
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Inserito il - 09/12/2011 : 08:59:30
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Anche il dodicesimo capitolo è affascinante e mi ha lasciato, come i precedenti, a bocca aperta come un bambino di fronte ad una fiaba.
Le "storielle" di Marco ci indicano chiaramente che la stora dell'Alfa Romeo, soprattutto quella anteguerra, è molto più vasta di quella che conoscono i comuni mortali come me. Quello che più mi affascina è il contrasto tra l'eccellenza tecnica e la quasi costante difficile situazione economica, così come il passaggio repentino da un tipo di produzione (automobilistica) ad un'altra (militare ad esempio) per sopravvivere. Mi colpisce anche l'importanza del ruolo che ha avuto l'Ing. Nicola Romeo, senza il quale credo che l'Alfa Romeo non sarebbe quel che è.
Infine, rimango sempre meravigliato dalla pazienza e la tenacio di Marco per avere in collezione i suoi pezzi unici. Quasi sempre l'attesa è maggiore di quella del modello vero .
Grazie e come sempre, complimenti Marco.
Carlitos "...Ognuno cercava di affermare il proprio punto di vista, ma su tutti prevaleva l’orgoglio di essere all’Alfa Romeo e di voler creare le automobili migliori possibili.” - Ernesto Cattoni
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gianluca66


  
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Inserito il - 09/12/2011 : 16:53:52
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Ho letto anch'io con molto interesse questo dodicesimo capitolo, però i seguenti passi del racconto del Sig.Rigoni, dove si dice "I quattro soli esempi di applicazioni militari successive, furono derivate dalla natura prettamente automobilistica dell’Azienda." poi ancora "L’ultima iniziativa riguardava una trattrice per artiglieria a quattro ruote motrici proposta nel 1938 all’Esercito (...)", e infine "Possiamo perciò concludere che l’Alfa Romeo, diversamente da molte delle aziende concorrenti, non ha mai dimostrato uno specifico interesse nel settore militare, che, peraltro, era particolarmente remunerativo." mi hanno immediatamente fatto scaturire una domanda.
La domanda che rivolgo al Sig.Rigoni è la seguente : ma i veicoli 6C2500 Coloniale e AR51 (Matta), sviluppati dietro sollecitazione del Ministero della Guerra il primo e a seguito di un Bando di Concorso dell'Esercito nel 1949 il secondo, come vanno collocati nel rapporto Alfa Romeo e FF.AA. ?
Eppure, leggendo il libro di Anselmi sulla 6C2500, mi sembra di capire che la Coloniale fu frutto di una lunga e non facile gestazione, atteggiamento in contrapposizione con uno scarso interesse alle commesse militari.
Dieci anni più tardi la AR51, costituì un progetto Alfa Romeo sviluppato su un "cahier de charge" dell'Amministrazione Militare.
Alfa Romeo, se non erro, fornì anche ambulanze F12 a diverse caserme dell'Esercito, in questo caso però non si trattava di un automezzo specificatamente studiato per le esigenze delle Forze Armate.
Ringrazio anticipatamente per la precisazione.

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Modificato da - gianluca66 in data 09/12/2011 17:20:22 |
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Bracco


   
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Inserito il - 10/12/2011 : 09:19:22
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Io ricordo dalla lettura del libro dell'Ing Busso (la laurea per me l'ha conseguita sul campo) che nello sviluppo della Matta non si era badato a spese perchè doveva essere meglio del modello FIAT
 ex Alfasud - ex Alfetta 2.0 '84 - ex 156 1.8 T.S. Pack Sport '98 - ex 145 1.4 T.S. L '98 156 2.0 JTS - GT 1300 Junior '74 - 147 1.9 JTD - Alfetta 2.0L '80 - Spider 1.6 '91 - JTS PROUD OWNER
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gianluca66


  
Regione: Lombardia
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2578 Messaggi |
Inserito il - 10/12/2011 : 10:40:45
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Già, interessante la sospensione anteriore a barre di torsione longitudinali, soluzione non presente nella prima Campagnola ma adottata anche posteriormente sulla successiva AR76.
Forse Alfa Romeo pagò il prezzo del suo modo di concepire un nuovo prodotto, nessun risparmio sulle soluzioni innovative a discapito delle economie di scala. Credo che Fiat progettò la Campagnola utilizzando a mani basse molta componentistica presente nella propria produzione, uscendo con un prezzo più competitivo...Alfa Romeo, privilegiò come consuetudine un progetto tecnicamente evoluto.

...ecco la mia collezione di "alfine"
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Bracco


   
Regione: Marche
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Città: Fabriano - Senigallia
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Inserito il - 10/12/2011 : 13:23:02
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Già, penso proprio che l'ottimo, in ambito automobilistico , sia un giusto mix
 ex Alfasud - ex Alfetta 2.0 '84 - ex 156 1.8 T.S. Pack Sport '98 - ex 145 1.4 T.S. L '98 156 2.0 JTS - GT 1300 Junior '74 - 147 1.9 JTD - Alfetta 2.0L '80 - Spider 1.6 '91 - JTS PROUD OWNER
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marco rigoni


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Inserito il - 11/12/2011 : 14:46:15
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MEZZI MILITARI Carissimi, dalle vostre osservazioni mi rendo conto di essere stato perlomeno impreciso nel commentare la presenza Alfa Romeo nel panorama del settore militare. Colgo perciò l’occasione per qualificare meglio i rapporti tra Alfa e Forze Armate nei suoi 100 e passa anni. Le prime commesse militari risalgono agli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale e riguardano pochi esemplari di torpedo 24 HP (poi 20-30 HP) utilizzate come vetture di servizio da alti ufficiali dell’Esercito. Sempre negli stessi anni vengono prodotte poche centinaia (le cifre sono discordanti) di autocarri “leggeri” (tara 3000 kg, portata 1500 kg) per l’Esercito su telaio della 24 HP. Con l’entrata in guerra e con l’arrivo di Nicola Romeo, l’Azienda si dedica pressoché completamente alla produzione di forniture militari: proiettili da 75 e 149 mm per artiglieria campale e d’assedio, lanciafiamme, gruppi compressori, gruppi elettrogeni, per finire con i motori d’aereo 6 cilindri in linea su licenza Isotta Fraschini. Sempre in quel periodo e fino a tutto il 1925, le Officine Ferroviarie Meridionali, parte del gruppo industriale di Romeo, producono, prima su licenza e poi su progetto originario, aerei da combattimento Farman, Fiat e la propria serie “RO”. Appena finita la guerra, Alfa Romeo fornisce a Fiat una commessa di gruppi cambio-differenziale per il carro armato Fiat 3000. Bisogna arrivare al 1925-27 per ritrovare il tentativo di fornitura del trattore per artiglieria e autoblinda leggera su gruppo telaio/motore RM, tentativo che, abbiamo visto nella storiella dedicata, fu senza seguito produttivo. All’inizio degli anni ’30 si sviluppa un rapporto consistente con le Forze Armate, Aeronautica, Esercito e Marina, per la fornitura di motori d’aviazione, marini ed autocarri, tanto che nel ’35 l’Azienda viene “militarizzata”, ovvero produce per le Forze Armate circa l’85% del suo fatturato complessivo. Oltre alle varie versioni di motori aerei stellari ed ai camion (prima i 500, poi gli 800 ed i 430), si producono infatti le eliche per aerei, i motori marini 6c 2300 e 6c 2500 per i mezzi di assalto (MT, MTM e MAS), così come il motore a benzina 1001-B da 200 CV per il prototipo di un sommergibile tascabile. Si tenta anche, senza successo, la produzione di un trattore per artiglieria derivato dall’autocarro 800 (si vede che questo tipo di mezzo non portava fortuna all’Alfa). In campo automobilistico si progetta la 6c 2500 Coloniale (che, però, nelle Colonie non ci andrà mai ma, in compenso, verrà utilizzata sulle nevi della Russia) e si fornisce un limitatissimo numero di motori 6c 2300, opportunamente modificati, per motorizzare alcuni carri armati leggeri CV 33. Vengono altresì fornite vetture 6c 2300, 6c 2500 Turismo e 6c 2500 Sport per i vertici militari. Va però notato che, differentemente dalle aziende motoristiche competitrici, non si produce materiale bellico quale carri armati, armi leggere o pesanti, munizioni e bombe (produzioni ad elevato margine economico), limitando perciò alla propria natura industriale – aeronautica ed automobilistica – il contributo produttivo a scopo militare e conservando pure, e lo dimostrano i dati quantitativi dei diversi tipi di produzione, il profilo di alta performance e di “top di gamma” tipico della Casa del Portello. La ripresa produttiva dopo la seconda guerra mondiale vede, in pochi anni, un’Alfa Romeo completamente ridisegnata sotto il profilo produttivo. Un’Alfa concentrata su automobili e autocarri/autobus, mantenendo comunque una presenza significativa nei settori dei motori industriali e navali ed in campo aeronautico. Se pur con commesse molto più contenute rispetto all’intervallo tra le due guerre, continuano i rapporti tra Alfa Romeo e Forze Armate sui diversi fronti produttivi. In campo automobilistico è significativa la progettazione e fornitura in 2000 esemplari della vettura da ricognizione A.R. 51, soprannominata “Matta”, la predisposizione di alcune torpedo 1900 per le alte cariche militari, così come la fornitura di vetture in versione normale quali berline 2000, Giulia, 1750, Alfetta e 164. Mezzi commerciali leggeri quali Romeo 2 ed F12 vengono anche forniti alle FF.AA. per scopi diversi. Motori industriali sono acquistati dall’Aeronautica per utilizzarli quali gruppi elettrogeni. Un capitolo significativo è relativo ad Alfa Romeo Avio che supervisiona le turbine ed i reattori di quasi tutti gli aerei sia da trasporto che da combattimento dell’Aeronautica Militare, oltre che partecipare attivamente alla progettazione e realizzazione di componentistica dei propulsori stessi. Anche in campo marittimo, l’Alfa è presente nella manutenzione e revisione delle turbine Rolls Royce Proteus che motorizzano gli aliscafi lanciamissili della classe Sparviero. Voglio ricordare, infine, che l’Arma dei Carabinieri è stata Cliente d’eccezione dell’Alfa Romeo dal 1962 ai giorni nostri, equipaggiando le proprie pattuglie e le strutture di servizio con tutti i modelli di autovetture e pulmini prodotti dall’Alfa Romeo. Ho dimenticato qualcosa ? Certamente…..ma mi auguro di essere almeno riuscito ad apparecchiare una tavola per una ricca discussione……………… Un cordiale saluto a tutti.
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gianluca66


  
Regione: Lombardia
Prov.: Milano
Città: Cesate
2578 Messaggi |
Inserito il - 11/12/2011 : 16:27:07
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Citazione: Messaggio inserito da marco rigoni
(...)Ho dimenticato qualcosa ? Certamente…..ma mi auguro di essere almeno riuscito ad apparecchiare una tavola per una ricca discussione……………… Un cordiale saluto a tutti.
Direi una tavola per un pranzo di nozze, perché qui ce n'é da discutere. Mi scuso per la domanda (che non voleva essere provocatoria, mi creda) ma mi era sfuggito un pezzo che ora c'é e che mi completa un'altra pagina della storia Alfa Romeo. Grazie ancora per la puntuale precisazione.

...ecco la mia collezione di "alfine"
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gianluca66


  
Regione: Lombardia
Prov.: Milano
Città: Cesate
2578 Messaggi |
Inserito il - 22/12/2011 : 15:00:38
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Gentile Sig.Rigoni,
cercando di approfondire gli argomenti relativi alla storia Alfa Romeo al servizio delle Forze Armate, mi sono imbattuto in questa foto alquanto curiosa che, secondo le poche notizie in mio possesso, rappresenterebbe un prototipo half-track su telaio 800RE, sviluppato dal Centro Studi ed Esperienze della Motorizzazione.

Cosa si sa in più circa questo autocarro ?
Cordiali saluti.

...ecco la mia collezione di "alfine"
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Bracco


   
Regione: Marche
Prov.: Ancona
Città: Fabriano - Senigallia
7320 Messaggi |
Inserito il - 22/12/2011 : 16:16:37
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Che attrezzo!

 ex Alfasud - ex Alfetta 2.0 '84 - ex 156 1.8 T.S. Pack Sport '98 - ex 145 1.4 T.S. L '98 156 2.0 JTS - GT 1300 Junior '74 - 147 1.9 JTD - Alfetta 2.0L '80 - Spider 1.6 '91 - JTS PROUD OWNER
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marco rigoni


Regione: Lombardia
60 Messaggi |
Inserito il - 25/12/2011 : 16:22:18
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Citazione: Messaggio inserito da gianluca66
.... mi sono imbattuto in questa foto alquanto curiosa che, secondo le poche notizie in mio possesso, rappresenterebbe un prototipo half-track su telaio 800RE, sviluppato dal Centro Studi ed Esperienze della Motorizzazione.....
Caro Gianluca, siamo nel primo semestre 1942 ed erano in atto trattative italo-tedesche per la cessione di licenze di mezzi da combattimento che riguardavano sia carri armati sia treni cingolati - brevetto Richter - da applicare a trattori d'artiglieria. In Italia si era arrivati alla decisione di sostituire la sala posteriore degli autocarri pesanti non per aumentarne la mobilità, come sarebbe logico pensare, ma purtroppo solo per ovviare alla mancanza di pneumatici. L'Alfa Romeo trasformò un suo 800 RE mentre la Fiat progettò la trsformazione dell'autocarro 666 NM. Entrambi gli stidi non ebbero seguito. Approfitto dell'occasione per augurare a tutti gli appassionati Alfisti di Alfasport un 2012 in cui appaiano i segni di un rimbalzo che ci meritiamo come Alfisti e come Italiani ! Abbiamo costruito tutte le premesse per meritarcelo...ed avverà puntualmente. Marco. |
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gianluca66


  
Regione: Lombardia
Prov.: Milano
Città: Cesate
2578 Messaggi |
Inserito il - 25/12/2011 : 17:58:02
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E' strano però...durante lo stesso conflitto i tedeschi, che erano all'avanguardia nel settore bellico, credttero molto nei semicingolati (i famosi Sdkfz), spesso non blindati ma semplicemente evoluzioni di autocarri come l'Opel Blitz.
Strano davvero che non si sia cercato di unire l'utile al dilettevole.

...ecco la mia collezione di "alfine"
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Carlitos


    
Regione: Lazio
Prov.: Roma
Città: Roma
24214 Messaggi |
Inserito il - 29/12/2011 : 09:04:41
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Grazie degli auguri Marco, che sono contraccambiati con gioia e grazie soprattutto per il tuo immancabile e contagioso ottimismo ... ce ne fossero tanti di Alfisti come te, magari le cose andrebbero diversamente.
Carlitos "...Ognuno cercava di affermare il proprio punto di vista, ma su tutti prevaleva l’orgoglio di essere all’Alfa Romeo e di voler creare le automobili migliori possibili.” - Ernesto Cattoni
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gianluca66


  
Regione: Lombardia
Prov.: Milano
Città: Cesate
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